Il 31 agosto chiude al museo MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma la mostra Mediterranea. Visioni di un mare antico e complesso, a cura di Viviana Panaccia. Inaugurata presso lo spazio EXTRA del MAXXI, l’esposizione è stata realizzata grazie alla Fondazione MAXXI e Med-Or Italian Foundation, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana, Telespazio, e-GEOS e l’Agenzia Spaziale Europea. Un progetto importante quindi, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero della Cultura. Nata ed ideata originariamente in occasione di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, dopo anni di esposizioni estere promosse dal MAECI, ritorna finalmente in Italia arricchita da notevoli pezzi nuovi ed allestita in una veste del tutto rinnovata, concludendo così il suo viaggio internazionale.
Algeri, Algeria, 36° 47’ N 3° 04’ E, ©contains modified Copernicus Sentinel data, processed by e-Geos.
Tra le varie novità, uno dei pezzi più interessanti è il rostro di nave romana appartenente alla flotta che nel 241 a.C. sconfisse i cartaginesi, proveniente dalla Regione Siciliana, Soprintendenza del Mare.
Il percorso espositivo ci mostra il Mediterraneo nei suoi infiniti intrecci, attraverso installazioni immersive e immagini satellitari inedite in dialogo con opere di Camilla Gurgone, Felice Levini e Giulio Paolini, con quelle di Nicolò Degiorgis e Luca Trevisani parte della Collezione MAXXI e con importanti prestiti provenienti dal Museo delle Civiltà, dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, dal Museo Nazionale Romano, dalla Società Geografica Italiana e dalla Regione Siciliana – Soprintendenza del Mare.
Rostro di nave romana. Foto: ©E. Lo Giudice.
La mostra risulta più attuale che mai, perfettamente in linea anche con i temi esposti da Guendalina Salimei al Padiglione Italia della Biennale di Architettura di Venezia di quest’anno. Il suo messaggio politico è chiaro e conciso: in un momento di grandi sconvolgimenti e di crisi come quelli che stiamo vivendo in questi ultimi anni, il Mediterraneo è e rimane un luogo dell’inclusività, un luogo in cui la storia passata e presente ci mostra infinite finestre di dialogo. Come afferma Marco Minniti, Presidente Med-Or Italian Foundation: “Il Mediterraneo è sempre stato crocevia di scambi e relazioni, un ponte tra civiltà, culture e lingue differenti. Questo mare, che unisce Europa, Africa e Asia, rappresenta oggi una delle aree più rilevanti per comprendere le dinamiche politiche globali.”
Palermo, Italia, 38° 06’ N 13° 21’ E, ©contains modified Copernicus Sentinel data, processed by e-Geos.
L’Italia è al centro: ponte tra i ponti, porto tra i porti, protagonista involontaria di questo arcipelago marino di terre e di culture, un mediterraneo che è mare che sta tra le terre, luogo di intrinseca pluralità e culla di civiltà. Fin da subito lo spettatore è stimolato a riflettere sulla necessità di proteggere il sorprendete ed immenso patrimonio naturale e culturale di questo Grande Mare: un laboratorio umano incredibilmente ricco, spazio di riflessione, luogo d’incontro tra grandi civiltà, epifania di miti, crogiolo di culture che hanno convissuto e convivono come in passato, ancora oggi insieme.
La curatrice Viviana Panaccia afferma: “La mostra intende raccontare il Mar Mediterraneo nella sua complessità e attuale problematicità, che affondano le radici nella sua antichissima storia di popoli, culture, religioni e lingue diverse. È un percorso innovativo e unico che mette in dialogo immagini satellitari di straordinaria bellezza con reperti archeologici, opere d’arte e mappe antiche in una felice sintesi di cultura, arte, scienza e tecnologia tra passato e presente. Gli occhi dei satelliti ci restituiscono immagini bellissime.”
Visitando la mostra mi viene in mente la frase di Bernard Braudel attraverso il quale il Mediterraneo ci appare come mille cose insieme “non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre.”1 Luogo mitologico, carico di simboli e di narrazioni, binomio di fortune e tramonti. Un luogo la cui legge “rischiosa”, come dice il Montale, è essere al contempo “vasto e diverso / e insieme fisso.”2 Un luogo che Ulisse ha trasformato in un cammino periglioso verso la sua patria perennemente assente, Itaca.
Camilla Gurgone, Artificial Symmetry, 2019. Scheletri di riccio di mare, plastica. Courtesy: l’Artista.
È proprio quando possiamo immaginare il mare come cammino, che “pòntos diviene il suo nome più proprio” (Cacciari, 1997). Il Mediterraneo è ed è stato un ponte, il più arrisicato e fortunato dei ponti che unisce tre continenti, intreccio dei sentieri tracciati dagli uomini e da millenarie civiltà. Questo mare è il mare per eccellenza, e non è astrattamente separato dalla Terra, è esso stesso architettura, ponte denso di relazioni, dimora di popoli e luogo del molteplice in cui Ulisse stesso si imbatte tracciando dei sentieri, e costruendo un arcipelago la cui unica metodologia architettonica non è altro che lo spazio di carattere poetico disegnato da Omero. Un molteplice che oggi lotta contro la tabula rasa della globalizzazione, che va salvato e protetto contro ogni possibile semplificazione. Ma per salvarlo va compreso e nel contempo esaltato, ed è proprio questo l’intento di questa mostra: mostrarci il molteplice per salvare la complessità del Mediterraneo. Il cammino che segna questa mostra, nel susseguirsi delle varie immagini satellitari, vuole rompere i limiti politici dei vari stati, per illustrarci un viaggio verso il Logos a tutti comune, verso quella unità che il Mediterraneo ci mostra. Un’unità che è il molteplice: un gioco di echi e rimandi di affinità elettive, tra città, anfratti, scogli e faraglioni che costellano il mare. È su questo mare che nascono città come Venezia, Palermo, Tunisi, Istanbul, Smirne, Algeri, Valencia, Dubrovnik, ecc…. È su questo mare che la scrittura si è evoluta in forme sorprendenti: dai geroglifici egiziani, all’alfabeto greco, etrusco, ed infine latino. Sotto quest’aspetto, splendide le lamine d’oro esposte, scoperte nel 1964 a Pyrgi, rappresentano un importante reperto archeologico, noto per le iscrizioni in etrusco e fenicio che contengono.
Lamine in oro dal santuario monumentale di Pyrgi, fine VI secolo a.C., oro. Courtesy: Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Roma, s. n. inv.
Il mediterraneo è un mare che non separa, ma unisce. Un mare che racchiude in sé vegetazioni, piante e profumi meravigliosi, vari tipi di grano, piante aromatiche che all’interno dello spazio espositivo possiamo vedere, sentire, toccare. Un mare “fecondissimo”, usando un termine di Alberto Savino nel suo breve testo nella Nuova Enciclopedia (1977) “E una maniera di fecondità è di essere foriero di ricchezze, com’è il mare, materiali e spirituali. Una maniera di fecondità è di traghettare le cognizioni, le idee, e l’intelligenza: essere il grande ausiliatore di progresso umano.”3 Le matrici culturali del mediterraneo, segnano così il più grande complesso culturale al mondo, il più dinamico luogo di interazione esistente al mondo. Ma qual è e lo stato attuale in cui versa oggi questa incredibile architettura di relazione? La sezione dal titolo Mediterraneo Oggi analizza proprio questo aspetto, mostrandoci le emergenze causate dalla pressione antropica, documentate da immagini satellitari che rivelano in modo inequivocabile i segni di cambiamento, che ci portano a chiedere quale sarà il futuro del Mediterraneo. Le risposte a questa domanda vengono lasciate agli artisti che rileggono la condizione contemporanea in chiave poetica. Ripenso quindi ad Hegel, che in Lezioni di filosofia della storia (1837) definisce il Mediterraneo come “asse della storia”, dove il mare assume la funzione di stimolo alla libertà, per scoprire nuove conoscenze, nuove realtà. Ciò che scaturisce è quindi la visione del Mediterraneo come luogo creativo, confermando la sua essenza di una realtà in divenire. Un coacervo di genti, piante, spazi, urbanità. Il Mediterraneo rappresenta una civiltà scandita da individualità folgoranti, ed anche se in questo momento sembra dominare nel Mediterraneo il demone della separazione, questa mostra ci fa ricordare che questo mare è uno spazio comune, il luogo di una storia condivisa, ed oggi come in passato è sempre possibile e doveroso instaurare dialoghi e integrazioni tra religioni, popoli, uomini e società. L’obbiettivo è quello di costruire, dalle attuali tragedie che viviamo in questi ultimi anni, una nuova era di fratellanza e collaborazione per fondare una società aperta al dialogo, per un rinnovato messaggio politico di unità e coesione culturale. Un’unità profonda scandita da diversità.
Allestimento di Mediterranea. Visioni di un mare antico e complesso. Foto: ©Cosimo Trimboli.
Note
1. Fernard Braudel, Il Mediterraneo. Lo spazio la storia, gli uomini e le tradizioni, Bompiani, Milano, 2002.
2. Eugenio Montale, Ossi di seppia, Mediterraneo, dal volume Montale. Tutte le poesie, ed. i Meridiani, Mondadori, Milano, 1984, pag. 54.
3. Aberto Savino, Nuova Enciclopedia, Adelphi, Milano, 1977, pag. 250.
























