Le case degli ingegneri fanno parte di un vasto patrimonio architettonico il cui valore artistico e culturale è riconosciuto oggettivamente da personalità e istituzioni della cultura nazionale e internazionale. Picote è la prima dei tre interventi da realizzare nel Douro internazionale, tra il 1954 e il 1959. Gli interventi consistevano nella realizzazione di infrastrutture per ospitare le famiglie del personale che avrebbe lavorato alla costruzione. La collocazione coincideva con una delle aree più arretrate del Paese, condizione difficile data la totale assenza di infrastrutture e di manodopera qualificata necessarie per la realizzazione di un programma complesso e ambizioso. Questo programma prevedeva la costruzione di abitazioni e servizi per 5.000 persone. Si tracciano strade, si costruiscono case provvisorie in legno con fondazioni in granito, si realizza la stazione di trattamento dell’acqua, si elabora il piano urbanistico per le strutture definitive. Si cerca di recuperare le risorse locali nella speranza di rilanciare attività di supporto alle nuove comunità e dare nuovi impulsi all’economia locale. La costruzione del paesaggio e dell’immagine esterna e interna degli edifici è oggetto di particolare attenzione. Si studiano le specie arboree compatibili con il clima e con le varie tipologie costruttive. Le preesistenze paesaggistiche sono osservate e valorizzate attraverso uno studio e un progetto accurato dei percorsi automobilistici e pedonali. (…)
Le case degli ingegneri di Picote, realizzate tra il 1954 e il 1957, opera del giovane architetto Manuel Nunes de Almeida (1924-2014) nell’ambito dell’Ufficio Progetti dell’impresa idroelettrica (HED), sono situate a un livello intermedio tra l’edificio della Pousada e il nucleo delle abitazioni degli operai specializzati. Si tratta di cinque unità con tre diverse tipologie identificate nel progetto originale come PD11, PD13 e PD15. Alla tipologia PD11 corrisponde la casa di dimensioni maggiori, dotata di quattro camere, garage, ufficio, cucina e sala da pranzo, camere per il personale, sala lavori, quattro bagni, ripostigli e lavanderia. Due unità di tipo PD13 presentano tre camere da letto, garage, cucina, sala da pranzo, soggiorno, camera per il personale di servizio, studio, quattro bagni, ripostigli e lavanderia. Le due unità PD15 sono le tipologie più piccole, con tre camere da letto, ma senza garage e senza studio. L’ubicazione, apparentemente libera, è chiaramente condizionata dalla presenza di elementi naturali, come rocce e vegetazione volutamente localizzate con grande attenzione in un paesaggio privo di recinti e fortemente adattato alla morfologia granitica.
Incroci di volumi, grandi pieni e vuoti, uso dei pilotis, finestre continue, utilizzo di grandi superfici in granito, coperture con lievi inclinazioni sono le caratteristiche della migliore architettura moderna portoghese, nella sua specifica collocazione nell’ambito di un atteggiamento critico verso lo Stile Internazionale a partire dai primi anni Cinquanta.
Il riconoscimento del valore come patrimonio architettonico di interesse nazionale si conclude nel giugno 2011, una classificazione che conferma il valore architettonico, artistico e paesaggistico del complesso.
Il progetto di riabilitazione e restauro fa parte del programma di valorizzazione del patrimonio architettonico e artistico che EDP (Energia del Portogallo) ha perseguito in numerosi progetti localizzati nel Paese. In particolare, il progetto di recupero fa parte di un vasto programma di manutenzione del patrimonio edilizio che EDP aveva intrapreso sin dagli anni Ottanta a seguito del processo di controllo a distanza della gestione delle centrali idroelettriche localizzate nei territori periferici e lontani dalla sede centrale di Lisbona.
L’incarico per l’elaborazione del progetto nasce dal coinvolgimento dello studio in un processo di divulgazione di queste architetture che per quattro decenni erano state tenute fuori dai circuiti culturali e dal dibattito disciplinare. Una prima occasione nasce dalla pubblicazione sulla rivista “Abitare” nell’aprile del 1995 e successivamente nell’ottobre del 1997 con una grande mostra e relativo catalogo a Oporto dal titolo Moderno Escondido. Arquitecturas das Centrais Hidroelétricas do Douro 1953-1964 (Moderno nascosto. Architetture delle centrali idroelettriche del Douro 1953-1964).
Tutto il processo di approfondimento del percorso di progetto e realizzazione è accompagnato dalla costante presenza di due dei tre architetti responsabili dell’Ufficio di progettazione: João Archer de Carvalho (1928-2023) e Manuel Nunes de Almeida.
L’opera di divulgazione coinvolge l’Ordine degli Architetti Portoghesi e la Facoltà di Architettura dell’Università di Oporto e si traduce nel riconoscimento del valore patrimoniale del nucleo urbano e delle infrastrutture della prima centrale idroelettrica come patrimonio di interesse nazionale. (…)
Sono presenti le immagini del Movimento Moderno filtrate attraverso l’esperienza brasiliana e le opere del Razionalismo italiano. È la fase della ricerca di identità: si cerca di coniugare tradizione e modernità per ottenere nuovi e coerenti effetti espressivi. Materiali antichi si incontrano con quelli nuovi per generare forme logiche e funzionali capaci di arricchire la qualità spaziale. Il cemento, il ferro e il vetro possono coesistere e combinarsi con il granito, l’ardesia e il legno. La nuova tecnologia si propone di superare i limiti imposti dall’economia e dalle condizioni locali.
L’abbandono delle strutture civili, successivo alla non residenzialità del personale tecnico addetto alla gestione e manutenzione di prossimità, innesca un processo di degradazione materiale degli edifici e degli spazi esterni. Si pone quindi il problema del recupero e della definizione di un nuovo programma funzionale.
Su proposta degli architetti autori del progetto iniziale, lo studio Cannatà & Fernandes riceve l’incarico di formulare un possibile programma con l’obiettivo di collocare nella giusta dimensione storica opere ormai rivelate e inserirle in un circuito culturale tale da giustificarne il recupero. La formulazione del primo programma, sorretta da un’amministrazione illuminata, accetta l’ipotesi di costruzione, in una prima fase, di un museo all’aria aperta sul modello Olivetti di Ivrea. Gli edifici con carattere residenziale (la Pousada per dirigenti e le case degli ingegneri) sarebbero stati i primi interventi per garantire la realizzazione di condizioni di abitabilità a una comunità di studiosi di livello nazionale e internazionale. Si prevedeva inoltre la realizzazione di spazi di archivio per ospitare la documentazione originale (…) e una programmazione culturale per accogliere visite di studio e permanenze sui luoghi.
Durante la fase di realizzazione degli obiettivi programmatici esposti, un cambiamento di gestione dell’impresa provoca un aggiustamento delle finalità. L’obiettivo si indirizza verso la costruzione di strutture ricettive di tipo turistico per un’utilizzazione ludica, negli aspetti contemplativi più generali della flora, della fauna e del paesaggio.
Tra il 1999 e il 2007 si realizza l’intervento di recupero della Pousada per dirigenti e, infine, nel 2020 si definisce il programma di recupero delle Case degli Ingegneri.
L’intervento realizzato, pur con finalità di un programma funzionale diverso dal primo progetto, mantiene i criteri di rispetto dei caratteri architettonici, costruttivi e decorativi sui quali si fondava l’idea del progetto originario. La presenza dell’architetto João Archer de Carvalho in tutte le fasi dell’intervento di recupero, unitamente alla condizione di accesso ai disegni e ai documenti originali, ha costituito una guida sicura per le possibili opzioni progettuali.
La prossimità con le fonti originali, e in particolare la possibilità di poter verificare dalla viva voce dei protagonisti la vicenda del processo dal progetto alla realizzazione, ha permesso di ripercorrere i meccanismi di approccio alla formalizzazione delle opere. (…)
La formazione accademica e professionale dei giovani architetti e le incomprensioni della spinta ideale nell’affermazione dei principi dell’architettura moderna hanno spesso costituito momenti di compromesso in alcune scelte progettuali. L’occasione del recupero ha permesso per alcuni aspetti la correzione di “errori” o di scelte limitate dalle condizioni del momento. Tutto il processo di conoscenza delle fonti non ha naturalmente evitato, pur nelle cattive condizioni dello stato di fatto, un rilievo attento dell’esistente.
In considerazione dei circa settanta anni dalla costruzione e di circa venti anni di abbandono, i criteri di intervento hanno puntato al recupero degli aspetti volumetrici delle differenti tipologie con il ripristino dell’immagine originale, attraverso il recupero dei colori delle pitture originarie e l’introduzione di materiali di protezione esterni; al miglioramento della protezione termica e acustica mediante l’impiego di vetri-camera, la realizzazione di nuovi infissi in legno e l’isolamento dall’interno di pareti e soffitti in contatto con l’esterno, completato da un sistema di climatizzazione con pompe di calore integrato nei mobili fissi per l’adeguamento a un comfort attuale; al rifacimento degli impianti idrici, elettrici, di telecomunicazione e di climatizzazione; e infine a una correzione delle articolazioni spaziali della zona giorno per favorire una maggiore visibilità e relazione tra i differenti ambienti, che originariamente risultavano penalizzati nella percezione visiva.




















































