A Vienna, al termine di un articolato intervento di restauro, è stata recentemente riaperta al pubblico la Villa Beer. Realizzata tra il 1929 e il 1930 su progetto di Josef Frank (1885-1967) e Oskar Wlach (1881-1963), l’abitazione, situata nel quartiere di Hietzing, è oggi nuovamente accessibile dopo un lungo periodo di ricerche e lavori promossi dalla Villa Beer Foundation, che ne hanno consentito il recupero e l’adattamento a una nuova funzione.
Foto: Hertha Hurnaus.
La villa nasce come residenza per una famiglia appartenente alla borghesia ebraica viennese, inserita nel contesto culturale della città tra le due guerre. Il progetto riflette il profilo dei committenti, Julius e Margarete Beer, legati a un ambiente colto e cosmopolita, e il ruolo dell’architettura domestica come espressione di uno stile di vita e di una precisa visione culturale. La vicenda della famiglia Beer, segnata dalle trasformazioni politiche ed economiche degli anni Trenta e dall’ascesa del nazionalsocialismo, si intreccia con quella dell’edificio, contribuendo a definirne il significato storico.
Foto: Hertha Hurnaus.
In questo contesto, la Villa Beer è considerata una delle opere più rilevanti della seconda modernità viennese e rappresenta uno dei momenti più significativi della ricerca progettuale di Josef Frank, figura centrale del dibattito europeo sull’abitare, affiancato in questo progetto da Oskar Wlach. I due collaborano anche nell’ambito della Werkbundsiedlung viennese e nell’impresa Haus & Garten, condividendo un approccio attento alla qualità dello spazio domestico, inteso come organizzazione fluida degli ambienti e continuità tra interno ed esterno.
Foto: Hertha Hurnaus.
Nella villa, l’impianto si articola in una sequenza fluida di ambienti, con relazioni visive tra i diversi livelli e un rapporto costante con il giardino. L’uso calibrato di materiali e arredi, pensati come parte integrante dell’insieme, contribuisce a definire un’idea di abitare aperta e flessibile.
Piante e sezione.
L’intervento di restauro, sviluppato nel corso di più anni sotto la direzione di Lothar Trierenberg e con il coordinamento di Christian Prasser, è stato preceduto da una lunga fase di ricerca e indagine sullo stato dell’edificio. L’obiettivo è stato quello di preservarne il carattere originario e garantirne, al tempo stesso, la conservazione nel lungo periodo, adattandolo a un utilizzo contemporaneo.
Foto: Hertha Hurnaus.
Le trasformazioni avvenute nel corso degli anni sono state in parte rimosse, ripristinando la sequenza degli ambienti tra piano terra e primo piano e recuperando la qualità spaziale e luminosa degli interni. Parallelamente, il piano interrato è stato riorganizzato per accogliere gli spazi di servizio per i visitatori, le funzioni tecniche e un’area destinata all’archivio, ricavata anche attraverso l’ampliamento sotto la terrazza esistente.
Foto: Hertha Hurnaus.
Il progetto ha inoltre integrato soluzioni tecnologiche aggiornate, necessarie al funzionamento dell’edificio, cercando di mantenere quanto più possibile gli elementi originali, in linea con le indicazioni della tutela monumentale. Anche il giardino, riprogettato dallo studio Auböck + Kárász, è stato concepito come parte integrante dell’intervento, ristabilendo la relazione tra architettura e spazio esterno e conservando, per quanto possibile, il patrimonio arboreo esistente.
Foto: Hertha Hurnaus.
Con la riapertura, la Villa Beer assume il ruolo di centro culturale dedicato alla ricerca e alla divulgazione. L’edificio è oggi accessibile attraverso visite guidate organizzate su prenotazione, con fasce orarie definite, e in alcune giornate anche mediante ingressi liberi. Accanto alla visita, la programmazione comprende eventi e attività che spaziano tra mostre, musica, letture e momenti di approfondimento, oltre a iniziative educative e progetti di ricerca.
Foto: Hertha Hurnaus.
Alcuni ambienti sono destinati a ospitare workshop, incontri e attività culturali, mentre il piano superiore accoglie spazi per l’ospitalità temporanea, pensati anche per programmi di residenza. In questa configurazione, la Villa Beer si configura come un luogo attivo e articolato, capace di affiancare alla dimensione espositiva quella della produzione culturale. Pur nella nuova apertura al pubblico, resta centrale l’intenzione di conservarne la scala e il carattere originario degli ambienti.
Foto: Hertha Hurnaus.
English Summary
Villa Beer in Vienna, designed by Josef Frank and Oskar Wlach between 1929 and 1930, has recently reopened to the public after a comprehensive restoration promoted by the Villa Beer Foundation. Located in the Hietzing district, the house has been restored following years of research, preserving its spatial qualities while adapting it to a new public use.
Commissioned by Julius and Margarete Beer, the residence is a key work of Viennese modernism and a significant example of Josef Frank’s approach to domestic architecture. The project is characterised by a fluid spatial layout, visual connections across levels, and a close relationship between interior and garden.
The restoration re-established the original spatial configuration and introduced the technical infrastructure required for contemporary use. Today, Villa Beer functions as a cultural centre, with guided tours, events and educational activities. Its new role preserves the scale and character of the original house.
Foto: Stephan Huger.








































