Luce, colore e natura per restituire umanità ai luoghi della cura
In occasione del Giubileo 2025, l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma ha avviato tre interventi di riqualificazione sensoriale, nell’ambito di più radicali interventi tecnologici, che si inseriscono nel programma di ristrutturazione della sanità pubblica della Regione Lazio. Le soluzioni progettuali ridisegnano gli spazi dell’Atrio del Corpo C, dedicato all’accettazione ricoveri e all’URP, e delle due ali del Pronto Soccorso situato nel Corpo A, con l’obiettivo di migliorare accoglienza, comfort ambientale e orientamento. A firmare il progetto di umanizzazione è Simona Kemenater, architetto e fondatrice di SSK Studio Architettura Probiotica®, che propone una visione innovativa dell’ospedale come luogo di benessere percettivo, uno spazio in cui colore, luce, acustica e forme organiche diventano strumenti progettuali capaci di incidere positivamente sullo stato emotivo dei pazienti e sulla qualità del lavoro del personale sanitario.
Nella fase iniziale è stato utilizzato, con licenza d’uso limitata, il metodo “Colore e …® Sanità dell’architetto Daniela De Biase”, già applicato in passato in altri reparti del complesso ospedaliero, come riferimento metodologico e punto di partenza di un percorso di ricerca e approfondimento professionale, a partire dal quale SSK Studio ha sviluppato un approccio autonomo e ampliato alla progettazione sensoriale e biofilica. “Un ospedale accogliente è un dispositivo di cura in sé: luce, colore, suoni e riferimenti naturali contribuiscono al comfort ambientale, non solo per i pazienti e i loro familiari ma anche per tutto il personale, sanitario e non. Studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia di questi aspetti in termini di riduzione dei tempi di ripresa del paziente”, afferma la progettista e direttrice artistica degli interventi.

Atrio Corpo C. Foto ©Cecilia Marchesini.

L’Atrio: tra memoria e natura
L’Atrio principale, fulcro d’accesso dell’ospedale, è stato ripensato come uno spazio di connessione tra interno ed esterno, una piazza coperta che introduce funzionalmente ed emotivamente i fruitori. Le cromie dei verdi e dei blu organizzano i flussi e le funzioni sanitarie evocando igiene e salubrità, mentre i toni caldi del cotto e del cocciopesto accolgono con un senso di familiarità e radicamento.
Il concept si ispira al parco monumentale in cui sorge il complesso, ai siti archeologici sottostanti e ai flussi d’acqua che da sempre ne definiscono l’identità, richiamando la fontana dell’Acquedotto Felice, voluta da Papa Clemente VIII come simbolo di vita e di purificazione. Rivestimenti tattili e pannelli acustici restituiscono all’ambiente un senso di silenzio e morbidezza, mentre la luce artificiale è calibrata per differenziare le aree di passaggio, caratterizzate da una maggiore intensità luminosa, dalle aree di attesa e accettazione, volutamente più soffuse per ridurre la tensione emotiva.

Atrio Corpo C. Foto ©Cecilia Marchesini.

Elemento centrale dell’intervento è la realizzazione di tre banconi realizzati su disegno, uno per l’accoglienza e due per l’accettazione ricoveri, che prendono ispirazione da quelli progettati da Paolo Portoghesi in occasione del Giubileo del 2000 per la Sala Mazzoni. Le loro linee morbide sono ulteriormente enfatizzate nella forma e nella scelta cromatica: ispirate alle curve di livello della terra, evocano il legame con la materia e la continuità con la storia del luogo.
Un sistema di baffle fonoassorbenti a soffitto nei toni del verde definisce una zona filtro all’ingresso, ricreando il chiaroscuro di una grande chioma stilizzata, che accompagna il visitatore in un passaggio graduale tra esterno e interno. Una sottile fascia giallo sole si apre tra i verdi come segno di energia e guarigione, un accento luminoso che attraversa lo spazio evocando il passaggio della luce tra le fronde.
Infine, i segni verticali delle nuove strutture metalliche dei divisori emergono in una tonalità di turchese intenso, colore che, secondo numerosi studi percettivi, incontra un alto gradimento del pubblico per la sua capacità di trasmettere equilibrio, fiducia e senso di apertura.

Atrio corpo C. Render.

Il progetto è stato improntato a un approccio conservativo ed ecosostenibile, volto a ridurre l’impatto ambientale dell’intervento. I materiali preesistenti come il pavimento in marmo e le contropareti modulari in pannelli di legno e vetro, sono stati conservati e reinterpretati in chiave contemporanea, limitando demolizioni e nuove forniture e di conseguenza la produzione di rifiuti di cantiere. Sono stati integrati con soluzioni tecnologiche come gli elementi fonoassorbenti in pannelli di feltro di PET riciclato sviluppati su progetto, a supporto del comfort ambientale che risultava compromesso da fastidiosi fenomeni di rimbombo.
I rivestimenti in vinilico sottile riciclato, oltre a caratterizzare visivamente gli ambienti, aumentano la protezione delle superfici verticali, garantendone la durabilità e la qualità dell’immagine nel tempo, con una significativa riduzione degli interventi di manutenzione.
L’atrio diventa così un luogo di accoglienza empatica e riconoscibile, capace di tradurre in forma architettonica l’idea di cura secondo una visione olistica della persona.

Atrio Corpo C. Foto ©Cecilia Marchesini.

Il Pronto Soccorso: orientare, rassicurare, umanizzare
Nel Pronto Soccorso, la progettazione cromatica diventa linguaggio funzionale. Un percorso sinuoso a pavimento, realizzato in teli vinilici di tonalità terrose, guida pazienti e personale tra le aree di attesa e di cura. Bolle cromatiche segnalano varchi e funzioni e delineano gerarchie di percorsi, creando una segnaletica silenziosa immediatamente leggibile.
Le pareti alternano rivestimenti in PVC e pitture, mentre la luce LED a ridotto abbagliamento disegna un paesaggio visivo calmo e concentrato. I controsoffitti a pannelli colorati contribuiscono al controllo acustico e alla qualità percettiva degli ambienti, evocando idealmente il cielo esterno.
Nei bagni e nei locali di servizio, i rivestimenti a fasce verticali evocano l’esperienza di una passeggiata tra la vegetazione del parco monumentale, mentre segni orizzontali in tonalità color cotto richiamano il paesaggio archeologico su cui sorge il complesso ospedaliero, creando continuità tra interno e contesto.

Pronto soccorso – alta intensità e triage. Foto ©Cecilia Marchesini.

Il turchese intenso dell’atrio ritorna nei dettagli strutturali e si estende fino a formare una fascia avvolgente sopra la testa dei pazienti barellati nelle sale operative, generando un effetto percettivo sorprendente. Sotto la fascia il senso di protezione è immediato e tangibile; avanzando nello spazio, la luce si apre e restituisce una sensazione di ariosità nelle fasce dei controsoffitti color azzurro cielo e arancio aurora. Qui il beneficio della condivisione che ha guidato la scelta del formato open space si coniuga alla presenza di tende di protezione visiva a tre lati, in colori coordinati con i rispettivi ambienti, per garantire la privacy durante le fasi più delicate delle terapie.
Anche l’esterno della camera calda è stato riqualificato con un intento conservativo. Segni turchesi ridisegnano la struttura metallica portante esistente, accogliendo fin dall’arrivo in ambulanza e anticipando la simbologia cromatica degli interni.

Pronto soccorso – alta intensità e triage. Foto ©Cecilia Marchesini.

La sala d’attesa per i familiari è concepita come uno spazio immersivo, caratterizzato da una immaginaria lunga cascata d’acqua, accompagnata da un sistema di illuminazione circadiana che modula la temperatura di colore nell’arco della giornata. I tempi dilatati dell’attesa vengono così accompagnati, per quanto possibile, dal fluire della luce e dalle sue variazioni cromatiche, in sintonia con i ritmi naturali.
Il bancone del triage rappresenta il punto d’arrivo dell’acqua, il luogo in cui il fluire si arresta con la forza e la purezza di una cascata. Lo schiumare dei flutti è tradotto in tre fasce sinuose di colore, che scandiscono le funzioni e modulano la percezione dello spazio: il piano di lavoro verde acqua delle postazioni sedute richiama la trasparenza del fluire ed è condiviso anche con la postazione pazienti disabili; il bianco caldo della schiuma delinea le postazioni per i pazienti e gli operatori in piedi, evocando la leggerezza del moto ondoso; le fasce verdi più intense, nella parte inferiore, richiamano la profondità e la forza del flusso. Una zona retroilluminata enfatizza la leggerezza dell’elemento liquido e introduce un segno di tecnologia e innovazione, trasformando il bancone in un dispositivo architettonico insieme funzionale e simbolico, immagine di accoglienza, professionalità e rigenerazione.
Simboli chiari di un reparto in cui la tecnologia si intreccia con un’architettura a misura d’uomo, restituendo al luogo della cura un linguaggio visivo di empatia e forza vitale.

Pronto soccorso – alta intensità e triage. Foto ©Cecilia Marchesini.

Anche all’interno del reparto, l’illuminazione è stata accuratamente studiata. Corpi illuminanti a basso abbagliamento assicurano comfort visivo e concentrazione, mentre la loro disposizione evita le sorgenti zenitali dirette sui pazienti, creando un equilibrio di luci e ombre che favorisce il benessere e una naturale ginnastica oculare, pur garantendo la piena efficienza delle aree operative.
Le due ali del reparto sono state realizzate in fasi distinte, al fine di garantire la prosecuzione ininterrotta delle attività del Pronto Soccorso. Le scelte cromatiche mantengono una coerenza progettuale complessiva, ma sono state volutamente differenziate per interpretare le diverse funzioni dei due ambiti.

Pronto soccorso – media / bassa intensità. Foto ©Cecilia Marchesini.

Per l’ala ovest, destinata all’area ad alta intensità, i rivestimenti a parete accompagnano le attività di personale e pazienti in un contesto di forte concitazione, contribuendo al tempo stesso a compensare le differenti condizioni di esposizione degli ambienti. Per l’ala est, destinata a funzioni di media e bassa intensità, con possibilità di riconversione in reparto isolato infettivo in caso di emergenze pandemiche, sono state selezionate tonalità che favoriscono la sensazione di respirabilità e il contatto visivo con il verde circostante.
Colore, luce e trasparenze sono utilizzati come strumenti progettuali per ridurre l’alienazione percettiva e il senso di isolamento tipico del pronto soccorso.

Pronto soccorso – media / bassa intensità. Foto ©Cecilia Marchesini.

Un modello replicabile
Gli interventi del San Giovanni Addolorata rappresentano un modello di umanizzazione integrata che unisce ricerca cromatica, acustica e biofilia per migliorare la qualità della vita negli ambienti di cura.
Un approccio che riafferma il ruolo dell’architettura come parte integrante dei processi di cura.

Pronto soccorso – media / bassa intensità. Foto ©Cecilia Marchesini.