Kardoševa ulica 7, Murska Sobota
La progettazione della casa segna una fase di transizione tra le ville del periodo precedente e un approccio più razionale, tipico dell’edilizia residenziale del dopoguerra.
“Il problema dell’abitazione non si esaurisce mai – ritengo che chi si occupa di questo tema abbia bisogno meno di un cosiddetto ‘talento’ e più di passione, dedizione e sensibilità per la propria professione (…) E credetemi, per un vero architetto non c’è ricompensa più grande che vedere una persona felice nella propria casa”, scrive Novak in una lettera al dottor Šerbec (trascrizione della corrispondenza del 1938, archivio MAO, fondo Feri Novak, Metka Hari).
Già a una prima lettura, la villa si distingue dalle precedenti. Pur più contenuta nelle dimensioni, presenta una maggiore ricchezza nell’uso dei materiali, nell’articolazione della facciata e nell’impiego di elementi architettonici caratteristici.
Villa Kous è probabilmente l’ultima casa di Novak dotata di copertura piana praticabile. Foto: Miran Kambič, 1993.
La pianta tende a una forma quadrata: a parità di superficie si riduce la lunghezza delle pareti perimetrali, con un conseguente contenimento dei costi e delle dispersioni termiche. Il volume non appare più come un corpo unitario racchiuso in un unico involucro, ma assume una maggiore solidità e articolazione.
Questa articolazione è sottolineata dalla presenza di rivestimenti in pietra sulla facciata nord e nel basamento, elementi che diventeranno ricorrenti nella produzione più tarda di Novak.
A differenza della casa Šerbec, la pianta non è più libera: al piano terra gli ambienti sono separati da pareti portanti, che determinano la distribuzione anche al piano superiore.
La zona giorno introduce una novità significativa: la sala da pranzo non è più uno spazio separato, ma si configura come un angolo collegato alla cucina.
Al piano superiore sono previste solo due camere da letto, mentre maggiore spazio è destinato alla loggia esterna. Anche questo è un nuovo elemento attraverso il quale Novak sviluppa il tema degli spazi intermedi tra interno ed esterno. Grazie ai brise-soleil laterali in calcestruzzo, la loggia rimane ventilata e fresca anche durante l’estate.
Particolare attenzione è dedicata al giardino e al rapporto con lo spazio aperto. Tra gli elementi ricorrenti si riconoscono il collegamento tra le aperture in un unico motivo compositivo, la finestra circolare nei locali di servizio, la recinzione trattata come elemento architettonico e la disposizione degli ambienti principali nel piano rialzato.
Un ruolo centrale è affidato al giardino d’inverno, che collega la sala da pranzo con lo spazio esterno. Progettato come una nicchia vetrata chiusa, è ancora oggi utilizzato come soggiorno e costituisce un elemento rilevante nella composizione della facciata, accentuando l’angolo sud-est dell’edificio.
Probabilmente si tratta dell’ultima casa di Novak dotata di una copertura piana praticabile, attrezzata con doccia e destinata al tempo libero.
Grazie a soluzioni ormai consolidate e a una profonda attenzione per l’uso dello spazio, Novak realizza un’abitazione che ancora oggi risponde alle esigenze degli abitanti. L’edificio si è conservato sostanzialmente intatto, sia all’esterno sia nella configurazione spaziale, pur non essendo sottoposto a tutela diretta.
Nel suo ultimo periodo di attività, successivo alla seconda guerra mondiale, Novak si libera progressivamente delle influenze esterne e costruisce un linguaggio più personale. Le sue architetture diventano più razionali nella distribuzione degli spazi e, allo stesso tempo, più ricche nell’uso dei materiali, delle superfici e dei motivi architettonici.
Originariamente: abitazione unifamiliare
Oggi: abitazione unifamiliare
Status: bene architettonico, categoria 2 – patrimonio culturale
Stato di conservazione: conservato l’intero edificio, ad eccezione degli arredi interni
English Summary
Villa Kous (1950) marks a transition in Novak’s work from the more articulated pre-war villas to a more rational approach typical of post-war residential architecture. While more compact in size, the house shows a richer use of materials, façade articulation and architectural elements.
The plan tends towards a square layout, reducing the length of external walls and improving construction efficiency and thermal performance. Unlike earlier projects, the internal organisation is defined by load-bearing walls, resulting in a more structured spatial arrangement. The living area is conceived as a continuous space, with the dining area integrated into the kitchen.
A key feature of the project is the design of intermediate spaces between interior and exterior. The winter garden connects the dining room to the garden, while the upper loggia, protected by concrete brise-soleil, provides a shaded and ventilated outdoor space. The building reflects Novak’s later phase, characterised by a more personal architectural language.
La loggia, grazie alle schermature laterali, crea uno spazio ombreggiato e protetto. Foto: Miran Kambič, 1993.
Slovenski povzetek
Vila Kous (1950) predstavlja prehod v Novakovi arhitekturi od bolj razgibanih predvojnih vil k racionalnejši zasnovi, značilni za povojno stanovanjsko gradnjo. Kljub manjšim dimenzijam stavba izkazuje večjo raznolikost v uporabi materialov, členitvi fasade in arhitekturnih elementih.
Tloris se približa kvadratni obliki, kar zmanjšuje dolžino zunanjih sten ter izboljšuje ekonomičnost in toplotno učinkovitost. Notranja razporeditev ni več svobodna, temveč jo določajo nosilni zidovi, kar vodi v bolj strukturirano prostorsko zasnovo. Bivalni del je zasnovan kot povezan prostor, pri čemer je jedilni kot vključen v kuhinjo.
Poseben poudarek je namenjen prostorom med notranjostjo in zunanjostjo. Zimski vrt povezuje jedilnico z vrtom, zgornja loggia pa s pomočjo betonskih senčil omogoča prijeten, zračen zunanji prostor. Stavba kaže Novakovo pozno obdobje ustvarjanja in razvoj bolj osebnega arhitekturnega izraza.








