Il Teatro dell’architettura Mendrisio inaugura la stagione espositiva primavera-autunno 2026 con tre nuovi progetti promossi dall’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana: la mostra La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica, dedicata alla cultura costruttiva del Cantone tra gli anni Quaranta e la fine del Novecento, l’esposizione fotografica Pino Musi. Continuum e l’installazione Sleipnir e il Labirinto di Porte, realizzata dalle studentesse e dagli studenti dell’Atelier Forte. Aperte dall’8 maggio al 20 dicembre 2026, le tre proposte occupano i diversi livelli dell’edificio progettato da Mario Botta, articolando un percorso che attraversa architettura, fotografia e sperimentazione.
Durante la presentazione delle mostre sono intervenuti, tra gli altri, i curatori dei progetti espositivi, Marco Della Torre, Coordinatore di direzione e responsabile mostre dell’Accademia di architettura, e Riccardo Blumer, direttore dell’Accademia, che ha sottolineato come “in tutte e tre le mostre ci sia la questione di che cos’è una Scuola”, intesa non soltanto come luogo di formazione professionale ma come “luogo più potente di produzione della cultura che l’uomo abbia mai inventato”.

L’interno del TAM. Foto: IM ©weArch.

La costruzione dell’architettura in Ticino
Allestita al primo piano dell’edificio, l’esposizione curata da Franz Graf con Britta Buzzi, Carlo Dusi, Alessandro Bonizzoni e Sebastiano Verga, presenta gli esiti di oltre vent’anni di ricerca e attività didattica sviluppate all’interno dell’area di Costruzione e Tecnologia dell’Accademia di architettura, diretta dallo stesso Graf. La rassegna propone una rilettura dell’architettura ticinese attraverso il tema della costruzione, osservando gli edifici non soltanto come episodi formali ma come sistemi materiali, tecnici e strutturali capaci di raccontare una precisa cultura progettuale.

Carlo e Rino Tami, Biblioteca Cantonale, Lugano, 1941. Foto Enrico Cano.

Il percorso riunisce circa cento edifici, scelti tra i centosessanta casi studiati negli anni da studentesse e studenti dell’Accademia e presentati attraverso disegni, modelli, fotografie, documenti d’archivio e rielaborazioni grafiche. L’attenzione si concentra sulla dimensione fisica dell’architettura: murature in pietra, strutture in calcestruzzo e acciaio, elementi in laterizio, soluzioni in legno e tecniche più sperimentali diventano strumenti per comprendere la tettonica degli edifici e le idee progettuali che li hanno generati. Ne emerge un catalogo aperto dell’architettura moderna ticinese, lontano dall’idea di un inventario esaustivo e orientato piuttosto a mettere in luce una pluralità di approcci, linguaggi e microstorie sviluppatesi nel territorio a sud delle Alpi.

Livio Vacchini, Scuola media, Losone ,1974. Foto Roberto Conte.

Tra gli edifici approfonditi figurano la Biblioteca Cantonale di Lugano, di Carlo e Rino Tami, l’Arsenale militare a Biasca, di Giuseppe Antonini, Giannetto Broggini, Bruno Brunoni, Giuseppe Ferrini, Ferdinando Fischer, Augusto Jäggli, Americo e Attilio Marazzi, Oswald Roelly, Carlo e Rino Tami, il Deposito ad Avegno, di Rino Tami, l’Albergo Arizona a Lugano, di Tita Carloni con Luigi Camenisch, il Villaggio vacanze “I Grappoli” a Sessa, di Manuel Pauli e August Volland con Eva Pauli Barna, la Centrale idroelettrica Nuova Biaschina a Personico, di Augusto Jäggli, Giovanni Lombardi e Giuseppe Gellera, il Cinema-Teatro Blenio ad Acquarossa, di Giampiero Mina, la Casa Valleggione a Bironico, di Peppo Brivio, la Villa Gerosa a Rancate, di Tita Carloni, le Case Terenzio a Bellinzona, di Roberto Bianconi, la Scuola media di Losone, di Livio Vacchini con Aurelio Galfetti e la Casa a Ligornetto, di Mario Botta.
Le dodici architetture selezionate sono accompagnate da altrettanti quaderni pubblicati negli anni dal TAM, contenenti testi critici, testimonianze e contributi di studio.

Mario Botta, Casa a Ligornetto, 1976. Foto Roberto Conte.

Completano il percorso una selezione di modelli, presentati come un paesaggio di architetture, alcuni reportage della Radiotelevisione della Svizzera Italiana e le fotografie realizzate da Roberto Conte nell’autunno del 2025. Il confronto tra materiali di ricerca, documenti storici e immagini recenti restituisce la mostra anche come riflessione sulla trasmissione del patrimonio moderno: conoscere la materialità e la costruzione degli edifici diventa infatti una condizione necessaria per comprenderli, conservarli e riconoscerne il valore nel tempo.
“La costruzione non è una cosa puramente tecnica, ma è costruzione critica”, ha spiegato Franz Graf, sottolineando come il lavoro sugli archivi e sulle architetture storiche consenta di sviluppare “un’architettura più colta e consapevole”. Britta Buzzi, invece, ha definito il lavoro svolto con gli studenti come una sorta di “dissezione anatomica delle architetture ticinesi”.

Foto: SS ©weArch.

Foto: SS ©weArch.

Pino Musi. Continuum
Al secondo piano, la mostra curata da Michael Jakob presenta una selezione di lavori del fotografo italiano attraverso un progetto concepito appositamente per gli spazi circolari del TAM. L’esposizione si sviluppa come una sequenza continua di immagini in bianco e nero organizzate in lunghi scroll panoramici, nei quali fotografia, architettura e riflessione teorica si intrecciano in un’unica narrazione visiva.

Vista dell’allestimento. Foto: IM ©weArch.

Il percorso si articola in sei nuclei tematiciOrigine, Metonimia, Iperbole, Superficie, Transizione e Incompiutezza – che affrontano questioni legate alla rovina, all’abitare, alla trasformazione dello spazio costruito e alla percezione dell’architettura. Le immagini di Musi indagano superfici, frammenti e dettagli attraverso uno sguardo che oscilla tra documentazione e interpretazione, trasformando la fotografia in uno strumento di conoscenza. La rassegna include inoltre tre opere di grande formato dedicate al recente restauro di Notre-Dame a Parigi, nelle quali il cantiere e le impalcature diventano parte integrante dell’immagine architettonica, e una selezione di libri d’artista che testimoniano l’interesse dell’autore per il bookmaking come pratica autonoma e interdisciplinare.

La mostra è inoltre accompagnata da un catalogo pubblicato da Mendrisio Academy Press e Silvana Editoriale.

Pino Musi, Cantiere per la ricostruzione di Notre Dame, Parigi, 2024 ©Pino Musi, 2026.

“Io non racconto storie ma do soltanto un ritmo”, ha osservato Pino Musi, descrivendo una pratica fotografica che lascia al visitatore la possibilità di costruire liberamente il proprio percorso tra le immagini. Il fotografo ha inoltre spiegato di aver guardato al cantiere di Notre-Dame come a una presenza sospesa all’interno della città, scegliendo di osservare l’edificio sempre a distanza e concentrandosi sull’impalcatura come elemento di trasformazione e occultamento.

Pino Musi, dalla serie Origine. Sito archeologico. Paestum, 2010 ©Pino Musi, 2026.

Sleipnir e il Labirinto di Porte
Nell’atrium dell’edificio trova infine spazio un progetto intitolato Sleipnir e il Labirinto di Porte, curato da Duilio Forte in collaborazione con Simon Fikstvedt e Barbara Stallone e realizzato dalle studentesse e dagli studenti dell’Atelier Forte dell’Accademia di architettura. L’opera combina tre elementi – la porta, il labirinto e la scultura Sleipnir – trasformando l’atrio centrale in un ambiente attraversabile che riflette sul rapporto tra corpo, spazio e processo progettuale.

Sleipnir e il Labirinto di Porte, Teatro dell’architettura Mendrisio-USI ©Enrico Cano 2026.

Le porte, progettate e costruite individualmente dagli studenti, diventano soglie simboliche e architettoniche, mentre il loro insieme genera un percorso che conduce alla scultura ispirata al cavallo della mitologia nordica. Sleipnir è infatti una figura ricorrente nella ricerca di Duilio Forte, sviluppata negli anni attraverso una serie di opere monumentali dedicate al leggendario cavallo di Odino. Pensata come esito di un’esperienza collettiva sviluppata all’interno dell’atelier diretto da Forte, l’opera introduce una dimensione partecipativa che dialoga con i temi della costruzione e della percezione presenti anche nelle altre esposizioni del programma. Il tema dell’attraversamento e della soglia, evocato dal susseguirsi delle porte e dalla presenza centrale della scultura, richiama inoltre l’idea di un limite da oltrepassare e di una relazione dinamica tra corpo e spazio.
Per il curatore, il tema centrale del lavoro è quello della soglia: “L’architettura ha bisogno di una soglia che definisca il rapporto tra interno ed esterno”.

Foto: IM ©weArch.

Le esposizioni sono accompagnate da un programma di visite guidate, aperture speciali e incontri organizzati dal TAM in collaborazione con l’Accademia di architettura. Tra gli appuntamenti previsti figurano diverse visite gratuite condotte dagli studenti dell’Accademia e una giornata di porte aperte in occasione della Giornata internazionale dei musei.

Foto: SS ©weArch.

Foto: IM ©weArch.

English Summary
The Teatro dell’architettura Mendrisio presents its 2026 spring-autumn exhibition programme with three projects promoted by the Academy of Architecture of the Università della Svizzera italiana: La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939-1996. Materialità e tettonica, dedicated to the building culture of modern architecture in Ticino, Pino Musi. Continuum, focused on the relationship between photography, space and perception, and Sleipnir e il Labirinto di Porte, an installation created by students of Atelier Forte under the direction of Duilio Forte. Running from 8 May to 20 December 2026, the exhibitions explore themes related to construction, materiality, architectural representation and spatial experience through drawings, models, archival materials, photography and site-specific installations.