Nell’ambito della tredicesima edizione di Mantovarchitettura, dedicata al tema Architecture and Climate Change, le mostre Climate Change Architecture / Actions e Climate Change Architecture / Impacts affrontano il rapporto tra progetto e trasformazioni ambientali attraverso strumenti e linguaggi diversi. Ospitate rispettivamente alla Casa del Mantegna e al Mantova Campus e aperte fino al 28 giugno 2026, le due esposizioni affiancano una riflessione sul ruolo dell’architettura di fronte al cambiamento climatico a una lettura fotografica delle sue conseguenze sul paesaggio.

Vista dell’allestimento alla Casa del Mantegna. Foto: ©weArch.

Climate Change Architecture / Actions

Curata da Elena Montanari e Matteo Moscatelli, Actions propone il percorso più articolato delle due esposizioni. La mostra parte dall’idea che il cambiamento climatico non costituisca un tema specialistico dell’architettura né un semplice ambito entro cui aggiornare strumenti e standard prestazionali, bensì una condizione che mette in discussione il ruolo stesso del progetto, le sue basi culturali e le modalità con cui l’architettura interviene sul territorio e sulle risorse. In questa prospettiva, i casi selezionati non si propongono come esempi virtuosi né come modelli da replicare. L’obiettivo è rendere leggibili le azioni attraverso cui l’architettura tenta di ridefinire il proprio campo di intervento rispetto alla crisi climatica, misurandosi con nuove relazioni tra ambiente, risorse e modi dell’abitare.
Il percorso prende avvio dagli Approcci iniziali, si articola nei capitoli Acqua, Terra, Fuoco, Aria e Cosmo e si conclude con una riflessione finale che interpreta l’esposizione stessa come pratica attiva.

Foto: ©weArch.

Approcci iniziali    La prima parte introduce alcuni precedenti attraverso cui osservare il rapporto tra architettura, clima e ambiente prima che la questione climatica assumesse il ruolo centrale che ha oggi. Più che anticipazioni del presente, i casi selezionati mostrano modi differenti di costruire in relazione alle condizioni ambientali, alla disponibilità di risorse e alla capacità di adattamento dei contesti.
Esempi: New Gourna Village di Hassan Fathy, Luxor, Egitto, 1945-48; Arcosanti di Paolo Soleri, Arizona Desert, Stati Uniti, 1970-74; Byker Wall di Ralph Erskine, Newcastle upon Tyne, Regno Unito, 1969-82; Marika-Alderton House di Glenn Murcutt, Yirrkala, Eastern Arnhem Land, Australia, 1991-94.

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Acqua    Siccità, precipitazioni estreme, allagamenti e innalzamento del livello del mare modificano il rapporto tra costruzione e territorio. Più che proporre strategie di controllo o difesa, i casi selezionati lavorano sull’adattamento, sulla capacità di assorbimento e sulla convivenza con cicli idrici sempre meno prevedibili. L’acqua emerge così non soltanto come risorsa ma come agente di trasformazione dello spazio costruito.
Esempi: Piazza Citterio di INOUT, Ferrara, Italia, 2022-24; Tsunami House di Designs Northwest Architects, Puget Sound, Stati Uniti, 2007-14; Plan local d’urbanisme bioclimatique della Ville de Paris, Parigi, Francia, 2024-in corso; Benjakitti Forest Park di Turenscape, Bangkok, Thailandia, 2019-23; Khudi Bari di Marina Tabassum, varie località, Bangladesh, 2020-in corso; IBA Dock di Architech, Amburgo, Germania, 2010-13.

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Terra    La crisi climatica emerge attraverso la dimensione materiale e territoriale dell’intervento. Architettura, infrastrutture e trasformazioni del paesaggio entrano in relazione con il consumo di risorse, il riuso e la rigenerazione dei contesti esistenti. Costruzione e gestione del territorio finiscono così per sovrapporsi.
Esempi: Torre RISOrsa di RiceHouse, Milano, Italia, 2022-24; Riverfront Aite Park di Atelier Liu Yuyang Architects, Shanghai, Cina, 2014-16; Jade Eco Park di Philippe Rahm Architectes, Taichung, Taiwan, 2012-16; New post-landslide transport structures di Conzett Bronzini Partner AG, Bondo, Svizzera, 2017-25; Carlsberg Central Office di C.F. Møller Architects, Copenaghen, Danimarca, 2007-20; Moesgaard Museum di Henning Larsen, Aarhus, Danimarca, 2009-14.

Foto: ©weArch.

Fuoco    Più che al fuoco come elemento naturale, l’attenzione si sposta sulla dimensione energetica dell’architettura. Calore, accumulo, consumo e comportamento degli edifici diventano strumenti per rileggere il rapporto tra costruzione, risorse e comfort ambientale. Le opere mostrano strategie che agiscono sulla massa, sulla captazione, sulla ventilazione e sulla capacità di generare condizioni climatiche più equilibrate.
Esempi: Europahütte di MoDus Architects, Val di Vizze, Italia, 2022-25; Casa Solare di Studio Albori, Vens, Italia, 2010-11; Eco-boulevard in Vallecas di Ecosistema Urbano, Madrid, Spagna, 2004-07; Powerhouse Brattørkaia Office di Snøhetta, Trondheim, Norvegia, 2012-19; 59 Dwellings Neppert Gardens di Lacaton & Vassal, Mulhouse, Francia, 2014-15; House in the Hills di Sean Godsell Architects, Rural Victoria, Australia, 2015-18.

Foto: ©weArch.

Aria    Atmosfera, ventilazione, ombreggiamento e qualità dell’aria diventano parametri attraverso cui ripensare il rapporto tra edificio e ambiente e intervenire sulle condizioni di abitabilità degli spazi. Più che aggiungere dispositivi tecnologici, le opere selezionate mostrano come molte strategie possano nascere dall’organizzazione dello spazio e dalla relazione con il contesto.
Esempi: La Maison de l’Innovation di Baumschlager Eberle Architekten, Nantes, Francia, 2018-24; Startup Lion Campus di Francis Kéré, Lake Turkana, Kenya, 2019-21; EDGE Südkreuz di Tchoban Voss Architekten, Berlino, Germania, 2019-22; Breathing House di VTN Architects, Ho Chi Minh City, Vietnam, 2017-19; Hotel Tierra Patagonia di Cazú Zegers Arquitectura, Sarmiento Lake, Cile, 2005-11; Ponzano Primary School di C+S Architects, Ponzano Veneto, Italia, 2007-09.

Foto: ©weArch.

Cosmo    Il riferimento al cosmo amplia ulteriormente il campo della mostra e diventa occasione per interrogare temi già emersi nelle sale precedenti: autonomia, scarsità di risorse, adattamento e nuove forme dell’abitare. Lo spazio non assume così un carattere visionario ma diventa un terreno estremo attraverso cui rileggere questioni già presenti sulla Terra.
Esempi: Data Center / Space Jellyfish di V. Sumini, M. Rossi e T. Nilsson, 2026; DANA: Designing New Abodes on the Moon di M. Rossi, F. Cardella e altri, 2023-24; Moon Village di C. Koop, G.I. Petrov e altri, 2018-21; Argonaut Habitat Unit di V. Sumini, C. Paige e altri, 2024-26; Proposal for the lunar habitat Diana Gate di Filippo Brunori, Valentina Sumini con Marta Rossi, Shackleton Crater, Lunar south pole, 2025-26.

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La mostra come pratica attiva    Più che introdurre nuovi esempi, la parte conclusiva torna sulle opere presentate nelle sale precedenti e ne propone una lettura trasversale. Diagrammi e schemi interpretativi le mettono in relazione secondo ambiti di intervento, contesti geografici e strategie di adattamento o mitigazione.
I pannelli conclusivi non costruiscono un catalogo di soluzioni ma una lettura d’insieme del percorso. Le ventisei opere richiamate nei pannelli conclusivi confluiscono in una riflessione sul ruolo dell’architettura di fronte alla crisi climatica e sulla possibilità di ridefinire il rapporto tra ambiente, risorse e modi dell’abitare.

Foto: ©weArch.

Climate Change Architecture / Impacts

Pensata come una mostra diffusa negli spazi del Mantova Campus, Impacts nasce dal progetto fotografico Bosco come Patrimonio di Marco Introini, curatore dell’esposizione, e concentra l’attenzione sugli ecosistemi forestali come patrimonio naturale e culturale, intrecciando ecologia, memoria e immaginario.
Le immagini attraversano due territori italiani segnati da eventi recenti: il Parco nazionale dell’Aspromonte dopo gli incendi del 2021 e i boschi della Val di Fiemme dopo il ciclone Vaia del 2018. Tronchi spezzati, versanti compromessi e tracce di rigenerazione restituiscono un paesaggio in trasformazione e mostrano come il cambiamento climatico trasformi non solo la struttura fisica dei luoghi ma anche il modo in cui vengono percepiti.
Collocate negli spazi della didattica e della ricerca, le immagini di Introini rinunciano a costruire un percorso unitario e instaurano una relazione diretta con il contesto universitario. Il bianco e nero riduce la componente descrittiva e restituisce il bosco come una presenza fragile ma resistente e invita a leggerlo non soltanto come elemento naturale ma come patrimonio condiviso.

Vista della mostra diffusa al Mantova Campus. Foto: ©weArch.

English Summary

As part of the thirteenth edition of Mantovarchitettura, dedicated to the theme Architecture and Climate Change, the exhibitions Climate Change Architecture / Actions and Climate Change Architecture / Impacts address the relationship between design and environmental transformation through different approaches. Hosted respectively at Casa del Mantegna and the Mantova Campus until 28 June 2026, the two exhibitions combine a reflection on the role of architecture in the climate crisis with a photographic reading of its effects on the landscape.
Curated by Elena Montanari and Matteo Moscatelli, Actions brings together a selection of works organised into thematic chapters – Initial Approaches, Water, Earth, Fire, Air and Cosmos – and traces different ways architecture engages with environmental conditions, resource use and adaptation. Rather than presenting exemplary solutions, the exhibition highlights actions through which architecture is rethinking its own tools and fields of intervention.
Conceived as a dispersed exhibition across the Mantova Campus, Impacts, curated by Marco Introini and based on the photographic project Bosco come Patrimonio, focuses on forest ecosystems as natural and cultural heritage. Through images documenting the aftermath of the 2021 fires in Aspromonte and the effects of Storm Vaia in Val di Fiemme, the exhibition reflects on climate change through transformations of the landscape and the fragile balance between ecology, memory and environmental responsibility.

Vista dell’allestimento alla Casa del Mantegna. Foto: ©weArch.