Quel certo senso ludico nel progettare

di Paola Galante

2020-01-19T20:03:20+01:0010 Dicembre 2019 |

10 opere realizzate a Milano presentano ad un pubblico non necessariamente specialistico la figura ancora poco conosciuta di Marco Zanuso “architetto”. Il volume edito dalla fondazione OAMi per la collana di itinerari milanesi, elegante nella rinnovata veste editoriale, valorizza l’agilità necessaria ad una guida pret à porter per offrire una lettura angolata della produzione architettonica del maestro.

Marco Zanuso, Teatro Studio ex-Fossati, Milano, 1980-85. Foto: Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti, con Melania Dalle Grave e Alessandro Saletta. Courtesy Fondazione OAMi.
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A partire dal saggio introduttivo, Manolo De Giorgi approfondisce il tema del “componente edilizio” mettendone in luce la rilevanza assunta nell’ambito dell’attività progettuale di Zanuso. Punto d’incontro tra il mondo industriale e quello artigianale, “scambiatore tecnico tra il mondo delle idee ed il mondo della materia” la centralità del componente edilizio, cui si affida il compito di rivendicare la capacità dell’architettura di affermare identità, in un segmento temporale contraddistinto da inevitabili mutazioni che intercettano in pieno la produzione architettonica, è messa in evidenza nelle sue ricadute concrete, sempre diverse e sempre innovative, nelle schede delle opere.

Marco Zanuso, Casa d’abitazione in viale Gorizia, Milano, 1946. Foto: Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti, con Melania Dalle Grave e Alessandro Saletta. Courtesy Fondazione OAMi.
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La selezione dei progetti milanesi assume allora il valore di uno spaccato dimostrativo di un approccio progettuale, rintracciabile anche in altri contesti, che fa dell’approfondimento tipologico un punto di partenza, della concezione strutturale un tema fondativo e della sperimentazione tecnologica sul componente la possibilità di introdurre uno scarto/scatto verso soluzioni capaci di radicare le opere nei contesti, senza tuttavia privarle dei caratteri di flessibilità nel tempo e ottimizzazione dei processi costruttivi ambiti nel secondo dopoguerra.

Marco Zanuso, Istituto Italo-Africano, Milano, 1971-74. Foto: Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti, con Melania Dalle Grave e Alessandro Saletta. Courtesy Fondazione OAMi.
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Sintetiche e precise nell’affrescare i contesti, urbani ma anche culturali, in cui sono maturati i progetti, e nel descrivere le eventuali alterazioni subite dagli edifici nel corso del tempo, le schede sono un utile riferimento: esaustivo per chi voglia intraprendere una itinerario zanusiano, bibliografico per chi desideri approfondirne lo studio.

Marco Zanuso, Sede IBM a Segrate (Milano), 1968-79. Foto: Casali, Fondo Marco Zanuso dell’Archivio del Moderno, Mendrisio. Courtesy Fondazione OAMi.
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Nella generosa intervista rilasciata da Ennio Brion e inserita nel volume, satura dello spirito di quel tempo, questi farà riferimento al curiosità di Zanuso e a quel certo senso ludico nel progettare che contraddistingueva la sua attività di architetto e di designer. È per mezzo di questo senso ludico, capace di intravedere nell’avanzare della produzione, e nella messa a punto di componenti da realizzare fuori opera e montare in opera, la possibilità di resistenza dell’architettura, che Zanuso seppe svincolarsi da “poetiche riconoscibili” o “iconologie codificate” ed è questo senso ludico, sembra voler affermare De Giorgi l’eredità del milanese che può più esserci utile nel nostro tempo.