A Weil am Rhein, in Germania, a pochi passi dal confine con la Svizzera, vicino a Basilea, è situato il Campus Vitra, un complesso di edifici che comprende il Vitra Design Museum, diverse sedi espositive e gli stabilimenti della nota azienda di mobili di design Vitra, fondata da Willi Fehlbaum e insediatasi nella zona a partire dal secondo dopoguerra. Dopo un incendio che nel 1981 distrusse gran parte degli impianti produttivi, l’azienda, guidata dal figlio del fondatore, Rolf Fehlbaum, prese la direzione innovativa di riedificare i fabbricati industriali, chiamando architetti di fama internazionale ad operare nella ricostruzione, creando così un centro di confronto tra interpreti dell’architettura contemporanea. Oggi il Campus Vitra si presenta come una esposizione a cielo aperto di costruzioni d’avanguardia firmate dai più famosi architetti di tutto il mondo, tra cui: Frank Gehry, Nicholas Grimshaw, Álvaro Siza, Zaha Hadid, Tadao Ando, Buckminster Fuller, Jean Prouvé, Renzo Piano, Herzog & de Meuron, Sanaa, solo per citarne alcuni.

Vitra Campus Architecture. Link alla planimetria interattiva.

Gli edifici industriali, caratterizzati da forme precise e regolari, sono stati tra i primi a essere costruiti nel 1981, ad opera di Nicholas Grimshaw. Nel giardino del Campus si può ammirare anche una cupola geodetica, il Dome di Richard Buckminster Fuller, già prevista nel 1975.
Nel Campus l’intervento più recente è il Percorso mistico, Doshi Retreat, ideato nel 2025 dall’architetto indiano Balkrishna Doshi, con Khushnu Panthaki Hoof e Sönke Hoof, un’installazione paesaggistica labirintica con componenti sensoriali e un padiglione per la contemplazione meditativa (opera pubblicata su weArch).
Il Vitra Design Museum, inaugurato nel 1989, una delle prime opere progettate in Europa da Frank Gehry, rappresenta un capolavoro del decostruttivismo, con le sue forme geometriche bianche, le curve e i volumi aggettanti e scultorei. Il museo custodisce nei suoi spazi un’esposizione permanente di un ricco patrimonio di oggetti, comprendente anche la collezione privata della famiglia Fehlbaum, e periodicamente ospita mostre temporanee sul design e sulla sua storia.

Richard Buckminster Fuller, Dome, 1975 / 2000. Foto: M. Oglialoro.

Balkrishna Doshi con Khushnu Panthaki Hoof e Sönke Hoof, Doshi Retreat, 2025. Foto: M. Oglialoro.

Frank Gehry, Vitra Design Museum, 1989. Foto: M. Oglialoro.

Dal 14 marzo 2026 il Vitra Design Museum presenta la mostra Hella Jongerius: Whispering Things, prima grande retrospettiva dedicata alla designer olandese considerata una delle più apprezzate degli ultimi decenni. Alla conferenza stampa di presentazione erano presenti, oltre alla protagonista, Glenn Adamson, il curatore della mostra, insieme a Marcella Hanika, e il direttore del Vitra Design Museum, Mateo Kries. La designer ha spiegato la sua concezione del design. Da oltre trent’anni la sua ricerca è diretta a definire una inedita rappresentazione del design come esperienza critica e poetica, con la volontà di riflettere e indagare le relazioni che si istituiscono con gli oggetti di uso quotidiano, nelle nostre case. Determinanti sono anche i suoi studi sul colore, sui materiali e sui processi produttivi.

Presentazione della mostra. Da sinistra: Glenn Adamson, Hella Jongerius e Mateo Kries. Foto: Manuela Oglialoro.

L’esposizione raccoglie i suoi primi lavori sperimentali, le creazioni diventate iconiche e le ultime opere come le ceramiche scultoree, ripercorrendo l’attività della Jongerius dagli inizi negli anni Novanta, con la collaborazione con il collettivo olandese Droog Design, alla sua affermazione negli anni Duemila, fino alle opere più recenti che travalicano quasi i confini del design per approdare ai territori dell’arte.
Alcuni interrogativi si rivelano essere al centro delle riflessioni dell’artista: “Che cosa significa progettare in un mondo che possiede già abbastanza oggetti? In che modo gli oggetti possono incarnare attenzione e cura piuttosto che consumo e spreco?
La mostra comprende più di quattrocento pezzi, tra cui una ricca selezione di immagini, collage, esperimenti e altri documenti che mettono in luce i dettagli del processo creativo della designer.  La maggior parte degli oggetti esposti proviene dall’archivio di Jongerius che nel 2024 è stato affidato alle cure del Vitra Design Museum.

Hella Jongerius nel suo studio. Preparativi per il trasferimento dell’archivio, 2024 ©Vitra Design Museum, foto: Roel van Tour.

La mostra è suddivisa in quattro sezioni.
La prima sala, intitolata Dirty Hands, è dedicata agli anni Novanta quando e sperimentava l’uso di materiali quali la ceramica e il tessile. L’interesse della Jongerius è sempre stato rivolto alle tecniche artigianali. Diversi video mostrano le mani della designer all’opera, sottolineando l’importanza del contatto con la materia.

Vista dell’allestimento ©Vitra Design Museum. Photo: Bernhard Strauss.

La seconda sala è intitolata Business Class e definisce la lunga collaborazione di Jongerius con i piu famosi marchi industriali, come Maharam, IKEA, Camper, Vitra, la manifattura di porcellane Nymphenburg e KLM. Qui troviamo, i bozzetti, i pattern e i prototipi insieme ai prodotti finiti.

Vista dell’allestimento ©Vitra Design Museum. Photo: Bernhard Strauss.

La terza sala dal nome Feeling Eye illustra la ricerca sui colori e sui materiali, tematica fondamentale nel lavoro di Jongerius. Troviamo varie di opere, fra cui un’installazione di grande effetto appartenente alla serie Coloured Vases e anche gli sperimentali Colour Catchers, che sottolineano l’attenzione sugli effetti del colore in situazioni differenti. Viene documentato anche il lavoro della creazione dei tessuti nei dettagli: dai prototipi in carta e seta allo studio di tecniche tessili e di progetti sperimentali.

Vista dell’allestimento ©Vitra Design Museum. Photo: Bernhard Strauss.

Nell’ultima sala, Cosmic Mind, la mostra ospita opere in cui il confine tra arte e design è quasi impercettibile. Tali lavori spesso riguardano creature animali. Le opere scultoree come Frog Table o la serie Angry Animals rivelano riflessioni sul rapporto tra uomini, animali e oggetti. Alcuni manufatti della serie Space Amulets sono stati creati subito dopo la pandemia, mentre la serie degli Unfoldable Cubes mostra la ricerca, molto complessa tecnicamente, di Jongerius sui tessuti tridimensionali.

Vista dell’allestimento ©Vitra Design Museum. Photo: Bernhard Strauss.

La mostra è completata da un ricco catalogo progettato dal grafico olandese Joost Grootens che comprende contributi di noti autori e autrici, come Alice Rawsthorne, Paola Antonelli, Louise Schouwenberg e Christel Vesters, oltre a un regesto delle opere.

L’ingresso alla mostra “Hella Jongerius: Whispering Things” ©Vitra Design Museum. Photo: Bernhard Strauss.

Riferimenti bibliografici e sitografici
– Mateo Kries (a cura di), The Vitra Campus – Architecture, Design, Industry, Vitra Design Museum, 2014
Hella Jongerius: Whispering Things.14.03.2026 – 06.09.2026, Vitra Design Museum
– Violetta Breda, Le architetture del Vitra Campus da non perdere!, in “Architempore”, 9 novembre 2016
– Cecilia Moltani, Vitra Design Museum, la storia, in “Archinetwork”, s.d.
– Elena Dallrosso, «Tutto è destinato a scomparire, tranne ciò che viene raccolto e conservato». AD intervista in esclusiva Rolf Fehlbaum, presidente emerito del Vitra Design Museum e collezionista, in “AD”, 23 aprile 2025