Sandro Raffone, grazie al prefisso “archè”, che evoca per i greci la rappresentazione della forza primordiale in grado di dominare il mondo, conia il neologismo che appare in copertina. Tiene insieme le due discipline, oltre a documentare una serie di progetti, per tesi di laurea, elaborate con la guida dell’autore, ordinario di composizione alla Federico II, coi suoi studenti.
Esiste un precedente: una dispensa, come le tante già elaborate dall’autore a fini didattici. L’input, anche per il libro, proviene da una indicazione di Massimo Osanna. Il direttore dei Musei italiani ha auspicato la realizzazione di edifici di supporto ai siti archeologici per fornire servizi necessari al visitatore e in grado di segnalare quelle presenze, spesso in stato di abbandono e insieme generare reddito. Nasce da ciò questa raccolta di stimolanti proposte progettuali.
Il volume propone quindi una serie di utili strutture per sviluppare una risorsa spesso ignorata: il patrimonio archeologico del passato, che rappresenta anche il motore del successo delle città d’arte. Raccoglie i progetti elaborati che spesso, oltre ad una sana ironia, utilizzano i diversi linguaggi architettonici tipici del tempo presente. Guardano con attenzione e capacità prensili le esperienze più valide già elaborate e si confrontano con gli etimi del linguaggio architettonico. In alcune occasioni superando persino la suggestione originaria. Penso ad esempio a quella selva di pilastri che sostengono il ristorante pensato sull’acqua, nell’accesso al mare per il parco archeologico di Cuma della tesi di Sveva Pinto.
Sveva Pinto, Accesso dal mare al Parco archeologico di Cuma (Napoli), 2019. Il ristorante.
Le proposte che scorrono sulle pagine del volume risultato elaborate sulle necessità concrete indicate dagli archeologi, correlatori delle tesi. Superano le indicazioni di massima per arrivare ai disegni esecutivi, pronti per poter essere realizzati. Attestano anche nelle relazioni la cultura del fare che spesso non compare nelle aule universitari dove troppo spesso i prodotti restano nel mondo delle idee.
Un altro elemento prezioso consiste nell’indicazione di far ragionare i laureandi su ciò che esiste e insiste nel proprio territorio. Non i piccoli fatti come i cimiteri di paese o le piccole chiesette di campagna, a volte presentate come esperienze straordinarie, ma situazioni impegnative come, ad esempio, la tesi di Remo Ricco, il museo a Velia, diretto da Gabriel Zuchtriegel, autore di testi importanti su Pompei e Paestum.
Remo Ricco, Museo del Parco archeologico di Velia–Elea (Salerno), 2021.
Tra le proposte si segnala la tesi di Salvatore Chianese che riqualifica il Dipartimento di Salute Mentale dell’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli. Nota anche come “Villa Chiara”, si trova sulla collina di S. Aniello a Caponapoli, nell’acropoli greca di Neapolis. Qui appaiono le tracce greco-romane e resti della prima cinta muraria, in un luogo di suggestiva salubrità e bellezza paesaggistica. Il progetto ripropone lo spazio sociale dell’antica piazza sulla terrazza della villa. Un’ampia lastra sostenuta da pilotis accoglie un ristorante, spazi espositivi, luoghi per eventi e un belvedere che diviene “ponte” tra storia e contemporaneità. Lo spazio centrale aperto sulla terrazza esterna si affaccia sul salto di quota dell’acropoli e sulle mura greche. Dal MANN parte il percorso di risalita che mostra i reperti archeologici trovati in situ e la stratigrafia delle mura greche e angioine. Alterna passaggi coperti e scoperti con rampe di scale esterne in un gioco tra dentro e fuori, tra antico e moderno, tra passato e presente.
Salvatore Chianese, Acropoli di Neapolis. Museo delle mura (Napoli), 2020.
Tra le numerose proposte degne di interesse occorre segnalare quella di ricostruire il Danteum, il noto progetto di Giuseppe Terragni e Pietro Lingeri. Approvato nel dicembre del 1938 per essere edificato a Roma, su via dell’Impero a Roma, come prezioso unicum della storia dell’architettura, non solo italiana. La tesi di Gennaro Monaco risolve il conflitto presente nell’edizione originaria per divenire, oltre a un monumento una biblioteca che raccogliere e conservare le opere dantesche. Il luogo ideale viene identificato nel Parco di Teodorico a Ravenna dove Dante si spense nel settembre del 1321. Si può auspicare che si riesca a realizzare, per le grandi valenze culturali, architettoniche e mediatiche.
Gennaro Monaco, Il Danteum di Terragni a Ravenna. Planimetria del parco di Teodorico.




