Visto il successo riscontrato dalle precedenti edizioni, abbiamo deciso di omaggiarvi anche quest’anno con una guida alle più interessanti mostre di architettura da visitare durante i mesi estivi, da consultare quando inizierete a sentire la mancanza di un po’ di cultura architettonica, oppure per programmare con uno spirito diverso le vostre vacanze.
Dopo un’approfondita ricerca, abbiamo scelto le dieci mostre che ci sono sembrate più rilevanti, tutte attualmente visitabili in Europa, diverse per temi, dimensioni e impostazione, ma accomunate dalla capacità di offrire uno sguardo significativo sul mondo dell’architettura.
Non si tratta di una classifica, e per questo motivo le dieci esposizioni presentate seguono un criterio geografico, da nord verso sud, da Tallinn a Madrid.
In fondo all’articolo segnaliamo inoltre alcune mostre già recensite su weArch, per completare la proposta.
Con l’augurio che possiate visitarne qualcuna – o magari tutte, perché no –, vi auguriamo buona lettura e un’ottima estate.
Architect Miia Masso. In Five Acts, veduta della mostra. Foto: Martin Siplane. Courtesy of Eesti Arhitektuurimuuseum.
TALLINN
Miia Masso, architetta estone
Nata a Tartu nel 1940 e formatasi all’Istituto statale d’arte di Tallinn, Miia Masso ha attraversato oltre mezzo secolo di trasformazioni dell’architettura estone, lavorando prima nei grandi istituti di progettazione dell’epoca sovietica e poi in studi privati dopo il ritorno all’indipendenza. La sua produzione comprende complessi residenziali, case di villeggiatura, abitazioni private, edifici pubblici, piani urbani e centri commerciali. Tra le opere più diffuse figura la serie residenziale standardizzata 5X, progettata nel 1975 e realizzata in numerose località del Paese, tanto da essere conosciuta anche come “Masso house”. La retrospettiva ripercorre la sua lunga attività attraverso materiali d’archivio e oggetti personali. Ne emerge un ritratto nel quale il percorso professionale si intreccia con la sensibilità estetica e il carattere riservato dell’architetta.
Architect Miia Masso. In Five Acts
fino al 23 agosto 2026
Eesti Arhitektuurimuuseum, Ahtri 2
Tallinn, Estonia
Maggie’s Dundee, Frank Gehry. Garden design: Arabella Lennox-Boyd. Foto: Nick Turner. ©Maggie’s.
DUNDEE
Trent’anni di Maggie’s Centres
A trent’anni dall’apertura del primo Maggie’s Centre, il V&A Dundee dedica una mostra alla rete di centri per l’assistenza oncologica ideata dalla scrittrice e progettista di giardini scozzese Maggie Keswick Jencks, moglie dello storico dell’architettura Charles Jencks. Colpita da un tumore al seno, immaginò insieme al marito luoghi più accoglienti, nei quali pazienti e familiari potessero trovare informazioni, assistenza e sostegno. Gli oltre trenta edifici, realizzati nel Regno Unito e altrove da architetti come Frank Gehry, Zaha Hadid, Richard Rogers e Norman Foster, sorgono accanto agli ospedali ma offrono ambienti domestici e non clinici. L’esposizione ne ricostruisce la storia attraverso più di venti modelli, fotografie, schizzi, materiali, film e testimonianze. Al centro dell’allestimento, un tavolo lungo otto metri richiama la cucina del primo centro, progettato da Richard Murphy e aperto a Edimburgo nel 1996: uno spazio attorno al quale incontrarsi e ritrovare un senso di comunità. Luce naturale, rapporto con il paesaggio e flessibilità accomunano volum molto diversi, esempi di un’architettura capace di contribuire alla cura.
Maggie’s: Architecture that Cares
fino al 1° novembre 2026
V&A Dundee, Riverside Esplanade 1
Dundee, Regno Unito
Age of Nature, Danish Architecture Center – DAC. Foto: Anders Sune Berg.
COPENAGHEN
Progettare con la natura
Per secoli l’architettura è stata concepita come uno scudo contro la natura. Age of Nature ribalta questa prospettiva e indaga come edifici e spazi urbani possano diventare habitat condivisi da persone, animali e piante. Articolato in quattro temi, il percorso riunisce progetti di architetti, scienziati e artisti danesi e internazionali: dalle ventuno isole galleggianti immaginate da Studio Ossidiana per Amsterdam ai componenti strutturali biodegradabili in zostera e corteccia sviluppati dal CITA, fino alla trasformazione degli spazi intorno a Notre-Dame, ideata dal paesaggista belga Bas Smets, dove vegetazione, ombra e raffrescamento evaporativo migliorano il microclima nel centro di Parigi. Altre installazioni presentano alberi mantenuti in vita da macchine, una torre per la coltivazione urbana dei funghi e facciate concepite come rifugi per uccelli e insetti. Ne emerge un’architettura che costruisce con la natura anziché opporsi a essa.
Age of Nature
fino al 13 settembre 2026
Danish Architecture Center – DAC, BLOX
Bryghuspladsen 10
Copenaghen, Danimarca
line+ studio (Meng Fanhao), Lishui Guyanhuaxiang Art Center, Lishui, Zhejiang, Cina, 2024. ©schranimage.
BERLINO
Architettura cinese contemporanea
A venticinque anni da TUMU, che contribuì a far conoscere in Europa una prima generazione di architetti indipendenti, Aedes torna a interrogare l’architettura cinese attraverso dodici opere realizzate da nove studi. I progettisti coinvolti operano al di fuori dei grandi istituti statali e della produzione immobiliare di massa, pur restando legati a quel sistema. Dopo la fase dell’espansione edilizia accelerata, l’attenzione si sposta sulla trasformazione dell’esistente, sui territori rurali e su nuovi modi di produrre e modificare lo spazio. Scuole, musei, alberghi e interventi urbani documentano approcci progettuali differenti, senza ricercare un linguaggio comune. Il titolo riprende un’espressione di Raymond Williams per indicare una condizione condivisa, non ancora pienamente definita. L’esposizione restituisce l’immagine di una pratica in evoluzione attraverso modelli, film, fotografie e apparati grafici; l’allestimento integra anche le casse utilizzate per trasportare le opere dalla Cina a Berlino in treno.
A Structure of Feeling. On a New Generation of Architects in China
fino al 14 ottobre 2026
(chiusa dal 20 al 28 agosto)
Aedes, Christinenstraße 18–19
Berlino, Germania
Josef Gočár, Kaufhaus Wenke, heute Stadtmuseum, Jaroměř / Jermer, 1910-11. ©Andreas Haller.
VIENNA
La Boemia oltre Praga
Lontano da Praga e dalle celebri città termali, la mostra invita a scoprire l’architettura della Boemia nelle sue regioni meno conosciute. Nato da viaggi di ricerca e indagini d’archivio, il percorso segue i corsi della Moldava, dell’Elba e dell’Ohře, lungo i quali si incontrano castelli, chiese, monasteri, sinagoghe, centri storici, ponti e impianti industriali. Le opere selezionate spaziano dal Romanico al contemporaneo, incluso il monastero trappista di Nový Dvůr di John Pawson. Particolare attenzione è dedicata al Novecento, con architetture di Jan Kotěra, Pavel Janák, Josef Gočár, Josef Hoffmann, Jože Plečnik e Heinrich Kulka: dal crematorio di Pardubice al grande magazzino Wenke di Jaroměř, fino al teatro di Kamil Roškot a Ústí nad Orlicí. Fotografie realizzate per l’occasione, piante e documenti storici restituiscono la varietà di questo patrimonio costruito e i suoi legami con la cultura architettonica austriaca.
Unknown Bohemia
fino al 16 ottobre 2026
AIRT – Ausstellungszentrum im Ringturm, Schottenring 30
Vienna, Austria
Aryashahr (today Fuladshahr), Isfahan, Iran, 1970s. Aerial photo. ©Architekturzentrum Wien, Collection. Foto: Djamshid Farassat.
VIENNA
Architettura austriaca in Africa e Asia
Tra il 1955 e il 1989, mentre la decolonizzazione e la Guerra fredda ridisegnavano gli equilibri internazionali, architetti austriaci ottennero incarichi in Africa e Asia. La mostra ricostruisce questo capitolo, evidenziando come la neutralità dell’Austria permettesse loro di presentarsi come interlocutori esterni ai due blocchi, anche grazie all’immagine di un Paese senza un grande passato coloniale, pur operando in un quadro segnato da interessi economici e culturali. Articolato in sette episodi, il percorso riunisce opere costruite e progetti rimasti sulla carta in Burkina Faso, India, Iran, Iraq, Kuwait, Nepal e Tanzania. Il racconto spazia dalle architetture rappresentative ai programmi di cooperazione e agli incarichi per le Nazioni Unite. Disegni, fotografie e modelli documentano l’operato di circa venticinque progettisti – fra cui Carl Pruscha, Hans Hollein, Roland Rainer, Hannes Lintl e Anton Schweighofer – e il ruolo assunto dall’architettura nei programmi di sviluppo.
Global – Neutral. Architecture from Austria in Africa and Asia 1955-1989
fino al 5 ottobre 2026
Architekturzentrum Wien, Museumsplatz 1
Vienna, Austria
Le Corbusier, Une ville contemporaine, 1922, “The parks lie at the foot of the skyscrapers. To the right are the jagged buildings. To the left and in the background are the terraced restaurants, cafés, and shops. In the background, you can see the racetrack, which winds its way between two buildings that could be purely architectural creations.” (Le Corbusier), ©FLC / Pro Litteris, 2026.
ZURIGO
Le Corbusier tra visioni e potere
La mostra indaga il rapporto fra architettura e potere politico nell’attività di Le Corbusier tra le due guerre, quando l’architetto svizzero-francese lavorò per l’Unione Sovietica e cercò i favori di Mussolini e del maresciallo Pétain, senza mostrare alcuna distanza critica dai regimi autoritari. L’ampio apparato espositivo illustra soprattutto le sue celebri proposte urbanistiche, dalla Ville contemporaine, concepita per tre milioni di abitanti, al Plan Voisin, che prevedeva la demolizione di interi quartieri parigini per sostituirli con un assetto ordinato secondo criteri funzionali. Queste idee trovano un manifesto nel Pavillon des Temps Nouveaux, costruito per l’Esposizione internazionale di Parigi del 1937, e una prima attuazione a Chandigarh, dove vengono sperimentate su scala urbana. Al piano superiore sono presentati i progetti di Étienne-Louis Boullée e Antonio Sant’Elia, insieme alle visioni di Hugh Ferriss, tra i riferimenti che influenzarono Le Corbusier.
The Architecture of Power
fino al 29 novembre 2026
Pavillon Le Corbusier, Höschgasse 8
Zurigo, Svizzera
Marcel Wanders, Knotted Chair, 1996. Aramide, carbone, résine époxy, 79 × 55 × 65 cm. Don de Marcel Wanders, 2016. ©Marcel Wanders. Photo ©Centre Pompidou, MNAM-CCI / Georges Méguerditchian / Dist. RMN-GP.
TOLONE
Il tessile oltre il decoro
A lungo relegato alla decorazione, il tessile ha attraversato il Novecento trasformandosi in una materia che modella interni, struttura spazi e ridefinisce gli oggetti. Inserita in Constellation, programma del Centre Pompidou durante i lavori alla sede parigina, la mostra riunisce circa cento opere di quaranta autori e ne ripercorre l’evoluzione dalle avanguardie alle ricerche contemporanee. Il racconto parte da Sonia Delaunay, Eileen Gray ed Élise Djo-Bourgeois, che intrecciarono tessuto, arredo e architettura, e arriva alle fibre sintetiche degli anni Sessanta e ai lavori di Pierre Paulin e Olivier Mourgue. In seguito il tessile diventa struttura e tecnologia, dalla Chaise Papardelle in maglia d’acciaio di Ron Arad alla Knotted Chair di Marcel Wanders, fino alle sperimentazioni di Hella Jongerius e alle partizioni acustiche dei fratelli Bouroullec. Chiudono il percorso le fibre naturali, riciclate o rigenerate, al centro delle riflessioni sulla circolarità e sul rapporto tra tecnica ed ecologia.
Suivez le fil ! Design & Textile
fino al 31 ottobre 2026
Hôtel des Arts TPM, 236 boulevard Maréchal Leclerc
Tolone, Francia
Gehry Residence, Santa Monica. ©Frank O. Gehry. Frank Gehry Papers, Getty Research Institute, Los Angeles (2017.M.66).
PORTO
Frank Gehry
Nell’Ala Álvaro Siza del Museo di Serralves, la rassegna ripercorre quasi un secolo di ricerca di Frank Gehry attraverso diciannove progetti organizzati in otto capitoli tematici. Dalla casa di Santa Monica alla Loyola Law School, dagli uffici Chiat / Day al Guggenheim di Bilbao e al Walt Disney Concert Hall, il percorso mette in luce il modo in cui l’architetto ha fatto di materiali, strutture e spazi intermedi gli elementi di un linguaggio riconoscibile, capace di fondere pragmatismo e invenzione. Schizzi, modelli, fotografie, film e arredi, selezionati in collaborazione con Gehry Partners e il Getty Research Institute, documentano opere costruite, proposte non realizzate e lavori ancora in corso. Una sezione è dedicata al rapporto fra Gehry e Álvaro Siza, che collaborarono al piano per l’ArtCenter College of Design di Pasadena, e agli scambi tra Stati Uniti e Portogallo. Più che una retrospettiva, l’esposizione celebra la capacità di reinventare continuamente l’architettura.
The Century of Gehry
fino al 30 dicembre 2026
Museu de Arte Contemporânea de Serralves, Ala Álvaro Siza
Rua D. João de Castro 210
Porto, Portogallo
Radical Rehab. Arquitectura y Patrimonio en España (1975-2025), veduta della mostra alla Casa de la Arquitectura, Madrid. Foto: Gabinete de Prensa, Ministerio de Vivienda y Agenda Urbana.
MADRID
50 anni di interventi sul patrimonio costruito in Spagna
Ottanta opere di architette e architetti di generazioni diverse raccontano cinquant’anni di interventi sul patrimonio costruito in Spagna, tra cui il Centro documentale El Águila di Mansilla + Tuñón, il Mercato di Santa Caterina di Miralles Tagliabue EMBT, OMBÚ di Foster + Partners e Can Terra di Ensamble Studio. Dalla riconversione di aree industriali alla riattivazione di architetture nei territori colpiti dallo spopolamento, il percorso attraversa il Paese, comprese Ceuta e Melilla, riunendo edifici culturali, scolastici, amministrativi e religiosi, oltre a residenze, paesaggi e ambiti urbani. I progetti sono articolati in otto linee di ricerca, che leggono la riabilitazione non come semplice conservazione, ma come pratica volta ad attribuire nuovi usi e significati all’esistente. Gli interventi condividono un approccio attento al valore materiale e immateriale di quanto ereditato, che integra risorse tecniche e attenzione climatica. Il patrimonio diventa così strumento di coesione sociale, continuità urbana e sviluppo culturale.
Radical Rehab. Arquitectura y Patrimonio en España (1975-2025)
fino al 28 marzo 2027
La Casa de la Arquitectura, La Arquería de Nuevos Ministerios
Paseo de la Castellana 67
Madrid, Spagna
Come anticipato, completiamo la guida con alcune mostre e iniziative già raccontate su weArch che, a nostro avviso, meritano una visita.
All’estero segnaliamo: la rassegna Attention – Still Fragile! Slovene Alpine Architecture 2019-2026 (Lubiana, fino all’8 ottobre 2026), che raccoglie 26 interventi realizzati nel territorio alpino sloveno; le due mostre – La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica e Pino Musi. Continuum – e l’installazione Sleipnir e il Labirinto di Porte, in corso al TAM (Mendrisio, fino al 20 dicembre 2026); le esposizioni Verner Panton: Form, Colour, Space (fino al 9 maggio 2027) e Hella Jongerius: Whispering Things (fino al 6 settembre 2026), insieme al Water Garden progettato dall’architetto paesaggista Bas Smets, visitabili al Vitra Campus di Weil am Rhein; e la mostra 13 Stories about Humane Design (Aalto2 Museum Centre, Jyväskylä, fino al 10 gennaio 2027), che riunisce le tredici opere di Alvar Aalto recentemente inserite nella Lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Segnaliamo inoltre tre architetture da visitare: il nuovo centro per l’arte e le esposizioni BRUSK, progettato da Robbrecht en Daem architecten e Olivier Salens architecten, a Bruges; il Serpentine Pavilion 2026, progettato da LANZA atelier, a Londra e visitabile fino al 25 ottobre 2026; e la restaurata Villa Beer di Josef Frank e Oskar Wlach, a Vienna.
In Italia ricordiamo, oltre alla Collezione permanente del Museo del Design Italiano di Triennale Milano, l’esposizione Atlante Ginoulhiac. Modus operandi, dedicata all’opera degli architetti bergamaschi Francesco Ginoulhiac e Teresa Arslan, in corso al CASVA di Milano fino al 30 agosto 2026, e la rassegna a cielo aperto White Carrara – Design Lives in the City, che presenta oltre trenta opere di designer internazionali realizzate in marmo bianco (Carrara, fino al 30 agosto 2026).
Infine, il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, del quale avevamo anticipato all’inizio dell’anno il programma 2026 per le sedi di Roma e L’Aquila, presenta numerose mostre ed eventi durante l’estate. Tra questi, Vitalità dell’architettura italiana 1946-2026 (Roma, fino al 15 novembre 2026), a cura di Pippo Ciorra ed Elena Tinacci, merita sicuramente una visita e sarà presto oggetto di un articolo su weArch.




































