Era tempo che la questione dell’abitare il benessere venisse trattata in modo sistematico e scientifico. Il libro di Alfredo Fusco, edito dalla Maggioli, è un portolano che ci guida nel complesso e ricco mondo vegetale per acquisirne segreti e benefici, per trasformare i nostri spazi di vita più intimi, la casa, in luoghi di produzione di energia e sostanze nutritive per il corpo e per la mente.
Il volume fonda la sua dissertazione su un concetto semplice: l’uomo ha da sempre coltivato un legame forte, innato, con la natura. Vivere in ambienti urbani e chiusi ci ha allontanato da questo bisogno, con conseguenze rilevanti su stress, concentrazione e salute. E dunque la riscoperta del ruolo della “biofilia”, intesa come una naturale tendenza a concentrare il proprio interesse sulla vita e sui processi vitali, ci introduce ad una strategia progettuale che letteralmente porta la natura dentro casa, in modo nuovo, non più solo estetico e simbolico ma soprattutto scientifico: il biophilic design si fa principio attivo applicato all’architettura e all’interior design.

I temi che l’autore sviluppa nel saggio hanno valenza trasversale e incrociano, nei diversi passaggi, alcune questioni di fondo: perché ci fa bene la natura in casa? come organizzare un sistema biofilico in casa affinché risulti logico e performante?
A partire dal fatto inconfutabile per cui la natura contribuisce a ridurre stress e ansia, migliora il sonno, la concentrazione e l’umore, il libro ci rammenta pagina dopo pagina che la natura è il nostro “habitat evolutivo”. Questo il presupposto su cui si innestano i 14 pattern del biophilic design, illustrati analiticamente nel saggio, che vanno dall’importanza della luce naturale alla vista della natura, dai materiali naturali all’introduzione di piante, acqua e ventilazione, dalle forme e geometrie che richiamano la natura all’applicazione di colori naturali, dall’introduzione di stimoli sensoriali alla variabilità e creatività compositiva.

Tra gli esempi che il libro fornisce, troviamo le buone pratiche nel massimizzare luce e affaccio; nell’usare legno, pietra, fibre naturali in vece di plastica e laminati; nell’inserire piante vere e funzionali, non solo decorative; nel creare angoli con vista sulla natura fosse anche solo in vaso; nell’usare palette cromatiche ispirate a terra, cielo e vegetazione. Il benessere, dunque, come diretta conseguenza della qualità dello spazio. Una casa green diventa tale solo se la qualità dell’aria, la luce, i materiali che tocchiamo e vediamo ogni giorno incidono e influenzano direttamente il nostro benessere, contribuiscono alla salute fisica e psichica: due facce della stessa medaglia necessarie a mantenere il nostro essere vitali e in equilibrio.

Non si tratta quindi di un libro che parla di verde come tendenza, ma è concepito in maniera da fungere da dispositivo accessibile per indurci, con una certa urgenza, a “riabitare” la natura anche se viviamo in città, perché ne abbiamo bisogno come dell’aria. Anche perché l’incertezza del tergiversare ha un costo rilevante, che probabilmente rimarrà a carico di chi verrà dopo. D’altro canto, essere nuovamente connessi con la natura significa essenzialmente ridiventare sintonici con le leggi cosmiche, visibili e invisibili. Da ciò deriva e dipende la nostra sensibilità verso tutto quanto sia vivo sul nostro pianeta, cui sono subordinati la qualità urbana e abitativa poiché, come per il paesaggio in cui si pone, la casa è il territorio degli affetti. Pertanto, lo spazio, che contiene spirito e materia insieme, è la rappresentazione cosmogonica di un futuro sperato in cui auspicare una capacità generativa alleata alla natura, simulacro delle affinità con il nostro esistere, tuttavia misterioso e sublime.
Trieste-Roma, 20 luglio 2026