Il concorso internazionale per il nuovo stadio Maksimir e il Centro sportivo-ricreativo Svetice di Zagabria ha visto vincitrice la proposta progettuale di VG13, selezionata tra 88 progetti provenienti da oltre 20 Paesi, tra i quali quelli di XDGA, Plan Común con Studio Muoto e DATA architectes, njiric plus e LAN con P2PA. Il concorso comprendeva una parte di idee per il Centro sportivo-ricreativo Svetice e il nodo di interscambio di Borongaj e una parte dedicata al complesso dello stadio Maksimir, finalizzata all’affidamento dei servizi di progettazione. Invece di adottare il modello ormai ricorrente dello stadio di calcio come volume unitario e chiuso, il progetto riprende il principio delle quattro tribune autonome e il rapporto con il paesaggio che caratterizzavano lo storico stadio Maksimir di Vladimir Turina (1913-1968), architetto croato attivo nel secondo dopoguerra. Proprio questa scelta, e in particolare gli spazi aperti tra le tribune, ha suscitato un ampio dibattito dopo la proclamazione del risultato.
Il testo che segue è una selezione, tradotta in italiano, della descrizione di progetto fornita per la pubblicazione; gli elaborati originali presentati al concorso sono consultabili sul sito ufficiale.

Stadio visto dal parco di Maksimir.

Il progetto per lo stadio Maksimir e il Centro sportivo-ricreativo Svetice nasce dalla convinzione che il concorso non riguardi semplicemente la progettazione di uno stadio di calcio, ma la costruzione di una nuova parte di città: la Città dello sport. Concepita come un sistema urbano integrato, riunisce architettura, paesaggio, mobilità e spazio pubblico in un’infrastruttura civica coerente, stabilendo nuove relazioni tra Zagabria, il parco di Maksimir e la più ampia rete dei trasporti. Il masterplan organizza una costellazione di attrezzature sportive e civiche all’interno di un paesaggio densamente vegetato che estende il carattere spaziale del parco di Maksimir, trasformando l’area in un ambiente aperto allo sport professionistico, alla ricreazione e alla vita pubblica quotidiana. I singoli edifici non sono concepiti come oggetti isolati, ma come elementi interconnessi di una struttura urbana ed ecologica continua.

Vista aerea dell’intero complesso.

(…) La strategia paesaggistica considera l’area del concorso non come una porzione urbana isolata, ma come parte di una struttura geografica più ampia, estesa dal massiccio della Medvednica alla pianura della Sava. Il progetto rafforza questa logica territoriale estendendo nella Città dello sport uno dei corridoi ecologici che scendono dalla Medvednica e ristabilendo la relazione tra architettura, bosco e spazio pubblico. (…) Il paesaggio non è inteso come decorazione intorno agli edifici, ma come infrastruttura primaria attraverso la quale viene organizzato l’intero progetto. Vegetazione, topografia e spazio pubblico proseguono la struttura del bosco attraverso l’area del concorso, permettendo a bosco, attività ricreative e sport di coesistere all’interno di un unico sistema. Il masterplan dispone lo stadio di atletica lungo uno degli assi principali del parco, riunisce l’arena per la pallamano e il palazzetto multifunzionale per basket e futsal in un unico volume, integra il complesso natatorio esistente e colloca lo stadio Maksimir sul margine settentrionale lungo Maksimirska cesta.

Stadio di atletica.

(…) Lo stadio Maksimir occupa una posizione unica nella memoria collettiva di Zagabria e della Croazia. Oltre al suo ruolo di sede della GNK Dinamo Zagreb, è da tempo un luogo nel quale sport, identità civica e memoria collettiva si incontrano. (…) Il progetto affronta quindi lo stadio non come un oggetto isolato, ma come un’istituzione civica inserita nella memoria della città. Il nuovo stadio costituisce il fulcro della Città dello sport ed emerge dal paesaggio integrando esperienza degli spettatori, accessibilità pubblica ed efficienza operativa in un unico sistema architettonico. Il concetto si basa su un numero limitato di superfici astratte che, piegandosi e inclinandosi, definiscono contemporaneamente le gradinate, i principali sistemi di circolazione, la copertura e gli spazi pubblici circostanti.

Vista interna della cavea.

(…) La memoria dello stadio Maksimir esistente viene trasformata in un linguaggio architettonico contemporaneo. I possenti piani in calcestruzzo e le eccezionali qualità spaziali della struttura originaria sono reinterpretati attraverso una composizione leggera di superfici piegate. Il progetto di Vladimir Turina rappresenta una sintesi eccezionale tra architettura, struttura e paesaggio. Turina concepiva lo stadio come un’«arena aperta nel paesaggio» (“open landscape arena”), che considerava concettualmente superiore all’ovale chiuso, stabilendo una relazione continua con il paesaggio di Maksimir e aprendo le visuali verso il bosco e la Medvednica. (…) La nuova proposta non cerca di riprodurre lo stadio esistente né di conservarne letteralmente l’immagine, ma di reinterpretare i principi che ne hanno determinato il carattere: il rapporto tra architettura e paesaggio, il primato dello spazio sull’oggetto e la sintesi tra struttura ed espressione architettonica.

Vista aerea dello stadio.

(…) Il sistema di quattro tribune è concepito come una prosecuzione di questa eredità. Invece di racchiudere lo stadio entro un oggetto architettonico continuo, il progetto conserva l’apertura che caratterizzava il Maksimir originario. Leggermente sfalsate tra loro, le tribune mantengono la continuità visiva e spaziale con il bosco circostante, consentendo al parco di Maksimir di penetrare nell’architettura e all’architettura di aprirsi verso la città. Le superfici piegate non sono quindi concepite come facciate, ma come dispositivi spaziali che inquadrano le visuali, organizzano i movimenti e costruiscono un dialogo tra il campo di calcio e il paesaggio. Dall’interno, la percezione è quella di uno spazio unitario, compatto, immersivo e acusticamente concentrato; dall’esterno, invece, lo stadio rimane permeabile al paesaggio, alle visuali, ai percorsi pedonali e alla vita pubblica.

Pianta del piano terra.

(…) Negli ultimi decenni gli stadi si sono trasformati in complesse infrastrutture per l’intrattenimento, sempre più concepite come fatti urbani dotati di programmi commerciali, spazi per l’ospitalità ed esperienze tecnologicamente orchestrate che si estendono ben oltre la partita di calcio. Ristoranti, musei, negozi, lounge e spazi per eventi sono diventati componenti indispensabili di edifici destinati a rimanere attivi durante tutta la settimana. La proposta riconosce queste esigenze contemporanee e la necessità di uno stadio capace di accogliere diverse forme di vita pubblica, ma rifiuta che questi programmi diventino il principio fondativo dell’architettura. Lo stadio è inteso come un’infrastruttura civica la cui identità nasce dal rapporto reciproco tra architettura, paesaggio e rituali collettivi dei suoi utenti. Le superfici aperte, le terrazze abitate e i piani articolati ridefiniscono il limite dell’arena, mantenendo la folla concentrata intorno al campo e, nello stesso tempo, stabilendo un dialogo continuo con il bosco circostante.

Nodo di interscambio di Borongaj.

(…) Lo spazio pubblico scorre sotto e intorno all’edificio, estendendo l’esperienza del parco all’interno del complesso calcistico e permettendo allo stadio di rimanere attivo anche al di fuori delle giornate di gara. Ingressi multipli distribuiscono gli spettatori secondo le diverse categorie e gli scenari operativi, mantenendo l’apertura dello spazio pubblico circostante. La geometria della cavea è progettata per 35.000 spettatori, garantendo condizioni ottimali di visibilità in termini di disposizione dei posti e valore C e rispondendo ai requisiti funzionali e operativi di uno stadio UEFA Categoria 4 di ultima generazione. Le principali funzioni — ospitalità, spazi per i media, aree per i giocatori, circolazione del pubblico e servizi — sono integrate in un edificio compatto e razionale. La copertura completa la composizione secondo la stessa logica di piani e superfici che sembrano appena toccarsi, protegge tutti gli spettatori mantenendo l’apertura visiva verso il campo e rafforza l’unità della cavea, indirizzando l’attenzione verso il terreno di gioco.

Sezione AA.

(…) Il concetto strutturale si basa su un dialogo tra struttura e architettura, nel quale i singoli elementi compongono un sistema spaziale coerente. Lo stadio è organizzato in quattro ali strutturali indipendenti, separate da giunti di movimento. Fuori terra, una sequenza regolare di colonne prefabbricate in calcestruzzo sostiene leggere travi reticolari spaziali in acciaio a grande luce. Lo sfalsamento intenzionale dei pilastri trasforma la regolarità della struttura in una composizione tridimensionale, nella quale le forze vengono trasferite attraverso percorsi spaziali invece che mediante semplici allineamenti verticali. (…) Lo stadio è concepito come il dialogo tra due sistemi strutturali indipendenti: la geometria in calcestruzzo delle tribune e quella leggera in acciaio della copertura. La griglia strutturale regolare semplifica prefabbricazione, trasporto e montaggio, mentre i piani architettonici di grande spessore definiscono contemporaneamente i percorsi, la geometria delle tribune, le funzioni e il rapporto tra gli spazi pubblici e le aree per gli spettatori.

Sezione di dettaglio.

(…) La qualità a lungo termine della Città dello sport dipende dalla capacità di conciliare ambizione architettonica, fattibilità tecnica, responsabilità ambientale, sostenibilità economica e uso pubblico quotidiano. Orientamento degli edifici, volumi compatti, grandi aggetti delle coperture, spazi pubblici ombreggiati, illuminazione naturale, ventilazione trasversale, superfici permeabili ed estese piantumazioni arboree contribuiscono a ridurre la domanda energetica e a migliorare il comfort degli spazi esterni e il microclima. La topografia viene modellata utilizzando il materiale di scavo prodotto in sito, mentre rain garden, superfici permeabili e comunità vegetali autoctone migliorano la gestione delle acque meteoriche e la biodiversità. I sistemi strutturali si basano su campate regolari, componenti prefabbricati e assemblaggi a secco dove possibile; molti elementi sono inoltre progettati per poter essere smontati, sostituiti o riutilizzati. La proposta non è quindi concepita come un oggetto fisso, ma come una struttura resiliente capace di adattarsi nel tempo a trasformazioni, nuove esigenze operative e differenti modalità d’uso.