Milano 2030 nel disegno del nuovo PGT

Presso la sede di Italia Nostra, nell’ambito del ciclo di conferenze “La cultura del Territorio”, nel mese di gennaio si è tenuto un incontro con l’assessore Pierfrancesco Maran sulla proposta di revisione del Piano di Governo del Territorio per Milano che si pone come orizzonte il 2030.
La Giunta comunale, in data 12 ottobre 2018, ha approvato la proposta di deliberazione per l’adozione del PGT, composta dai tre documenti, il nuovo Documento di Piano, la variante del Piano dei Servizi, comprensivo del Piano per le Attrezzature Religiose, e la variante del Piano delle Regole, come prescrive la Legge Regionale della Lombardia 11 marzo 2005, n. 12. Attualmente, il nuovo PGT è all’esame presso il Consiglio comunale di Milano, in vista della sua adozione.
L’assessore ha illustrato ai soci e al pubblico intervenuto le principali novità contenute negli indirizzi di Piano, sottolineando che tali indicazioni tengono conto anche di centinaia di osservazioni e contributi presentati dai cittadini e dalle numerosissime associazioni, presenti sul territorio milanese, che sono stati coinvolti in questi mesi nelle procedure di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano.

Immagine tratta da: Pierfrancesco Maran, #milano2030. Le piazze al centro del quartiere.

Popolazione che cambia    Esponendo le tematiche esaminate e i principali obiettivi che orientano la visione del Piano strategico, Pierfrancesco Maran è partito da alcuni dati che descrivono sinteticamente l’andamento demografico della città. Da qualche anno a Milano, si osserva una tendenza a un lieve incremento di abitanti: la popolazione residente al 2017 contava 1.380.873 abitanti; si prevede che la popolazione al 2025 arrivi a 1.422.630 abitanti (+41.757 ab.) e che al 2030 raggiunga 1.458.170 abitanti (+77.297 ab.). Si nota, inoltre, che la composizione di questa popolazione è in continuo mutamento. C’è stato un incremento di studenti nelle università milanesi, sono aumentati i nuclei familiari più giovani, sono anche in crescita i cosiddetti Neet, giovani che non lavorano e non studiano. I dati che descrivono i cambiamenti della popolazione prospettano un aumento al 2030 di circa 12.000 grandi anziani (over 85 anni) e un incremento di circa 5.000 giovani, tra i 19 e i 34 anni.
A fronte di questo quadro, sia pure solo brevemente tratteggiato, il Comune è orientato verso indirizzi di crescita che coinvolgano tutte le fasce anagrafiche e sociali; verso il miglioramento delle condizioni estensibile a tutti i quartieri, che compongono la città; verso azioni dirette a uno sviluppo che sia sostenibile, nel senso che possa offrire un’evoluzione delle condizioni ambientali, della qualità della vita e dell’offerta di verde.

Immagine tratta da: Pierfrancesco Maran, #milano2030. Le piazze al centro del quartiere.

Cinque tematiche su cui investire    Gli obiettivi su cui si strutturano questa serie di intenti sono cinque, riassunti nelle seguenti sezioni di intervento:
− una città connessa, metropolitana e globale;
− una città di opportunità attrattiva e inclusiva;
− una città green, vivibile e resiliente;
− una città, 88 quartieri da chiamare per nome;
− una città che si rigenera.

Milano metropolitana    Rispetto al primo tema, “Una città connessa, metropolitana e globale”, è stato indicato che la scala di lavoro è quella di tutto il nord Italia e in questo quadro sono inserite le strategie di sviluppo delle infrastrutture, ferroviarie e aeroportuali, dirette a migliorare ulteriormente le connessioni tra la città, il territorio metropolitano e lo spazio regionale e interregionale, oltreché internazionale.
In questo senso, ci sono progetti già in corso, come la connessione del centro città all’aeroporto di Linate (realizzazione della M4), il prolungamento di nuovi rami della metropolitana verso le città contermini, Monza e Settimo Milanese, il riuso della vecchia cintura ferroviaria per la creazione della Circle-Line (in base all’accordo sugli scali ferroviari). Questo programma prospetta anche di migliorare l’accessibilità delle stazioni ferroviarie e dei dodici nodi di interscambio delle linee metropolitane (Comasina, Bovisa, Stephenson, Cascina Gobba, Centrale, Garibaldi, San Donato, Rogoredo, Famagosta, Bisceglie, Lampugnano, Molino Dorino), dotando lo spazio pubblico di nuove funzioni, terziarie e alberghiere, non solo residenziali.
In questi luoghi, per gli eventuali interventi di rigenerazione è prevista la possibilità di superamento dell’indice di edificabilità massimo di 1 mq/mq, già indicato negli ambiti della città a elevata accessibilità (mentre l’indice massimo nelle aree meno accessibili è fissato a 0,7 mq/mq), anche nel caso della realizzazione di edilizia residenziale sociale (sugli aspetti tecnici legati agli strumenti di attuazione previsti dalla normativa, si vedano anche i due articoli di Riccardo Marletta, Il nuovo PGT di Milano in Consiglio comunale – Prima parte e Il nuovo PGT di Milano in Consiglio comunale – Seconda parte).

Immagine tratta da: Comune di Milano, Documento di Piano. Piano di governo del territorio. Milano 2030. Visione, costruzione, strategie, progetto di città. Relazione generale, giugno 2018.

Rigenerare i vuoti urbani    Rispetto al tema “Città di opportunità attrattiva e inclusiva”, in stretta collaborazione con le associazioni che operano sul territorio, si sta puntando alla rigenerazione di aree degradate, cercando di avviare all’interno di esse attività e funzioni, che siano strategiche anche per l’area metropolitana, non necessariamente legate alla residenza, ma preferibilmente collegate all’università, alla ricerca, alla salute, allo sport, alla cultura e al verde.
A tal proposito si sta lavorando sui grandi vuoti urbani, posti sulla cintura urbana e in diretta connessione con il territorio metropolitano, Bovisa-Goccia, San Siro-Trotto, Piazza D’Armi, Ronchetto, Porto di Mare, Rubattino, per la realizzazione di grandi progetti (ospedali, impianti sportivi, parchi). In queste aree saranno consentiti cambi di destinazione d’uso non onerosi per favorire gli interventi di riprogettazione.

Immagine tratta da: Comune di Milano, Documento di Piano. Piano di governo del territorio. Milano 2030, giugno 2018.

Un unico Parco metropolitano    Per “Una città green, vivibile e resiliente” sono stati illustrati gli obiettivi di riduzione del consumo di suolo presenti nel Piano (previsione del 4% di riduzione di consumo di suolo) e la creazione di nuove aree verdi.
Sono previsti 3 milioni e 250.000 mq di nuove aree da destinare a uso agricolo; inoltre, 1 milione e mezzo di mq di superficie da vincolare amplieranno il Parco Agricolo sud Milano e un progetto di riconnessione ecologica collegherà il Parco Nord e il Parco Sud formando un unico grande Parco Metropolitano. Però la città non sarà solo circondata da parchi ma il verde entrerà anche in città: saranno creati 20 nuovi parchi di cui 7 verranno realizzati all’interno degli scali ferroviari.
Per quanto riguarda la sostenibilità del costruito, il Piano incoraggia anche l’efficienza energetica degli edifici, l’uso di energie rinnovabili e l’aumento dei terreni permeabili.

Immagine tratta da: Comune di Milano, Documento di Piano. Piano di governo del territorio. Milano 2030, giugno 2018.

Ricucire Centro Periferia    Punto nevralgico dell’ascolto dell’essenza stessa della città è la riconoscibilità dei suoi elementi costitutivi: “88 quartieri da chiamare per nome”. Il Piano vuole mantenere l’identità dei quartieri che compongono il variegato profilo della città ma anche migliorarne la vivibilità, cercando di aumentare la dotazione di servizi, valorizzare lo spazio pubblico e porre le basi per risolvere il divario centro periferia.
Si intende avviare un disegno per ricucire le varie parti della città attraverso progetti di ridefinizione dei tracciati delle circonvallazioni viaria, filoviaria e dell’anello ferroviario. È nel quadro di questi intenti che il Piano promuove progetti come la riapertura dei Navigli, la riqualificazione degli scali ferroviari e la riqualificazione di sei nuove piazze, poste sulla linea della circonvallazione 90/91, Loreto, Maciachini, Lotto, Romolo, Trento e Corvetto.
Anche in questi ambiti di grande accessibilità sarà possibile superare l’indice di edificabilità massimo (1 mq/mq anziché 0,7 mq/mq) attraverso la realizzazione di edilizia residenziale sociale.

Immagine tratta da: P. Maran, #milano2030. Le piazze al centro del quartiere.

Recupero edifici abbandonati    A proposito del tema “Una città che si rigenera”, sì è parlato della introduzione nel Piano di “Ambiti di rigenerazione urbana”, generalmente ubicati in aree periferiche. Gli interventi pianificati sono diretti al recupero del patrimonio edilizio degradato, in particolare al recupero degli edifici abbandonati.
Il Piano contiene regole severe per il recupero di questi edifici. Entro 18 mesi, dalla pubblicazione del Piano, il privato che possiede immobili abbandonati può scegliere tre diverse strade: nel caso in cui preveda di ristrutturare l’edificio potrà intervenire usufruendo di condizioni agevolate da incentivi, nel caso in cui non intenda procedere al restauro, dovrà abbattere il manufatto e potrà conservare la volumetria esistente. Se non riqualifica e non abbatte conserva solo in parte i diritti edificatori.
A proposito di edilizia residenziale pubblica, si prevede di portare a termine l’attuazione di programmi già in corso (programmi Abitare 1, Abitare 2 e Accordo Quadro Housing Social) e il recupero di 3mila alloggi di ERP comunale, inoltre sono previste delle quote di social housing e per edilizia convenzionata ordinaria da realizzare nell’ambito dell’Accordo di programma sugli scali ferroviari, di cui il 40% a canone sociale.

Immagine tratta da: P. Maran, #milano2030. Le piazze al centro del quartiere.

Quesiti di Italia Nostra    Dopo la presentazione, alcuni soci di Italia Nostra hanno rivolto diverse domande all’assessore Maran, relative principalmente agli strumenti previsti per garantire il rispetto dei valori paesaggistici e culturali che qualificano Milano.
Il dibattito si è poi concentrato sulle questioni che più stanno a cuore alla storica associazione, ad esempio quesiti sulla realizzazione dei “raggi verdi”, che dovrebbero penetrare in città, e sulla strada dell’ovest da De Angeli fino a Bosco in città.
Altri chiarimenti hanno riguardato le previsioni di uso dell’area della Goccia-Bovisa, il futuro del recupero della Piazza d’Armi, delle caserme e sul mercato dei diritti edificatori che, attraverso i meccanismi della perequazione, sposta con disinvoltura i diritti sulle volumetrie da una parte all’altra della città.