Scelta con cura l’immagine che compare sulla copertina dell’ultimo volume mandato alle stampe da Paolo Zermani. Mostra uno scenario di rara intensità espressiva dal colmo del castello di Novara dove si riconosce, nel profilo urbano, la cupola di San Gaudenzio. Il simbolo della città rappresenta l’elemento icastico dello skyline divenuta un’emergenza architettonica che si staglia verso l’alto. La si può cogliere dai diversi punti di Novara.
L’immagine allude ad altre epoche storiche, quando le città si caratterizzavano per la presenza dei campanili delle chiese e per le torri dei palazzi comunali e ci parla di un dialogo a distanza tra due progettisti. Quasi il passaggio del testimone tra Alessandro Antonelli e l’autore del volume che ha restaurato e ricostruito le rovine del castello, infondendo loro nuova vita. Il primo realizza questo straordinario edificio in muratura, simile alla Mole di Torino, per mezzo di un cantiere che è durato quarant’anni, dove la cupola che conclude la costruzione rappresenta la massima espressione del suo genio e un segno distintivo dell’architettura italiana.
Il volume è reso prezioso anche dal titolo Il nuovo nell’antico e da ciò che lo accompagna, Architettura e paesaggio italiano, espressioni in grado di evocare altre fasi storiche nelle quali la nostra disciplina ha svolto un ruolo essenziale.
Paolo Zermani, con Alberto Andreis, Giuseppe Arena, Carmela Barillà, Mauro Grimaldi, Ezio Manzini, Fulvio Nasso, Eugenio Tessoni, Alberto Tricarico, Ricostruzione e restauro del Castello sforzesco-visconteo, Novara, 2015. Foto: Mauro Davoli.
Sfogliando le pagine appare in bianco e nero l’intensa serie di fotografie di Mauro Davoli. Mostrano un viaggio nel tempo e nei luoghi che parte con Casa Zermani a Varano dei Marchesi del 1996 per giungere alla Nuova uscita del Museo delle Cappelle Medicee a Firenze del 2023.
In tutte si coglie, oltre all’essenzialità dell’opera che non necessita di nessun orpello, un tacito rapporto tessuto di allusioni con l’intorno. Una sorta di ricucitura che indica il giusto modo di intervenire, qui e ora, in sintonia con la storia e la tradizione e con quel rigore costruttivo un tempo naturale, smarrito di recente nella confusione dei linguaggi.
Paolo Zermani, collaboratori: Mauro Alpini, Fabio Capanni, Giovanna Maini, Giacomo Pirazzoli, Fabrizio Rossi Prodi, Tomohiro Takao, Chiesa di S. Giovanni, Perugia, 1997-2007. Foto: Mauro Davoli.
Se si osservano le architetture con la necessaria attenzione ci permettono di comprendere a cosa alluda l’autore quando sostiene la sacralità della nostra terra. Quella stessa che custodisce ciò che resta del corpo e degli atti di un uomo vissuto nei secoli precedenti. Si coglie l’essenza di questa terra e possiamo capire il perché esiste una responsabilità italiana.
Quelle righe rappresentano le conclusioni di un testo denso e propositivo, frutto di un’ampia meditazione che sollecita tutti a riflettere sul tempo che stiamo vivendo e ciò che definisce la deriva estetica ed etica in atto. Quest’ultima non risparmia l’architettura e nasce da una dissoluta e strumentale interpretazione della modernità, da una finta adesione alle tematiche ambientali, da una impropria delega degli strumenti tecnologici e un asservimento acritico alle richieste dell’economia di mercato.
Paolo Zermani, collaboratori: Eva Grosso, Giovanna Maini, Tempio di cremazione, Parma, 2010. Foto: Mauro Davoli.
Paolo Zermani grazie all’opera svolta negli anni si candida ad esprimere compiutamente la sua proposta. La fa attraversando con sapienza i principi dell’arte, ad iniziare da Roberto Longhi. Aggiunge i frutti di una cultura nella quale si riconosce. La esprimono autori come Jorge Luis Borges, Joseph Roth, Guido Ceronetti dell’intramontabile Viaggio in Italia, Romano Guardini e molti altri colti nell’essenza dei loro ragionamenti. Insieme esprime ciò di cui si avverte le necessità ma non riesce ancora a coagulare le forze necessarie per attivare la forza propulsiva necessaria ad esprimere un nuovo paradigma che riporta al centro dell’attenzione il significato stesso e il valore del nostro lavoro. Si tratta di una trama consistente che lega le elaborazioni critiche di chi ha già indagato l’argomento e messo a punto riflessioni capaci di indicare un percorso possibile per tornare, nel tempo presente ad abitare la terra poeticamente. Grazie a coloro che lo hanno preceduto e al suo lavoro si può confidare di vedere la luce di un nuovo inizio, affidato al reimpianto, non al rimpianto.
Paolo Zermani con Siro Veri, collaboratori: Mauro Alpini, Giovanna Maini, Tomohiro Takao, Cimitero, Sansepolcro (Arezzo), 1997-2014. Foto: Mauro Davoli.
















