OCiam a OC – Open City di Piacenza

di Redazione

2019-09-19T13:37:47+02:0010 Settembre 2019 |

Tra i numerosi eventi paralleli che accompagnano la decima edizione della OC – OPEN CITY International Summer School – il workshop di architettura e disegno urbano, organizzato presso il Polo Territoriale di Piacenza del Politecnico di Milano – spicca la mostra OCiam, “un confronto di idee e di posizioni su una tematica attualissima come quella delle fragilità territoriali”.

Foto: ©Lab OC OPEN CITY.

L’esposizione dedicata alla tematica dei “Paesaggi Fragili”, ospita i manifesti di oltre 100 autori tra docenti e studiosi, di diversa provenienza e diverse generazioni, che offrono visioni e prospettive su un argomento sempre più attuale nella contemporaneità dei nostri territori.
La sede espositiva dell’affascinante spazio del Padiglione Vegezzi del Campus Arata di Piacenza viene integrata con una serie di materiali iconografici, modelli e video.

Foto: ©Lab OC OPEN CITY.

La mostra è curata da Guya Bertelli con Pierre-Alain Croset e Carlos Garcia Vazquez ed è allestita dal gruppo di lavoro OC OPEN CITY: Pasquale Mei, Michele Roda, Martina Sogni con Ilaria La Corte, Simone Porro, Isabella Spagnolo, Chiara Locardi, Mario Morrica.

Image: ©Lab OC OPEN CITY.

“OCiam, il titolo che abbiamo scelto – spiega Bertelli – è una crasi della sigla della nostra Summer School, OC I OPEN CITY, e la siglia Ciam I Congressi Internazionali di Architettura Moderna. Il decennale di OC corrisponde infatti con 2 ricorrenze che ci hanno incuriosito e stimolato: nel 1949, 70 anni fa, a Bergamo si riunivano gli architetti del VII Ciam, la prima e unica volta in Italia. 10 anni dopo, ovvero 60 anni fa, ad Otterlo, in Olanda, si celebrava l’undicesimo, e ultimo, incontro degli architetti moderni. Osservati oggi, ad una distanza critica, quei momenti sono stati una straordinaria occasione per una riflessione ampia sulla condizione delle discipline dell’architettura, sullo stato dell’arte, sulle prospettive e sulle criticità. Nella mostra di Piacenza abbiamo provato a fare lo stesso, chiedendo a tanti colleghi e studiosi, di diverse provenienze e di diverse generazioni, un approfondimento critico e una proposta su quello che oggi si profila come il tema contemporaneo per eccellenza: i paesaggi fragili sono i paesaggi delle crisi sociali, delle emergenze ambientali, delle nuove forme produttive. Oggi l’architettura, in costante dialettica con altri discipline (e infatti in mostra ci sono molti contributi trasversali), ha il dovere di affrontare intensamente questa tematica”.