La Galleria DESSA di Lubiana torna – sette anni dopo la rassegna dedicata alle opere realizzate tra il 2008 e il 2018, già raccontata da weArch – a documentare le trasformazioni dell’architettura alpina slovena. La nuova mostra Attenzione, ancora fragile! Architettura alpina slovena 2019-2026 (Pozor – še vedno lomljivo! Slovenska alpska arhitektura 2019-2026), visitabile fino all’8 ottobre 2026, raccoglie 26 interventi realizzati o avviati nel territorio sloveno compreso nell’ambito della Convenzione delle Alpi.

Due case alpine, Kranjska Gora, 2025. Progetto Dekleva Gregorič arhitekti. Foto Ana Skobe.

Il titolo riprende quello della precedente esposizione, Pozor – lomljivo!, aggiungendo še vedno, “ancora”: un richiamo sia alla persistente fragilità del paesaggio alpino, sottoposto alla pressione delle costruzioni, delle infrastrutture e del turismo, sia alla progressiva perdita di tecniche, materiali e forme dell’abitare, sostituiti da modelli estranei ai luoghi. Secondo capitolo di una ricerca avviata da DESSA, la rassegna ne amplia e aggiorna il quadro, senza limitarsi a un semplice censimento periodico.

Centro intergenerazionale Vezenine Bled, Bled, 2022. Progetto Gužič Trplan arhitekti. Foto Miran Kambič.

La selezione finale, affidata all’architetto svizzero Armando Ruinelli, segue un ordine cronologico inverso, dal 2026 al 2019. Più che ricercare uno stile unitario, riconducibile all’uso del legno, al tetto inclinato o alla ripresa di forme tradizionali, pone al centro il rapporto con il contesto: la capacità degli edifici di interpretare la conformazione del suolo, il clima, la cultura costruttiva e le esigenze delle comunità locali. Ruinelli invita infatti ad anteporre il paesaggio al linguaggio architettonico e osserva come la circolazione delle immagini possa trasformare l’architettura in un prodotto da consumare rapidamente, separandola dai luoghi, dai materiali e dai processi che l’hanno generata. I lavori esposti mostrano invece come il rapporto con la tradizione possa accompagnarsi a espressioni contemporanee senza tradursi nella riproduzione di un repertorio formale.

Rezidenca Jezero, Bled, 2026. Progetto ENOTA. Foto Miran Kambič.

La sequenza si apre con quattro opere del 2026, molto diverse per scala e destinazione. A Čezsoča, STRIP LAB trasforma l’ex centro comunitario Zadružni dom in un albergo familiare, mantenendo al piano terreno un negozio, un ristorante e una sala polivalente aperti alla comunità. L’intervento cerca così di sottrarre il turismo alla sola dimensione scenografica, legandolo alla vita quotidiana e all’economia locale. A Hrušica, il nuovo portale del tunnel delle Caravanche progettato da DBA< reinterpreta il disegno realizzato nel 1988 da Savin Sever, conservandone il principio del doppio volume e integrando gli apparati tecnologici contemporanei. Alle due estremità della scala abitativa si collocano invece la piccola casa di Multiplan arhitekti, affacciata sul lago di Bohinj e sul Triglav, e la Rezidenca Jezero di ENOTA a Bled, un complesso residenziale articolato in corpi bassi intorno a uno spazio comune.

Portale del tunnel delle Caravanche, Hrušica, 2026. Progetto DBA<. Foto Miran Kambič.

Le opere del 2025 approfondiscono il rapporto tra costruzione, memoria e ambiente. Sul lago di Bled, OFIS arhitekti recupera la Čolnarna Zaka, smontandone e restaurandone lo scheletro ligneo e introducendo una copertura sperimentale che contribuisce alla filtrazione naturale dell’acqua. Nelle Alpi Giulie, Raum arhitektura e Corbie Phillips Design Studio realizzano una casa forestale sul sedime di un edificio preesistente, adottando un volume compatto, materiali locali e una sistemazione esterna ridotta al minimo. A Stara Fužina, l’allestimento permanente Več kot jezero di a2o2 arhitekti racconta Bohinj attraverso oggetti, documenti e testimonianze degli abitanti. Completano il gruppo le due case alpine di Dekleva Gregorič arhitekti a Kranjska Gora e il recupero della casa natale del poeta France Prešeren a Vrba, condotto da Atelje Ostan Pavlin.

Čolnarna Zaka, Bled, 2025. Progetto OFIS arhitekti. Foto Miran Kambič.

Nel 2024 gli edifici pubblici e gli interventi sull’esistente assumono particolare rilievo. Il centro per anziani KO-RA di ARREA arhitektura si affianca alla dimora storica di Javornik, formando una nuova corte condivisa dagli ospiti e dalla comunità. A Zasip, Raketa amplia una struttura esistente, mentre OFIS ridisegna l’ingresso alla gola di Vintgar come dispositivo di accoglienza e controllo dei flussi. ML arhitektura interviene sulla casa Franja nella valle dell’Alta Sava, lavorando sulla continuità tra la struttura conservata e i nuovi elementi.

Ampliamento ZASIP, Zasip, 2024. Progetto Raketa. Foto Miran Kambič.

Il 2023 è rappresentato da due interventi: la ricostruzione dell’apiario della fattoria Pr’ Lenart, progettata da Manca Košir e Jan Kozinc, e l’asilo di Bohinj di Arrea / KAL A.

Asilo di Bohinj, Bohinjska Bistrica, 2023. Progetto Arrea / KAL A. Foto Luis Diaz Diaz.

Le cinque opere del 2022 confermano la varietà dei programmi. Kajzelj arhitektura recupera il Gustlnov dom nel Parco nazionale del Triglav; Atelje Ostan Pavlin realizza una passerella coperta in legno sul fiume Sava; Gužič Trplan arhitekti richiama nella facciata del centro intergenerazionale Vezenine la tradizione tessile di Bled. Chiudono il gruppo l’impianto sportivo Brajda di Arhitektura Krušec a Tolmin e l’Hotel Bohinj di OFIS a Ribčev Laz, due opere nelle quali il rapporto con il contesto assume forme e dimensioni molto differenti.

Passerella in legno sul fiume Sava, Na Rju, Bohinj, 2022. Progetto Atelje Ostan Pavlin. Foto Miran Kambič.

La sequenza si conclude con gli interventi del 2020 e del 2019. La casa BBL di Raketa a Bohinjska Bistrica, la trasformazione della canonica di Šentjošt e il recupero ancora in corso di un fienile a Suhi Dol, due interventi ai quali è legato il lavoro di Robert Dolinar, affrontano da punti di vista diversi i temi dell’abitare, della trasformazione e del riuso. Villa Sončnica a Bled, l’asilo Kamnitnik di MODULAR arhitekti a Škofja Loka e il piccolo ricovero per cavalli progettato da Kravanja Možič Korošec Arhitekti nella valle della Trenta chiudono la selezione, riportando il racconto alla scala domestica, educativa e rurale.

Ricovero alpino per cavalli, Trenta, 2019. Progetto Kravanja Možič Korošec Arhitekti. Foto Ana Skobe.

Accanto ai progetti contemporanei, l’esposizione propone un lessico di dieci voci legate alla costruzione e alla vita nelle regioni alpine: alpino, tetto a due falde, sporto di gronda, focolare, pavimento, simmetria, scandola, trave, vestibolo e ballatoio coperto. Presentate attraverso brevi testi di Ajda Bračič e Andraž Keršič e fotografie storiche conservate dal Museo etnografico sloveno, non formano un catalogo di soluzioni da riprodurre, ma mostrano come molti elementi dell’edilizia tradizionale nascessero da esigenze concrete: ripararsi dalle precipitazioni, trattenere il calore, far essiccare e conservare materiali e prodotti, creare spazi intermedi tra interno ed esterno.

Nove dei dieci elementi dell’architettura alpina presentati nella mostra attraverso fotografie storiche conservate dal Museo etnografico sloveno. Da sinistra a destra e dall’alto in basso: alpino, tetto a due falde, sporto di gronda, focolare, pavimento, simmetria, scandola, vestibolo e ballatoio coperto. Elaborazione grafica redazionale.

È nel dialogo tra opere recenti e cultura materiale che il termine “fragile” acquista il suo significato più ampio. Non riguarda soltanto la salvaguardia del paesaggio, ma anche la capacità di mantenere vive conoscenze costruttive, usi collettivi e forme di appartenenza. I 26 progetti non offrono una risposta unitaria, ma indicano modi diversi di intervenire in un territorio nel quale ogni nuova costruzione, recupero o infrastruttura modifica un equilibrio particolarmente esposto.
Organizzata e prodotta dal Centro di architettura DESSA e dall’Istituto Afront per l’innovazione spaziale, la mostra propone una lettura dell’architettura alpina come pratica contemporanea radicata nei luoghi, più che come immagine riconoscibile o categoria stilistica.

Asilo Kamnitnik, Kamnitnik, Škofja Loka, 2019. Progetto MODULAR arhitekti. Foto Miran Kambič.

English summary

Seven years after the exhibition devoted to works completed between 2008 and 2018, Gallery DESSA in Ljubljana returns to examine the transformations of Slovene Alpine architecture. On view until 8 October 2026, Pozor – še vedno lomljivo! Slovenska alpska arhitektura 2019-2026 (Attention, still fragile! Slovene Alpine Architecture 2019-2026) presents 26 projects completed or initiated within the Slovene Alpine area defined by the Alpine Convention. By adding the word “still” to the title of the earlier exhibition, the new show draws attention both to the continuing vulnerability of the Alpine landscape and to the gradual loss of local building techniques, materials and ways of living.

Edificio d’ingresso alla gola di Vintgar, gola di Vintgar, 2024. Progetto OFIS arhitekti. Foto Tomaž Gregorič.

Selected by Swiss architect Armando Ruinelli, the 26 projects are presented in reverse chronological order, from 2026 to 2019. Rather than identifying Alpine architecture with a recognisable style, the exhibition focuses on the relationship between buildings, landscape, climate, building culture and local communities.
Alongside the contemporary works, ten terms associated with Alpine construction and everyday life are explored through texts by Ajda Bračič and Andraž Keršič and historical photographs from the Slovene Ethnographic Museum, establishing a dialogue between current architectural practice and Alpine material culture.