Rebel Architette, un team a sostegno della professione al femminile

di Marta Brambilla

2018-01-30T19:06:24+00:00 18 Dicembre 2017 |

Galeotto fu il timbro al femminile “Architetta” all’Ordine APPC di Bergamo, ottenuto nel marzo del 2017 e fortemente voluto da tre architette bergamasche, Silvia Vitali, Mariacristina Brembilla e Francesca Perani: da quel momento le professioniste iscritte all’Ordine hanno ottenuto la possibilità di scegliere il timbro con la dicitura al femminile, in linea con le direttive ministeriali del 2007 del Ministero delle Pari Opportunità e nel rispetto delle indicazioni dell’Accademia della Crusca sul linguaggio di genere nelle professioni. Se l’interesse della stampa in merito è stato alto, anche con entusiasti consensi, sui social network ne è nato un grande dibattito.

Questo è stato il punto di partenza del nostro gruppo di lavoro, un team redazionale con un nucleo iniziale di 14 creative di età media under 35, che ha voluto provocatoriamente chiamarsi Rebel Architette, e che si è riunito per iniziativa dell’architetta Francesca Perani, già fra le promotrici del timbro al femminile e fra le fondatrici del gruppo Archidonne a Bergamo. Le nostre strade si sono incrociate seguendo percorsi diversi, grazie a incontri di lavoro, ma anche a occasioni quali la conferenza dal titolo “Architetto o Architetta?”, tenutosi all’Ordine degli APPC di Milano, e all’uscita del numero 562 di “Abitare”, interamente dedicato alle architette. È stato allora che anch’io ho deciso di aderire a questo progetto, iniziando a occuparmi della redazioni di articoli, lettere e comunicati stampa.

Di fronte al fatto evidente che nel 2017 le donne incontrino ancora delle difficoltà ad affermarsi e a divulgare il proprio lavoro nell’ambito dell’architettura, a unirci è stata l’esigenza di fare finalmente in prima persona qualcosa di concreto per dimostrare che le architette ci siano e che abbiano le carte in regola per guadagnarsi il giusto spazio sui media, alle conferenze, nelle giurie (e nei premi) dei concorsi. Sfruttando le potenzialità dei social media e dei mezzi di comunicazione digitali, abbiamo cominciato a pianificare la nostra personale rivoluzione che parte dal basso.

La prima azione che ci siamo proposte è stata la promozione di professioniste dell’architettura nazionali e internazionali affinché le nuove generazioni di architette abbiano dei modelli al femminile a cui ispirarsi, a differenza di quanto è successo a noi durante il nostro percorso di studi: una maggioranza di professori di progettazione uomini che portavano come riferimento altrettanti uomini progettisti.
Scopo dell’iniziativa è cercare di sfatare il mito dell’architettura come ambiente ancora a predominanza maschile: il numero delle studentesse iscritte ai vari politecnici e alle facoltà di architettura va ormai oltre il 50% del totale degli iscritti, ma se si analizzano le dinamiche relative alla pratica professionale ci si accorge che qualcosa ancora non va (solo tre architetti su dieci iscritti all’Ordine e attivi nel lavoro sono donne), in particolare nel momento in cui le architette si trovano a dover conciliare la vita lavorativa con quella familiare, per non parlare della disparità di reddito tra architetti uomini e donne (gli uomini guadagnano il 57% in più delle loro colleghe).

Per favorire quindi una cultura di riferimento al femminile, abbiamo deciso di portare 365 Architette alla Biennale di Venezia, anche per opporci idealmente al ripetersi di situazioni tutte al maschile come la conferenza stampa di chiusura dell’ultima edizione presieduta da Alejandro Aravena. E infatti un’altra attività che portiamo avanti è il monitoraggio di giurie e conferenze declinate solo al maschile.

Il nostro progetto 365 Architette è nato come banca dati per mettere in luce l’eccellenza di professioniste della progettazione. Ogni giorno sulla pagina facebook pubblichiamo la biografia di un’architetta accompagnata dalle immagini di progetti realizzati e link di approfondimento: la selezione predilige progettiste con un significativo curriculum dal quale emergano impegno ed esperienza necessari a raggiungere un livello progettuale e stilistico innovativo, ma anche possibilmente un impegno rivolto alla collettività. La lista, in rapida crescita, sarà presto disponibile anche in formato di book digitale per celebrare i primi sei mesi di questo progetto.
Non si tratta di un’esperienza nuova: 365 Architette si affianca infatti a iniziative internazionali affini, tra cui Un Dia Una ArquitectaArchiparlourMomowo, proprio a dimostrare come da più parti sia nata questa esigenza di dare voce alle donne dell’architettura. La selezione delle Architette è curata dalla nostra redazione ed è ora aperta anche a candidature spontanee attraverso una Call diffusa in rete promossa anche da Divisare/Europaconcorsi e Architetti.com.

Per noi Rebel Architette l’obiettivo di rendere le donne dell’architettura finalmente visibili non va solo a favore delle future architette, ma mira a promuovere anche un cambio di mentalità di tutti i professionisti coinvolti nel nostro ambiente e anche degli utenti finali, i nostri clienti. Vorremmo inoltre che per le nuove generazioni questo modo di pensare al ruolo delle donne nelle professioni tecniche diventi la normalità e per questo ci siamo proposte di iniziare anche un’attività di mentoring sul territorio rivolta a studenti delle scuole superiori e delle università, sia per incentivare il cambiamento verso un panorama professionale più eterogeneo ed equo, sia perché crediamo nelle potenzialità portate dalla creazione di una rete di rapporti e dalla condivisione delle nostre esperienze, professionali, ma non solo.

A questo scopo è per noi fondamentale la promozione e diffusione del titolo di Architetta, che ancora stenta a essere correttamente utilizzato dai media e dagli stessi professionisti. L’introduzione nel linguaggio corrente dei titoli al femminile di professioni tecniche non è un vezzo radical chic, come spesso ci viene rinfacciato, ma rispecchia la volontà di superare quella barriera invisibile per la quale nella mentalità comune siano accettabili i ruoli di maestra e infermiera, ma non quelli di ingegnera e architetta, correttamente declinati al femminile secondo la lingua italiana.
Qualcosa però sta cambiando e la definizione di architetta inizia a comparire sulle pagine di giornali e sulle riviste di settore: e con la nostra attività ci siamo messe in campo per provare a favorire questa piccola grande rivoluzione.