Capita spesso di chiedersi perché il contenuto di un volume resta ben impresso nella memoria e periodicamente riaffiora nel panorama degli episodi memorabili perché ci ha permesso di scoprire opere che lasciamo il segno e dilatano il territorio dell’architettura. Molti altri, troppi, non lasciando traccia e ti chiedi se meritano la carta su cui si stampano. Conosciamo come funziona un certo tipo di editoria e troppe pubblicazioni sono fatte unicamente per illustrare un prodotto. Poco importa se pochi si disturberanno a leggere i contenuti ed esprimere un giudizio. Il loro unico scopo consiste nel poter partecipare al carosello dei concorsi universitari.
Il volume messo a punto da Biddau merita il plauso. Ricercatore specializzato sul rapporto tra i paesaggi d’acqua e l’architettura, documenta puntualmente l’opera di Paulo David, titolare dello studio di Madeira, in Portogallo. David è consapevole che alla base dell’architettura esiste un processo geologico e il territorio rappresenta la natura fondante del suo lavoro. Tale intuizione la si ritrova nelle sue opere, dense di significato. Penso al Padiglione del Vulcanismo e il Giardino Acquatico di Săo Vicente o al centro d’arte Casa Das Mudas. In esse si può cogliere un intrigo inesplicabile tra volumi, scavi, geografia e costruzioni in opere che superano la dimensione locale per acquistare un respiro internazionale. Giustamente Biddao nota che “tali ricerche spaziali sono antiche e arcaiche” possiedono echi che rinviano ad esempi come il Pozzo sacro di Santa Cristina Paulilatino o altri realizzati in Egitto, Turchia e Libia raccolti e annotati da Bernard Rudofsky nel capolavoro Architecture Without Architects.

Paulo David, Padiglione del Vulcanismo / Pavilhão do Vulcanismo, Madeira, 2004. ©Paulo David.
La Galleria di Protezione di Funchal, una tematica nella quale solitamente gli architetti vengono esclusi perché letta come una infrastruttura per percorsi veloci, viene trasformata con sapienza in un dispositivo cinematico per la visione del paesaggio atlantico. Si trasforma in una sfida in una composizione che integra la massa dei volumi con un paesaggio fragile. E, per dirla con David, “Il disegno dell’ombra non è stato pensato per rendere possibile la sosta dell’uomo, ma, invece, per nascondere l’architettura, nascondere l’intervento umano”.
Nelle Piscine, passeggiata, ristorante e giardino das Salinas a Cămara de Lobos David si misura in modo radicale con la condizione anfibia di Madeira e il “grande lenzuola basaltico” non rappresenta un ostacolo ma un elemento naturale che determina le scelte progettuali”. Qui le saline abbandonate non si evidenziano come rovine ma macerie che ci parlano del collasso dell’economia tradizionale. Il Ponte pedonale sulla Ribeira de Santa Luzia evidenzia infine come l’opera di David sia in grado di entrare in sintonia col luogo, stendersi dolcemente per evidenziare una crescita naturale, un dialogo silenzioso in un processo d’ascolto.
