Pubblichiamo questo contributo di Beatriz Ramo, architetta e fondatrice dello studio STAR strategies + architecture di Rotterdam, dedicato al rapporto tra crisi abitativa e progetto della casa. A partire da anni di ricerca sull’adattabilità dell’abitare, i cui principi sono stati applicati nel complesso START-Ivry nella Grande Parigi, l’articolo propone una riflessione sul ruolo della pianta e delle strategie spaziali come strumenti per rispondere a bisogni abitativi sempre più mutevoli. Il testo, già pubblicato nei Paesi Bassi, viene qui presentato in traduzione italiana.

Ideal section ©STAR strategies + architecture.

La crisi abitativa è anche una crisi del progetto. Sei strategie di progettazione della casa che potrebbero dimezzare la carenza di alloggi

Immaginate una giacca progettata in modo intelligente, capace di adattarsi a situazioni diverse: all’aumento o alla perdita di peso, a occasioni informali e formali, all’inverno e alla primavera. Invece di possedere più giacche, ne basta una sola, versatile. Anche la casa può – e dovrebbe – essere progettata allo stesso modo. Eppure, la maggior parte degli alloggi continua a essere pensata per un solo tipo di nucleo domestico, concepito come statico, ignorando che i nuclei domestici evolvono.
Il dibattito sulla casa si concentra sui numeri: 100.000 abitazioni all’anno, un milione entro il 2030. Il presupposto è semplice: la carenza di alloggi è un problema di offerta insufficiente; di conseguenza, la soluzione è costruire di più e più rapidamente. Ma se la crisi abitativa non fosse soltanto una questione quantitativa, bensì anche un problema di progetto?
Molte città dispongono già di una superficie residenziale sufficiente, ma continuano a non riuscire a soddisfare la domanda di abitazioni. La crisi abitativa risiede anche nel modo in cui lo spazio abitativo è organizzato. Una parte significativa della capacità abitativa rimane bloccata all’interno di abitazioni grandi, sottoutilizzate o poco flessibili. Ad esempio, un terzo della popolazione dell’Unione europea vive in un’abitazione considerata troppo grande per il proprio nucleo domestico. Una migliore progettazione della casa può liberare questa capacità latente.
Sempre più spesso, la casa è concepita come un prodotto di mercato anziché come un’infrastruttura sociale; le piante sono poco più che traduzioni tridimensionali di fogli Excel, sempre più rigide e standardizzate, mentre la società è più diversificata e dinamica che mai: famiglie ricomposte, figli adulti che tornano a vivere con i genitori, anziani che vivono soli, coppie rimaste sole dopo l’uscita dei figli, nuclei condivisi, un numero crescente di persone sole, separazioni, giovani adulti che faticano a trovare casa…
Quando il progetto dell’abitazione ignora la realtà di chi la abita, gli alloggi diventano obsoleti. Con l’evolversi dei nuclei domestici, le persone sono costrette a trasferirsi, non perché le loro case siano troppo piccole, ma perché non rispondono più alle loro esigenze.
Se gli alloggi disponessero di piante versatili e adattabili e adeguate strategie spaziali, molti nuclei domestici potrebbero rimanere più a lungo nello stesso alloggio e persino creare abitazioni aggiuntive senza dover costruire nuova superficie. La necessità di nuove abitazioni potrebbe ridursi drasticamente. Un buon progetto della casa non migliora soltanto la vita quotidiana; aumenta anche la capacità e la resilienza del patrimonio abitativo.
La pianta è lo strumento più potente di cui disponiamo per migliorare la casa. Attraverso anni di ricerca sull’abitare, abbiamo sviluppato un insieme di principi di adattabilità che sono stati applicati nel nostro progetto START-Ivry, nella Grande Parigi. Introducendo resilienza e circolarità alla scala dell’alloggio, questi principi contribuiscono a ridurre la necessità di nuove abitazioni senza aumentare né i costi di costruzione né la superficie. Si traducono in strategie spaziali che permettono all’alloggio di evolvere insieme ai nuclei domestici.

Household Diversification ©STAR strategies + architecture.

1. L’alloggio superversatile con due camere da letto
La maggior parte degli alloggi con due camere da letto è progettata per un unico nucleo domestico, come se questo non dovesse mai evolvere. In realtà, questi alloggi potrebbero – e spesso finiscono per – accoglierne due: genitori e un figlio adulto, due coinquilini, una persona anziana con uno studente o un caregiver, oppure una coppia che affitta una stanza.
Le distribuzioni standard raramente sostengono queste situazioni. La mancanza di privacy e una cattiva organizzazione degli spazi rendono la coabitazione stressante, scoraggiano queste forme dell’abitare e spingono gli abitanti a cercare alloggi separati – spesso a un costo economico maggiore – aumentando così la domanda abitativa.
Un alloggio con due camere ben progettato può invece accogliere comodamente due nuclei domestici grazie a poche e semplici soluzioni spaziali: camere chiaramente separate e non adiacenti, con privacy visiva; una seconda camera situata vicino all’ingresso e predisposta per ospitare in futuro un piccolo angolo cottura; e due bagni compatti.
In questa configurazione, due nuclei possono condividere comodamente lo stesso alloggio mantenendo un elevato grado di autonomia. Una pianta intelligente può evitare la necessità di un’abitazione aggiuntiva.

Strategia 1: l’alloggio superversatile con due camere da letto ©STAR strategies + architecture.

Attivazione dell’angolo cottura nella seconda camera, progetto START-Ivry ©Courtesy of the owner.

2. L’alloggio divisibile: attivare una capacità abitativa nascosta
Questo principio chiave riguarda gli alloggi più grandi. Gli alloggi con tre o più camere spesso risultano sottoutilizzati quando i figli lasciano la casa familiare. I genitori rimangono in abitazioni che non corrispondono più alle loro necessità, ma trasferirsi è difficile a causa del legame affettivo con la casa e con il quartiere, di vincoli economici o, semplicemente, della mancanza di alternative adeguate.
Gli alloggi divisibili sono progettati anticipando i requisiti funzionali, tecnici e legali di una futura suddivisione. Il proprietario conserva il proprio spazio, mentre la parte non utilizzata può diventare un piccolo alloggio per un figlio adulto o per un futuro caregiver, oppure essere affittata o venduta, generando un reddito integrativo per la pensione.
Questa semplice strategia è sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale: una nuova unità abitativa entra a far parte del patrimonio residenziale senza costruire superficie aggiuntiva. Si attiva così una capacità abitativa latente. Se gli alloggi costruiti negli ultimi decenni fossero stati progettati in questo modo, l’attuale carenza di alloggi sarebbe considerevolmente inferiore.

Strategia 2: alloggio divisibile ©STAR strategies + architecture.

3. La stanza in più: piccoli cambiamenti, grande impatto
A volte una stanza in più è tutto ciò che serve affinché un alloggio continui a rispondere alle esigenze mutevoli dei suoi abitanti: la nascita di un figlio, il lavoro da casa, la necessità di prendersi cura di un genitore anziano o di accogliere un figlio che vi soggiorna soltanto nei fine settimana.
Per rispondere a queste situazioni, abbiamo sviluppato diverse soluzioni spaziali che permettono di creare una stanza aggiuntiva senza dover cambiare alloggio.

Strategia 3: la stanza in più, tra balcone “plug”, soggiorno modulare e cucina ricollocabile ©STAR strategies + architecture.

Tra queste c’è il “plug”: un balcone chiudibile che può diventare una stanza abitabile di circa 9 metri quadrati.

Balcone “plug” prima della chiusura, progetto START-Ivry ©Nicolas Trouillard.

Balcone “plug” dopo la chiusura, trasformato in stanza abitabile, progetto START-Ivry ©STAR strategies + architecture.

Un’altra soluzione è il “soggiorno modulare”, organizzato longitudinalmente lungo la facciata anziché in profondità e dotato di almeno due finestre, due radiatori, due punti luce e due prese elettriche, così da consentire la separazione di una parte dello spazio in una stanza aggiuntiva. In alcuni casi abbiamo introdotto anche la “cucina ricollocabile” che, quando la cucina disponeva ancora di una propria stanza – condizione sempre più rara negli alloggi contemporanei –, può essere trasferita nel soggiorno, liberando spazio per una stanza aggiuntiva.
In ogni caso, i requisiti progettuali, funzionali, tecnici e legali vengono anticipati fin dalla fase di progetto.
Questa stanza in più permette all’alloggio di evolvere insieme al nucleo domestico per molti più anni, prolungando la vita utile e riducendo la necessità di nuove abitazioni.

4. La “co-residenza”: ripensare l’abitare condiviso
L’abitare condiviso è spesso associato agli studenti o a forme di sistemazione temporanea. Tuttavia, quando è ben progettato, può offrire una risposta efficace al crescente numero di nuclei composti da una sola persona.
Con questo obiettivo, nel 2012 abbiamo sviluppato una nuova tipologia di abitare condiviso, che chiamiamo co-residenza. Ogni residente dispone di un’unità privata – comprendente una camera di dimensioni generose e un bagno en suite – mentre cucina, soggiorno e zona pranzo sono condivisi. La tipologia è pensata per ospitare da tre a sei residenti.
Rispetto a sei appartamenti separati, una co-residenza per sei persone può ridurre sia la superficie sia il consumo energetico fino al 45%. Soprattutto, crea reti sociali e forme di sostegno reciproco, essenziali per molte persone che vivono sole.
Diversamente dal co-living, con il suo carattere alberghiero e i grandi spazi comuni, questo modello opera alla scala intima dell’abitazione: offre privacy senza rinunciare alla dimensione comunitaria.

Strategia 4: co-residenza ©STAR strategies + architecture.

5. La tipologia PLUS: oltre il numero delle camere
Le tipologie abitative sono normalmente definite in base al numero di camere. Un numero crescente di nuclei domestici, tuttavia, si colloca tra queste categorie: genitori single, genitori separati con affidamento condiviso o persone che lavorano da casa. Hanno bisogno di spazio in più, ma la categoria abitativa successiva risulta troppo grande ed economicamente inaccessibile.
Per rispondere a questa esigenza, abbiamo sviluppato la tipologia PLUS: una nuova categoria abitativa collocata tra quelle convenzionali.

Strategia 5: tipologia PLUS, con spazio PLUS aperto sul soggiorno ©STAR strategies + architecture.

La tipologia PLUS aggiunge una quantità contenuta di superficie e integra uno spazio PLUS: un ambiente compatto, completamente attrezzato e dotato di finestra, aperto sul soggiorno ma sufficientemente ampio per dormire o lavorare.

Spazio PLUS aperto sul soggiorno, progetto START-Ivry ©STAR strategies + architecture.

Spazio PLUS chiuso e trasformabile in ambiente autonomo, progetto START-Ivry ©STAR strategies + architecture.

Per esempio, se un alloggio con una camera misura 43 metri quadrati e un alloggio con due camere 62 metri quadrati, un alloggio con una camera PLUS può avere una superficie di circa 52 metri quadrati. L’obiettivo è avvicinarsi alle prestazioni – in termini di qualità e fruibilità – della categoria abitativa successiva, senza aggiungere tutta la superficie supplementare. In questo modo, l’alloggio può rispondere a esigenze aggiuntive rimanendo economicamente accessibile, in particolare per i nuclei più vulnerabili, come i genitori single.
La tipologia PLUS adegua le dimensioni dell’alloggio alle reali esigenze spaziali dei nuclei domestici, dimostrando che pochi metri quadrati progettati con precisione possono ridurre significativamente la necessità di molti altri metri quadrati.

6. Alloggi compatti: ogni metro quadrato deve contare
Molti nuclei composti da una sola persona faticano a trovare abitazioni economicamente accessibili. Ciò dipende anche dalla riluttanza a ridurre le dimensioni degli alloggi, nonostante la rapida crescita dei nuclei domestici più piccoli in tutta Europa.
Una casa compatta può offrire un’eccellente qualità della vita, purché sia progettata con attenzione. Gli alloggi compatti richiedono un progetto intelligente, ben oltre gli standard correnti, per sfruttare al meglio ogni metro quadrato. Più piccola è la casa, più intelligente deve essere il progetto.
Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo sviluppato diverse strategie: piante altamente ottimizzate, con porte, finestre e radiatori posizionati con precisione; soffitti più alti che permettono la realizzazione di soppalchi; e una modulazione intelligente delle altezze interne in funzione dell’uso. Nel loro insieme, queste strategie possono ridurre la superficie di un’abitazione del 25-40% senza compromettere la qualità della vita.
Progettiamo inoltre questi alloggi in modo che siano aggregabili, consentendo a più unità di essere unite nel tempo, con l’evolversi delle esigenze del nucleo domestico.
Gli alloggi compatti ben progettati non sono un compromesso, ma una strategia: offrono una risposta più adeguata ed economicamente accessibile ai nuclei piccoli, adeguando la superficie alle esigenze reali e riducendo la superficie costruita e i relativi costi ambientali ed economici.

Strategia 6: alloggi compatti e piante intelligenti © STAR strategies + architecture.

Come una migliore progettazione della casa riduce i costi pubblici
Considerando l’effetto combinato di queste sei strategie, stimiamo che potrebbero ridurre di circa il 40% la necessità di nuove abitazioni. Le analisi condotte con l’intelligenza artificiale sono ancora più ottimistiche, mostrando quanto queste soluzioni potrebbero essere efficaci.
Eppure, nessuna di queste strategie richiede nuove tecnologie, costi di costruzione più elevati o superfici maggiori. Al contrario, richiedono semplicemente piante progettate meglio.
Perché, allora, il settore residenziale continua a ignorare questo aspetto? Forse è giunto il momento che altri settori contribuiscano a promuovere i miglioramenti di cui il settore abitativo ha urgente bisogno.
L’impatto di un cattivo progetto abitativo va infatti ben oltre il settore della casa. Quando l’alloggio non risponde più alle esigenze dei suoi abitanti, può incidere negativamente sui risultati educativi, intensificare le tensioni domestiche, provocare la frammentazione dei nuclei domestici o costringere gli anziani a trasferirsi in strutture assistenziali. Un cattivo progetto può anche ostacolare iniziative imprenditoriali e obbligare i nuclei domestici a trasferirsi frequentemente, interrompendo percorsi educativi, lavorativi e comunitari.
Una pianta ben progettata può ridurre la spesa pubblica, favorendo ambienti di vita più stabili e migliorando gli esiti sociali, economici e ambientali nel lungo periodo.

Today’s section ©STAR strategies + architecture.

Il ruolo del progetto – e il ruolo dell’architetto
Esiste, tuttavia, un ostacolo strutturale all’applicazione generalizzata di questi principi. Nell’attuale modello di produzione abitativa, il progetto della casa è in larga misura condizionato dai promotori immobiliari e dalle loro tipologie distributive standardizzate.
Troppo spesso, gli architetti vengono coinvolti soltanto dopo che le decisioni fondamentali sulla pianta sono già state prese, lasciando loro poco più della facciata da progettare. Di conseguenza, le piante sono ottimizzate per l’efficienza a breve termine anziché per l’adattabilità a lungo termine.
La standardizzazione e la prefabbricazione vengono sempre più presentate come le soluzioni alla crisi abitativa. Ma costruire più rapidamente abitazioni mal progettate non è una soluzione a lungo termine. Le abitazioni mal progettate rischiano di confinare un’intera generazione di alloggi in schemi distributivi che diventeranno rapidamente obsoleti con l’evolversi dei nuclei domestici, perpetuando così il ciclo della carenza abitativa.
Risolvere la crisi abitativa, dunque, non significa soltanto costruire di più o più rapidamente. Significa anche restituire al progetto intelligente della pianta un ruolo centrale nella produzione abitativa.

Una nuova narrazione per l’abitare: le persone, non i fogli Excel
Le sei strategie presentate in questo articolo producono abitazioni più versatili, resilienti e capaci di evolvere insieme ai nuclei domestici. Queste case non rappresentano soltanto un’importante conquista sociale: possono anche ridurre significativamente la domanda di nuove abitazioni e la spesa pubblica.
L’aspetto migliore è che questi alloggi non sono più costosi – li abbiamo costruiti, nel 2019, per 1.580-1.750 euro al metro quadrato, IVA esclusa – e non richiedono superfici maggiori né nuovi metodi costruttivi.
Tuttavia, la narrazione tecnocratica dominante – “produrre più abitazioni e più rapidamente, invece di produrne meno ma ben progettate” – favorisce chi trae profitto dalla continua carenza di alloggi. Come mi chiese una volta un promotore immobiliare: “Perché tutto questo sforzo per migliorare la casa, Beatriz? Vendiamo tutto, per quanto sia fatto male”.
Progettare case che si adattino alle persone, aumentino la resilienza sociale e riducano la necessità di nuove costruzioni non è un’utopia: è una possibilità concreta e una responsabilità collettiva.
Con il nostro progetto START-Ivry abbiamo dimostrato che la casa può essere, allo stesso tempo, un’infrastruttura sociale e un’operazione finanziariamente sostenibile. Ignorare la prima significa tradire una delle responsabilità fondamentali dell’architettura.
Serve con urgenza una nuova narrazione: una casa che si adatti alle esigenze reali delle persone che la abitano, non soltanto ai fogli Excel. Costruire più rapidamente milioni di case mal progettate è come produrre in serie milioni di giacche che non si adattano a chi le indossa: per quante se ne producano e per quanto rapidamente, continueranno a non rispondere ai bisogni delle persone, costringendole a cercarne un’altra.

START-Ivry project, Ivry-sur-Seine, Greater Paris ©Nicolas Grosmond.