La XIX Mostra Internazionale di Architettura di Venezia Intelligens. Natural. Artificial. Collective. curata da Carlo Ratti è stata la Biennale più visitata di sempre, con quasi trecentomila ingressi di pubblico. Le ragioni di questo successo si devono soprattutto alla volontà di illustrare come una tecnologia che ci sembra ostile e distante possa invece essere plasmata secondo le esigenze del progetto dell’uomo attraverso nuove forme di pensiero. “Per decenni, da quando abbiamo iniziato a tenere in conto le emissioni di carbonio, la risposta dell’architettura alla crisi climatica è stata incentrata sulla mitigazione e sulla riduzione del nostro impatto sul clima. Quest’approccio” – afferma il curatore – “non è più sufficiente. L’architettura deve andare oltre la sola mitigazione, ricollegarsi alla sua lunga storia di adattamento e ripensare il modo in cui progettiamo per un mondo ormai alterato”. L’obiettivo raggiunto dalla Mostra è stato quello di invitare alla collaborazione tra diversi tipi di intelligenza per ripensare l’ambiente costruito: nel titolo, neologismo in cui compare la parola latina “gens”, si evidenzia questa volontà collettiva che presuppone di imparare da molteplici discipline scientifiche avendo come fine ultimo quello del processo evolutivo dell’individuo. Ne risulta un dialogo trasversale tra architetti, ingegneri, geologi, biologi, climatologi, matematici, filosofi, scrittori, artigiani e artisti che condividono le conoscenze acquisite in un laboratorio dinamico con più di 750 partecipanti. Ma lo spirito inclusivo e interdisciplinare della Biennale è stato valorizzato anche da un fitto programma pubblico che ha ospitato a ciclo continuo incontri e conversazioni, non complementare ma organico all’idea di Biennale di Carlo Ratti.

Foto: ©Record Studio / Courtesy Biennale Architettura.

In particolare il ciclo di incontri del Progetto di Ricerca Construction Futures Research Lab nello Speakers’ Corner alle Corderie dell’Arsenale ha esplorato i concetti di adattamento e intelligenza artificiale come strumenti possibili per un’edilizia responsabile capace di trasformare i luoghi garantendo benessere e inclusività. Il progetto è sostenuto da Fondamentale – la filiera delle costruzioni, unione che rappresenta i protagonisti del settore edile, imprese e sindacati dei lavoratori.
Il progetto si è sviluppato in tre parti: una sezione espositiva, un progetto di studi e un ciclo di cinque incontri tematici. La sezione espositiva, inserita nel percorso della Biennale, ha proposto soluzioni concrete rappresentate dai robot umanoidi in grado di svolgere lavori ad alto rischio o attività usuranti, con tre installazioni: Machine Mosaic di Daniela Rus (MIT Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory), Co-Poiesis di Philip F. Yuan e Bin He (Tongji University) e A Robot’s Dream di Gramazio Kohler Research, ETH Zurich – MESH e Studio Armin Linke. Il progetto di studi si è sviluppato come vero e proprio laboratorio che ha preso vita tra le installazioni, dove i ricercatori hanno messo a punto giorno per giorno nuove applicazioni della robotica in ambito edile.
Il ciclo di cinque incontri tematici, ideato e curato da Daniele Pittèri in collaborazione con l’Osservatorio Ethos LUISS Business School nella cornice del GENS Public Programme della Biennale Architettura 2025, ha inteso indagare implicazioni, relazioni, opportunità e pericoli che i tre tipi di intelligenza (Natural Intelligence, Artificial Intelligence e Collective Intelligence, i tre mondi in cui è suddiviso il percorso espositivo) manifestano nell’ambito del costruire, anche di fronte alle grandi sfide e ai potenziali cambiamenti che ci aspettano nell’immediato futuro. Artificiale Collettivo, Naturale Artificiale, Le intelligenze al servizio dell’adattamento, Il rapporto Uomo Macchina sono i titoli degli incontri a cui hanno partecipato esperti di ogni disciplina, dalla filosofia politica alla tecnica delle costruzioni, dalle neuroscienze alla progettazione architettonica, dall’estetica alla progettazione urbanistica.

Foto: ©Record Studio / Courtesy Biennale Architettura.

L’ultimo incontro, dal titolo Le intelligenze al servizio del patrimonio – tenutosi il 21 novembre, nell’ultimo weekend di apertura della Biennale – ha affrontato il delicato tema del patrimonio culturale in relazione all’evoluzione dell’intelligenza artificiale.
Massimiliano Lo Turco, professore ordinario di Disegno al Politecnico di Torino, ha introdotto attraverso il caso studio del Museo Egizio di Torino i modelli informativi di tipo H-BIM (Heritage Building Information Modeling) come piattaforme di intelligenza collettiva applicate al patrimonio culturale. L’intelligenza naturale dei singoli professionisti – architetti, storici dell’arte, ingegneri, restauratori, curatori – può essere inserita in un modello informativo condiviso a cui l’intelligenza artificiale attinge per migliorare la conservazione dei manufatti, ad esempio riconoscendone il degrado, o per ottenere previsioni sui comportamenti dei visitatori.
Filippo Calcerano, primo ricercatore presso l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, ha illustrato come l’AI possa essere applicata in modo innovativo per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale, ad esempio per la gestione del verde in contesti di alto valore storico e archeologico, come nel caso studio del Parco Archeologico del Colosseo a Roma. L’obiettivo del progetto è sviluppare uno strumento per comprendere lo stato di salute delle piante prevenendo i problemi prima che si verifichino. I dati satellitari sono integrati in un sistema di monitoraggio multisensore utilizzando l’intelligenza artificiale. Per quanto riguarda la conservazione del patrimonio architettonico, il limite del BIM è che può associare proprietà solo ad oggetti fisici; introdurre il concetto di “fase storica” in un modello BIM richiede un arricchimento semantico, che può essere fatto attraverso una ontologia, ovvero una rappresentazione formale dei concetti e delle loro relazioni all’interno di uno specifico dominio di conoscenza.
Antonino Valenza, professore ordinario all’Università di Palermo, ha dedicato il proprio intervento ai materiali naturali che rappresentano la nuova sfida per il recupero e la valorizzazione del patrimonio. L’opuntia ficus-indica, il fico d’India, ha delle strutture porose che possono essere utilizzate per fare dei pannelli coibentanti da utilizzare in alternativa al polistirene. Naturale è anche lo scarto, il materiale che terminata la sua funzione rimane utilizzabile e si pone come vero elemento cardine per la cosiddetta progettazione ecosostenibile. I geopolimeri sono materiali che possono essere prodotti anche a partire da materie prime seconde, e additivati con fibre naturali, con un impatto ambientale davvero basso.
Gian Marco Revel, ingegnere e professore ordinario all’Università Politecnica delle Marche, ha presentato le esperienze di ricerca del Construction Futures Research Lab all’interno della Biennale: umanoidi capaci di preparare un cocktail oppure di posizionare dei mattoni, insinuarsi in spazi pericolosi o insalubri, sollevando l’uomo dai lavori usuranti; esoscheletri che consentono di alleggerire carichi e prevenire infortuni; un nuovo concetto di automazione che prevede un’operatività 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza alcuna fatica. E il ruolo dell’uomo? La robotica non sostituisce l’uomo, lo supporta. Per ridurre i rischi, gli errori, per migliorare l’efficienza. Si tratta di tradurre l’intuizione artigiana in processi automatizzabili.

Foto: ©Record Studio / Courtesy Biennale Architettura.

Nella tavola rotonda dedicata al tema “Tecnologie, materiali, progettazione e manutenzione del patrimonioMauro Franzolini (Segretario Generale FENEALUIL) ha ricordato le condizioni talvolta estreme dei cantieri del passato, auspicando di incanalare tutte le ricerche in corso verso nuovi standard di sicurezza e di qualità. Daniela Scaccia (Segretario Nazionale ANAEPA-Confartigianato Edilizia) ha messo in evidenza il tema della condivisione del sapere ricordando che è la norma – il Codice dei Contratti Pubblici – ad imporre alle micro e piccole imprese la necessità di aggregarsi per poter essere competitive e partecipare agli appalti pubblici. La ricerca si fa in un ambito molto alto, ma poi bisogna trasferire i risultati della ricerca nel cantiere e nelle tecnologie domestiche. Matteo Fabbri (CNA Costruzioni), ha esposto un progetto di cooperazione per la documentazione e la salvaguardia del patrimonio storico a rischio nella città di Kiev, capitale dell’Ucraina. L’obiettivo primo era quello di avere un gemello digitale in BIM di alcuni complessi architettonici sacri della città che erano a rischio a causa dei bombardamenti e che ad oggi fortunatamente non sono stati danneggiati.

Foto: ©Stefano Suriano.

La seconda parte dell’incontro ha visto l’intervento di Luca Bussolino (Managing Partner e Head of Strategy and Innovation presso CRA – Carlo Ratti Associati), che ha illustrato in che modo le tre “intelligenze” (Naturale, Artificiale e Collettiva) possano dialogare per affrontare le sfide del cambiamento climatico e delle nuove città. “L’Intelligenza Collettiva è quella che stiamo esercitando all’interno di questo Speakers’ Corner” afferma Bussolino: scambiarsi idee, imparare gli uni dagli altri per le nuove sfide dell’ambiente costruito. L’installazione Domino 3.0: Generated Living Structure del Pritzker Price Kengo Kuma nella sezione dedicata all’Intelligenza Naturale ci insegna come combinare dei tronchi di albero attraverso l’Intelligenza Artificiale, senza trasformarli ma assemblandoli con la loro forma originaria. Un principio simile è adottato da una startup nata dall’ufficio di design e innovazione CRA – Carlo Ratti Associati, che ha sviluppato un nuovo metodo per la produzione di pannelli di legno che utilizza l’AI per preservare il profilo originale di ogni albero, senza regolarizzarne la forma e accostando tra loro le forme che più si avvicinano tra loro. Diller Scofidio + Renfro, Aaron Betsky, Natural Systems Utilities, SODAI e lo chef Davide Oldani hanno trasformato le acque dell’Arsenale di Venezia filtrandole e purificandole per ottenere caffè espresso Lavazza.
L’installazione Vela Celeste: Reimagining Home, curata direttamente dallo studio Ratti in collaborazione con il Comune di Napoli è un esperimento di rigenerazione urbana e di narrazione collettiva che intreccia partecipazione civica, intelligenza artificiale e progettazione architettonica. Per l’edificio, l’ultima delle Vele di Scampia rimaste in piedi, si è provato a promuovere un processo di progettazione partecipato e non mediato, dove il cittadino partecipa direttamente alla generazione di idee che concorrono al progetto finale. Ma forse il progetto più interessante per il suo carattere simbolico è AquaPraça, un progetto legato all’acqua, frutto di una collaborazione speciale tra Carlo Ratti Associati e Höweler + Yoon insieme ai Ministeri italiani degli Affari Esteri e dell’Ambiente: a quarantacinque anni dal Teatro del Mondo di Aldo Rossi, una nuova imbarcazione – questa volta una piazza galleggiante – ha fatto tappa a Venezia per raggiungere Belém come parte del Padiglione Italia a COP30, la trentesima Conferenza delle Parti sul clima, il più grande evento globale per le discussioni e i negoziati sui cambiamenti climatici. Al termine della Conferenza l’installazione è stata donata al governo brasiliano come lascito dell’Italia per un futuro più sostenibile.

Foto: ©Stefano Suriano.

Il talk, moderato da Sebastiano Maffettone, Direttore dell’Osservatorio Ethos Luiss, e Daniele Pittèri, saggista e giornalista, Sovrintendente della Fondazione INDA, ha visto in chiusura anche la partecipazione della Senatrice Anna Maria Bernini, Ministra dell’Università e della Ricerca. “Le sciences e le humanities non sono più due territori separati” – ha affermato Anna Maria Bernini – “ma come tutto nella vita il genio sta nella contaminazione”. I più importanti artisti e uomini di cultura italiani sono stati “in grado di mettere insieme diverse competenze per amplificare il margine della loro capacità di conoscenza e creatività”. “Un tempo l’Università italiana” – continua Bernini – “era considerata una specie di torre d’avorio dove si andava a speculare al riparo dai venti della realtà e si ragionava di astrazioni. Oggi non è più così. Quello che funziona ora è la contaminazione ecosistemica: mettere insieme Università, Enti di ricerca, Imprese, Alta Formazione Artistica, Territori”. Ne è la conferma un aneddoto che riguarda l’architetto Renzo Piano e il suo recente progetto per il Campus Bovisa del Politecnico di Milano: Renzo Piano, riprendendo i suoi vecchi progetti, va al Politecnico a raccontare agli studenti come li rifarebbe adesso. Le cose cambiano e noi cambiamo con esse, bisogna saper prendere dai territori le suggestioni che ci offrono e trasformarle in azioni architettoniche concrete.
Quanto al tema dell’Intelligenza Artificiale, “è prima di tutto un dato di realtà. Noi ormai non possiamo scegliere l’Intelligenza Artificiale, esiste. Possiamo solo decidere se subirla, accompagnarla o governarla. È uno strumento e non è buono o cattivo. Se noi facciamo il training giusto agli algoritmi ed elaboriamo pro domo nostra le serie storiche che a valle emergono dal lavoro dell’Intelligenza Artificiale, siamo noi a governarla. Molto spesso si sente dire dell’uomo al centro dell’AI: l’uomo invece deve stare a monte e a valle”.
Paolo Boccardelli, Rettore della Luiss Guido Carli, ha elencato alcuni dati statistici secondo i quali l’AI produce nel settore degli asset infrastrutturali risparmi dell’ordine del 25 per cento. Ciò di cui ci è resi conto nel settore educativo è che l’utilizzo indiscriminato dell’Intelligenza Artificiale produce un indebolimento delle capacità cognitive. Il punto è comprendere come evitare che il lavoro cognitivo venga sostituito: all’intelligenza artificiale vanno date soltanto linee guida per aumentare la capacità di risolvere i problemi.
Federica Brancaccio, Presidente ANCE, ricorda come la colonna dorsale dell’economia italiana sia fatta da piccole e medie imprese. Se pochissimi accederanno alle nuove conquiste tecnologiche ci sarà un mondo di burattinai e un mondo di schiavi, e questo è uno dei motivi che ha spinto ANCE ad aderire al progetto Fondamentale, riducendo le distanze da un’innovazione che si va pian piano scoprendo. “Se l’Intelligenza Artificiale servirà a migliorare la produttività e la qualità a un minor costo, il vero tema” – afferma la Presidente Brancaccio – “sarà mettere a punto contratti di lavoro che possano consentire di redistribuire la ricchezza che inevitabilmente arriverà. Se lasciamo il governo dell’Intelligenza Artificiale nelle mani di pochi, il mondo arretrerà”.

Foto: ©Stefano Suriano.

A concludere l’incontro interviene il Presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, che sottolinea come nel titolo della Mostra vi sia il termine gens, con la g dura: le genti, la moltitudine, l’idea stessa dell’Intelligenza Collettiva che si incontra in un’agorà. “La capacità di dare domande è il tramite attraverso cui lo spirito critico ci addestra alla libertà mentale” afferma Buttafuoco. Questa Biennale “è qualcosa che sfugge all’idea cimiteriale di un museo che conclude e definisce, qui ci sono le domande che accompagnano la quotidianità nel futuro”.
Il saluto finale è del Senatore Matteo Salvini, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. “Che lezione traiamo” – ha affermato Matteo Salvini – “dalla collaborazione con ANCE, con gli Ordini Professionali, con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri? Noi già oggi stiamo applicando una parte di quello che abbiamo ammirato qui non solo nella progettazione e nella programmazione ma anche nella manutenzione e nella gestione”. Poi il riferimento al MOSE di Venezia, per significare come la tecnologia che un tempo ci sembrava futuristica sia entrata nella vita di tutti i giorni, con centoventi alzate delle paratie che hanno consentito di proteggere una città fragile con il suo patrimonio artistico unico al mondo. Fra Italia e Austria si sta già lavorando per il tunnel del Brennero a collegare Milano e Monaco di Baviera, ma l’ultimo accenno va all’attraversamento veloce tra Messina e Villa San Giovanni, con il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, “opera ingegneristica unica al mondo, senza precedenti, che” – conclude il Ministro – “ha bisogno delle innovazioni che ho visto qui alle mie spalle”, in questa Biennale di Architettura.