Per chi si trovasse per la prima volta al cospetto del personaggio, di certo una delle grandi “figure eclettiche della cultura contemporanea” a lungo ignorata o comunque sottovalutata, verrebbe da chiedersi se sono sufficienti i 68 lemmi elaborati da 34 studiosi. Certamente rispondono in modo puntuale e incisivo ai singoli aspetti di quella particolare personalità. Giunti però alla fine dei singoli dettagli, alcuni particolarmente illuminanti come l’Antonelli di Pace, il Design di Dellapiana, la riflessione su Gabetti e la città di Torino messi a punto da Olmo o sulla Macchina da Camerana, rispondono alla domanda: l’insieme, la composizione dell’affresco è davvero in grado di mostrarci un ritratto compiuto del poliedrico personaggio?
Autoritratto ambientato in casa Miller, attraverso il piano di cristallo della mensola all’ingresso, riproduzione da negativo, 1936 ca. Per gentile concessione dell’Agenzia del Demanio, Fondo Carlo Mollino conservato al Politecnico di Torino, Sezione Archivi Biblioteca Gabetti.
Questo grande telero, dove non manca certo la qualità, non riesce a definirlo. Neppure con l’aggiunta delle foto che si sommano al testo e sono particolarmente espressive. Viaggiano dalla visita al cantiere della Torre Littoria a Piazza Castello a Torino al curioso autoritratto in casa Miller. Dal fotomontaggio della sede della società Ippica Torinese col cavallo pronto al salto in primo piano ai bei disegni di mobili e alla struggente immagine di un Mollino con le ali, in posa nell’hangar nel Cantone di San Gallo.
Il volume riprende un progetto simile a quello dedicato a LC ma presuppone la conoscenza di tutto ciò che è stato già elaborato a proposito di Mollino. Dà per scontato che il lettore sia a conoscenza delle numerose pubblicazioni che hanno già affrontato la riflessione critica sul personaggio. A partire dal volume Carlo Mollino 1905-1973, catalogo della mostra alla Mole Antonelliana (Electa, 1989), cui si aggiungono Carlo Mollino. Fotografie 1934-1973, a cura di Francesco Zanot, catalogo di un’altra esposizione torinese (Silvana Editoriale, 2018), e Carlo Mollino. Architect and Storyteller, di Napoleone Ferrari e Michelangelo Sabatino (Park Books, 2021).
Sede della Società Ippica Torinese, fotomontaggio in collaborazione con Riccardo Moncalvo, 1941. Per gentile concessione dell’Agenzia del Demanio, Fondo Carlo Mollino conservato al Politecnico di Torino, Sezione Archivi Biblioteca Gabetti.
Certamente l’antologia dei lemmi messa a punto dai curatori per Electa offre molti elementi per ricostruire il quadro generale in cui Mollino opera e si rivela. E ciò avviene facendo parlare i vari personaggi. Da Italo Cremona a Leo Longanesi, da Mino Maccari a Umberto Mastroianni a Carol Rama. Mostrano aspetti sovente sottaciuti o del tutto ignorati nelle altre pubblicazioni, ma ciò di cui si avverte in questa la mancanza è il cuore del suo lavoro. Viene dato per già noto e scontato. Ci si aspettava invece di ritrovarlo. Per una nuova lettura, più efficace, grazie ai due personaggi dalla penna facile come i coautori, senz’altro in grado di mostrare, oggi, nel tempo presente, una nuova e inedita ricalibratura del valore del messaggio su ciò che Mollino ha realizzato.
Certamente è stato un grande fotografo di belle donne e non solo di loro. Un abilissimo designer di mobili che hanno raggiunto cifre da capogiro, grazie all’idea che ne è alla base e alla qualità della loro realizzazione. Uno spericolato pilota di macchine e di aerei che ha sempre coltivato il mito della velocità. Un cultore della montagna amata fin da giovane e un curioso scrittore capace di inventare storie. Insomma, un personaggio che attraverso le sue passioni riesce ad esprimere la complessità dell’intellettuale completo, in sintonia con la tradizione rinascimentale.
Carlo Mollino al volante del telaio del Bisiluro DaMolNar, in lavorazione presso l’Officina Nardi, stampa fotografica, 1955. Per gentile concessione dell’Agenzia del Demanio, Fondo Carlo Mollino conservato al Politecnico di Torino, Sezione Archivi Biblioteca Gabetti.
Mollino è stato però anche l’architetto che ha donato alla sua città opere emblematiche. In collaborazione con lo scultore Umberto Mastroianni, ha realizzato il Monumento ai Caduti per la Libertà, chiamato quello al Partigiano, nel Campo della Gloria del Cimitero Generale di Torino. Viene da chiedersi in che stato si trovino oggi le sue architetture? Alcune distrutte, come la più famosa che tagliava il cordone ombelicale con il passato e si distanziava dalle opere del regime per guardare a Erich Mendelsohn e all’Espressionismo. Quante ancora versano in stato di abbandono? Non sarebbe stato utile in questa lunga carrellata indagare sulle costruzioni in montagna come la casa del Sole a Cervinia, la stazione di arrivo della funivia del Furggen o la Slittovia del Lago Nero presso Sauze d’Oulx. Quest’ultimo chalet, che risale al 1947, presenta a monte un grande sbalzo terrazzato che si stacca dal volume principale per proporre un’inedita plasticità nelle forme grazie alla tecnologia della costruzione, pur utilizzando materiali della tradizione e, dopo il restauro del 2001 mostra ancora oggi il suo messaggio? Si sarebbero gradite leggere nuove considerazioni anche sull’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di via Rossini, dopo il discutibile restauro del 2006 che ha cambiato notevolmente la struttura originaria. Ed ancora, in che stato versa il quartiere INA-Casa in corso Sebastopoli realizzato nei primi anni sessanta con un’equipe di professionisti? E il Palazzo per gli Uffici o il Teatro Regio, sono ancora in grado queste opere ad esprimere lo spirito del loro tempo e comunicare a chi legge tutto il loro valore?
Camera da letto per una cascina in risaia, matita su carta lucida, progetto pubblicato in “Domus”, 181, 1943: “Prospettiva vista da letto. In primo piano sono le ginocchia del ‘riposante’, davanti ai suoi occhi, librato dall’attacco a snodo, e uno specchio […] che riflette l’occhio sinistro e il paesaggio alle spalle attraverso la finestra che si trova appunto dietro la testata del letto. Il tutto avvolto dal soffio della zanzariera”. Per gentile concessione dell’Agenzia del Demanio, Fondo Carlo Mollino conservato al Politecnico di Torino, Sezione Archivi Biblioteca Gabetti.









![Camera da letto per una cascina in risaia, matita su carta lucida, progetto pubblicato in “Domus”, 181, 1943: “Prospettiva vista da letto. In primo piano sono le ginocchia del ‘riposante’, davanti ai suoi occhi, librato dall’attacco a snodo, e uno specchio […] che riflette l’occhio sinistro e il paesaggio alle spalle attraverso la finestra che si trova appunto dietro la testata del letto. Il tutto avvolto dal soffio della zanzariera”. Per gentile concessione dell’Agenzia del Demanio, Fondo Carlo Mollino conservato al Politecnico di Torino, Sezione Archivi Biblioteca Gabetti.](https://www.wearch.eu/wp-content/uploads/2026/09/Camera-da-letto-per-una-cascina-in-risaia--320x202.jpg)
