Il mondo fantastico di Qiu Zhijie

Gli architetti troveranno interessante il lavoro dell’artista contemporaneo cinese Qiu Zhijie, perché disegna mappe.
Nello specifico, delle mappe di dimensioni enormi, ma allo stesso tempo fitte di termini scritti in grandezza normale che portano il visitatore in uno stato continuo di esitazione tra l’impulso di allontanarsi per avere una visione d’insieme e di avvicinarsi per leggere cosa c’è scritto.

Photo: ©Daniele Baratelli.

Vocaboli, frasi, concetti, sono disposti sulla tela definendo delle aree tematiche e dei percorsi che si contaminano ed evolvono, e vengono rappresentati all’interno di una mappa geografica, da cui il nome dell’esibizione Mappa Mundi. La tecnica a inchiostro è in prevalenza nero su bianco ma con sporadici spunti di colore: un richiamo alla pittura tradizionale cinese, che contrasta con molte delle tematiche prettamente moderne trattate dalle parole, come sociologia, psicologia, politica.

Photo: ©Daniele Baratelli.

Si tratta di un tentativo di catalogare il sapere umano in forma grafica, che al contrario di altre catalogazioni (ad esempio, alfabetica) permette una visione di insieme, un sistema di coordinate che condensa idee, individui, oggetti e situazioni, intrecciandoli insieme e offrendo la possibilità di capirli in relazione l’uno con l’altro.
Molto interessante anche la presenza di un software che, una volta proposto un termine attraverso un microfono, genera automaticamente una sua mappa di relazioni.

Photo: ©Daniele Baratelli.

Non manca poi la zona dedicata all’architettura nella quale troviamo disegnata, per l’unica volta, una mappa urbana dove i blocchi corrispondono a delle architetture iconiche, senza nessuna referenza geografica o temporale (ad esempio, la Forbidden City, il Crystal Palace, il Palazzo della Civiltà Italiana), organizzate intorno a dei viali dai nomi come “Empire style avenue” e “Av. Art Deco”, che confluiscono in una centrale “Square of Monument”, che sicuramente sarebbe piaciuta a Boullèe.

Photo: ©Daniele Baratelli.

In esibizione all’UCCA di Pechino, il cui edificio è stato tra l’altro recentemente rinnovato ad opera di OMA, ho visitato la mostra e l’ho trovata interessante e divertente. Il divertimento è stato il passeggiare in questa foresta di parole e commentare insieme a un amico se si conosce questo o quel termine, se si ha letto questo libro o se si conosce quella citazione, e tentare di risalire ai meccanismi mentali dell’artista che lo hanno portato ad un particolare accostamento. Di certo è stata un’esperienza di curiosità e un piacevole stimolo intellettuale.

Photo: ©Daniele Baratelli.