Il contributo della dinastia fiamminga alla formazione dei generi pittorici è al centro della mostra I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa, a Palazzo Reale di Milano. Su progetto di Bernard Aikema e a cura di Carlotta Striolo, l’esposizione riunisce oltre ottanta opere tra dipinti, disegni e stampe, in cinque sezioni. Il percorso mette in relazione le invenzioni della famiglia con la circolazione dei modelli e le trasformazioni del mercato dell’arte tra Cinquecento e Seicento.

Pieter Bruegel il Vecchio (copia antica da), La danza nuziale, 1566 circa. Olio su tavola, cm 117,2 × 165,5, Anversa, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten.

Nelle opere di Pieter Bruegel il Vecchio, che dal 1559 firma senza la “h” nel cognome, il paesaggio e le attività umane acquistano un ruolo determinante. Anche quando il soggetto è religioso, la scena si colloca spesso negli ambienti delle Fiandre contemporanee, fra villaggi e folle impegnate nelle occupazioni quotidiane. L’episodio biblico può diventare difficile da individuare, assorbito dalla molteplicità delle azioni. Il carattere popolare dei soggetti convive con una costruzione colta dell’immagine, destinata a un pubblico capace di riconoscere allusioni morali, riferimenti letterari e ambiguità dei comportamenti.

Pieter van der Heyden da Pieter Bruegel il Vecchio, Allegoria della Pazienza (Patientia), dalla serie delle Sette Virtù, 1557. Bulino, Bruxelles, Bibliothèque Royale de Belgique.

Alla diffusione di questo repertorio contribuiscono le stampe tratte dalle invenzioni del maestro e, successivamente, il lavoro del figlio Pieter Brueghel il Giovane. La sua bottega riprende e modifica le composizioni paterne, adattandole a formati e richieste differenti. Il nome Brueghel viene così associato a un insieme di temi e soluzioni figurative riconoscibili, capace di raggiungere un mercato più ampio. Nei Proverbi, provenienti dallo Stadsmuseum di Lier, Pieter il Giovane traduce modi di dire e insegnamenti in una scena affollata di episodi. Piccoli dipinti circolari isolano invece singoli proverbi, proponendoli in formati e a costi più contenuti.

Pieter Brueghel il Giovane, Il censimento a Betlemme, ante 1616. Olio su tavola, cm 113,6 × 165,2, Anversa, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten.

La fortuna dei modelli bruegheliani si estende oltre la cerchia familiare. Il confronto con altri pittori fiamminghi e olandesi mostra come feste contadine e vedute rurali vengano riprese e trasformate in contesti diversi. La presenza di Jacopo Dal Ponte, detto il Bassano, e del pittore spagnolo Pedro Orrente allarga questa prospettiva all’Europa meridionale. Jacopo appartiene a una famiglia di pittori veneti e la sua attività prosegue con i figli. Emergono affinità nella rappresentazione del mondo contadino, nell’ambientazione quotidiana delle storie sacre e nel lavoro delle botteghe.

Pieter Brueghel il Giovane, Proverbi, 1606-07. Olio su tavola, cm 117,5 × 171,7, Lier, Stadsmuseum.

Un passaggio centrale riguarda l’affermazione del paesaggio come soggetto autonomo. I disegni e le incisioni legati a Pieter il Vecchio, fra cui la serie dei Grandi paesaggi, sono accostati alle ricerche di Domenico Campagnola e Girolamo Muziano, pittori e disegnatori italiani del Cinquecento attenti alla rappresentazione della natura. Il paesaggio assume una presenza crescente, mentre la figura umana può ridursi a un elemento della composizione. Le opere dei paesaggisti olandesi Jan van Goyen e Philips Koninck ne documentano gli sviluppi seicenteschi; parallelamente, la specializzazione degli artisti favorisce la diffusione di vedute invernali, marine e scene di vita quotidiana, sostenuta dalle richieste di nuovi acquirenti.

Hendrick Avercamp, Paesaggio invernale con cittadini e pattinatori, post 1610. Olio su tavola, cm 31 × 52,5, Ginevra-Parigi, De Jonckheere.

Jan Brueghel il Vecchio, figlio minore del capostipite, rinnova l’eredità paterna attraverso soggetti, materiali e collaborazioni. I suoi dipinti di piccolo formato, spesso eseguiti su rame, concentrano una grande quantità di dettagli. L’osservazione della natura si intreccia con l’invenzione fantastica nelle scene infernali ispirate alle visioni di Hieronymus Bosch, mentre nelle allegorie la varietà del mondo viene raccolta e ordinata secondo gli interessi del collezionismo contemporaneo.

Jan Brueghel il Vecchio, Cristo nella tempesta sul mare di Galilea, 1596. Olio su rame, cm 26,6 × 35, Madrid, Museo Nacional Thyssen-Bornemisza.

A Roma Jan incontra il cardinale Federico Borromeo, che segue a Milano nel 1595 e con il quale mantiene un legame duraturo anche dopo il ritorno ad Anversa. I dipinti provenienti dalla Galleria Colonna e Fiori in un bicchiere, prestato dalla Pinacoteca Ambrosiana, documentano aspetti diversi della sua produzione e della sua fortuna presso i committenti italiani. Quest’ultimo testimonia l’affermazione della natura morta di fiori come genere autonomo, destinato a diffondersi in tutta Europa.

Jan Brueghel il Vecchio, Il concerto di Orfeo agli Inferi per Plutone e Proserpina, 1594 circa. Olio su rame, cm 25 × 34,4 cm, Roma, Galleria Colonna.

A concludere il percorso è l’Allegoria della pittura di Jan Brueghel il Giovane, figlio di Jan il Vecchio, nella quale una galleria riunisce quadri di soggetti differenti, strumenti del mestiere e richiami al lavoro della bottega. Il ritratto di Pieter il Vecchio, affiancato a quelli di altri maestri europei, afferma il riconoscimento della dinastia. L’immagine raccoglie così i temi dell’esposizione: la trasmissione del sapere artistico, la formazione delle collezioni e la progressiva distinzione dei generi.

Jan Brueghel il Giovane, Allegoria della pittura, 1625-30 circa. Olio su rame, cm 49 × 77, Collection het Noordbrabants Museum’s-Hertogenbosch, on loan from the JK Art Foundation.

English summary

At Palazzo Reale in Milan, I Brueghel explores the Flemish family’s role in the development of pictorial genres in Europe. More than eighty paintings, drawings and prints trace the spread of their compositions and subjects, alongside the growing prominence of landscapes, scenes of everyday life and floral still lifes. The exhibition also examines artistic exchanges between Northern Europe and Italy, including Jan Brueghel the Elder’s lasting relationship with Cardinal Federico Borromeo.