Mario Botta e l’Ala Cosenza alla GNAMC: Roma riapre un dialogo sospeso da cinquant’anni

L’Ala Cosenza della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (GNAMC) rappresenta un caso emblematico nel panorama romano. Un incompiuto “istituzionale”, nato con ambizioni altissime e poi scivolato lentamente nel silenzio, come se la promessa di un museo-scuola avanzato – pensato negli anni della direzione visionaria di Palma Bucarelli – fosse diventata troppo grande. Oggi, il progetto di riqualificazione affidato (senza concorso) al ticinese Mario Botta, (non certo tra gli esponenti d’avanguardia della scena internazionale) sostenuto da un finanziamento pubblico che supera i 15 milioni di euro (poco, se si pensa che all’estero gli investimenti per gli ampliamenti di musei importanti superano le 3 cifre), riapre un capitolo lasciato in sospeso da cinquant’anni.

Mario Botta, Masterplan Ala Cosenza. Fotografia del modello in scala 1:100.

Breve storia (triste) dell’Ala Cosenza
Fondata nel 1883 con sede nel Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, la GNAMC nel 1915 era stata trasferita nell’edificio di Valle Giulia, progettato da Cesare Bazzani per l’esposizione Universale, poi raddoppiato nel 1933 per accogliere una collezione in rapida espansione. Quando Palma Bucarelli, (straordinaria) direttrice dal 1941 al 1975, aveva manifestato la necessità di ampliare gli spazi del museo nell’area retrostante – un terreno di oltre seimila metri quadrati – aveva addirittura incontrato Walter Gropius per affidargli il progetto. Peccato che la Commissione Urbanistica del Comune si pronunciò favorevolmente solo cinque anni dopo, affidando l’incarico all’ingegnere partenopeo Luigi Cosenza, figura di spicco dell’architettura razionalista italiana e celebre autore della fabbrica Olivetti a Pozzuoli, scelto per la sua vicinanza ideologica a Gropius e per la volontà di privilegiare le funzioni pedagogiche e sociali. Il nuovo edificio, avrebbe dovuto infatti dar vita a un “museo-scuola”, uno strumento per “fare cultura”, in linea con la visione innovativa di Palma Bucarelli, che immaginava spazi capaci di accogliere anche manifestazioni teatrali e musicali, sale di studio e luoghi di svago.
L’architettura di Cosenza, avviata nel 1974, traduceva materialmente questa visione proponendo un “museo antimonumentale” concepito innanzitutto come spazio pubblico, aperto alla città, dotato di sale espositive, auditorium e biblioteca. Tre volumi architettonici orizzontali articolati attorno a una corte allungata: quattromila metri quadri di superficie coperta, con aree multifunzionali e didattiche, un giardino delle sculture e un’area cuscinetto “verde” tra la preesistenza e la nuova architettura. Purtroppo, l’intervento rimase incompiuto, per quanto i lavori si protrassero anche oltre la scomparsa di Luigi Cosenza avvenuta nel 1984. Solo una parte dell’edificio, la Galleria Maggiore, fu completata e aperta al pubblico dal 1988 per poi essere definitivamente chiusa nel 1998 per “inadeguatezza strutturale e funzionale”.

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma ©Ministero della Cultura – Fonte: MuseiD-Italia / MetsTeca, Licenza CC BY-NC-ND 4.0.

Secondo atto – Diener & Diener
Nel 1999 la Soprintendenza bandì allora un concorso per la ristrutturazione dell’Ala Cosenza: dei 120 partecipanti, 8 furono selezionati e proclamato vincitore lo studio Diener & Diener di Basilea (qui). Ma nel frattempo era esplosa la polemica sulla demolizione dell’Ala Cosenza, della quale il progetto vincitore non conservava traccia. Diener & Diener modificò il progetto in tal senso e nel 2005 fu ratificata l’approvazione della variante urbanistica. Allora però vennero meno i fondi che il Ministero delle Infrastrutture si era impegnato a stanziare e solo nel 2016 è arrivato il primo finanziamento per riavviare la riqualificazione dell’Ala Cosenza, abbandonata oramai da molti anni.

Diener & Diener, Extension to National Gallery of Modern Art, Rome, 1999-2000, Competition 1st prize. Courtesy Diener & Diener.

Un dialogo con la storia, più che un superamento
Perché Botta, oggi? Perché sceglie una strada che non passa né per la rimozione né per la sovrascrittura. L’Ala Cosenza infatti, vincolata dal 2022 come bene di interesse storico-artistico, non può essere trattata come un volume da rifare, e l’architetto ticinese sembra accogliere questa limitazione come una condizione progettuale fertile. L’intervento si muove lungo la logica del restauro critico: riconoscere il valore dell’esistente, completarlo senza forzature, accompagnarne le lacune senza annullarle.
Un organismo aggiornato nelle funzioni ma misurato nei gesti dove il nuovo si intreccia con il passato: un Centro Studi dedicato a archivi, biblioteca e fondi storici – con ambienti adeguati ad accogliere il patrimonio documentale dedicato all’arte moderna e contemporanea, con sale di consultazione progettate per garantire comfort e funzionalità – un nuovo spazio per mostre temporanee capace di alleggerire la pressione sulle sale principali; un auditorium modulare che mira ad ampliare la vocazione performativa del museo; un sistema di connessioni verticali e orizzontali che ricuce i rapporti con l’edificio storico di Bazzani.
In questo senso l’operazione assume il carattere di un “ritorno alla funzione” più che di un ampliamento. Riattivare un luogo nato come laboratorio e mai diventato tale significa confrontarsi con un’eredità sospesa. E significa anche prendere una posizione netta rispetto al ruolo che un museo nazionale deve giocare oggi: non soltanto preservare, ma generare.

Mario Botta, Masterplan Ala Cosenza. Fotografia del modello in scala 1:100.

Ambizioni alte, risorse contenute
Resta però la questione più fragile: saranno sufficienti i fondi disponibili?

L’intervento parte con un budget importante per un’istituzione italiana, ma modesto se rapportato all’obiettivo di recuperare un edificio storto da mezzo secolo di abbandono. I costi di messa in sicurezza, adeguamento impiantistico, consolidamento strutturale e certificazione energetica LEED® v4, con materiali eco-compatibili e impianti a basso consumo energetico rischiano di assorbire una parte significativa delle risorse, lasciando aperto il dubbio su quanto potrà essere realizzato nella prima fase e quanto richiederà ulteriori investimenti.
Almeno, l’Ala Cosenza rappresenterà un esempio di riqualificazione sostenibile nel settore culturale. Gli spazi del Centro Studi saranno dotati di sistemi di climatizzazione intelligenti, illuminazione LED automatica calibrata sulle esigenze di lettura e consultazione, e vetrate tecnologiche per il controllo della luce naturale. L’intero complesso sarà gestito attraverso un innovativo Building Management System (BMS), che consentirà il controllo remoto degli impianti, l’ottimizzazione dei consumi energetici e il monitoraggio delle condizioni ambientali, garantendo la conservazione ottimale dei materiali documentali e il comfort per studiosi e visitatori.

Speriamo davvero questo sia l’atto finale, che trasformerà l’Ala Cosenza nel laboratorio vivo immaginato dal progetto originale.

Mario Botta, Masterplan Ala Cosenza. Fotografia del modello in scala 1:100.

English Summary

The Cosenza Wing of the National Gallery of Modern and Contemporary Art in Rome represents a long-unfinished institutional project, conceived in the 1970s as an innovative “museum-school” and left incomplete for decades. The current redevelopment, entrusted to Mario Botta and supported by public funding, reopens a chapter suspended for nearly fifty years. Rather than erasing or radically transforming the existing structure–now protected as a heritage asset–the intervention follows a strategy of critical restoration, completing and updating the building while preserving its original identity. The project aims to restore the Wing’s public and educational role through new study spaces, exhibition areas, an auditorium, and improved connections with the historic museum building, while addressing sustainability and energy efficiency within limited financial resources.

Mario Botta, Masterplan Ala Cosenza. Fotografia del modello in scala 1:100.