Il mondo di Sáenz de Oíza

di Redazione

2020-03-02T23:41:25+02:0016 Febbraio 2020 |

All’inizio del mese di febbraio è stata inaugurata, a Madrid, un’interessante grande esposizione dedicata all’opera architettonica di Francisco Javier Sáenz de Oíza (1918-2000), uno dei maggiori protagonisti dell’architettura spagnola del dopoguerra, nonché al vivace “mondo” in cui si è sviluppata e ha convissuto.
Intitolata Sáenz de Oiza. Artes y oficios (Arti e mestieri), la mostra – promossa dal madrileno Museo ICO della omonima Fondazione, in occasione della manifestazione Madrid Design Festival 2020 – racconta attraverso i numerosi progetti, noti e meno noti, le stimolanti contaminazioni artistiche, culturali e filosofiche di Sáenz de Oíza e, in generale, del periodo storico in cui ha operato.

Francisco Javier Sáenz de Oíza, Torres Blancas, B14. Planta 24. Cubiertas, 9 de diciembre de 1963. Tinta y lápiz sobre papel vegetal.
(cliccare sull’immagine per consultare la galleria fotografica)

Sáenz de Oíza era innanzitutto un architetto, anzi, un bravo architetto – autore di alcune opere iconiche che animano lo skyline di Madrid, come Torres Blancas, il grattacielo del Banco de Bilbao e il complesso residenziale vicino alla M-30, e di progetti nazionali, tra cui basilica di Arantzazu (Guipúzcoa) e il Museo Oteiza ad Alzuza (Navarra) –, ma anche un artista mancato, pittore e scultore, come egli stesso dichiara in una lunga intervista, suddivisa in tre parti, concessa alla società televisiva Canale Sur.

Francisco Javier Sáenz de Oíza, Torre Banco de Bilbao. Foto: ©ImagenSubliminal (Miguel de Guzmán + Rocío Romero).
(cliccare sull’immagine per consultare la galleria fotografica)

Inoltre, Sáenz de Oíza era anche una persona culturalmente vivace e curiosa, per cui nel corso della sua carriera progettuale ha instaurato relazioni professionali con alcuni dei maggiori esponenti dell’intelligencija artistica spagnola, e anche internazionale, tra cui, tra gli altri, lo scultore Eduardo Chillida, lo scultore e poeta Jorge Oteiza, il pittore Antonio López, il pittore e scultore Pablo Palazuelo, il pittore Lucio Muñoz, l’artista e regista sperimentale Antonio Sistiaga, il pittore Carlos Pascual de Lara, le cui opere contribuiscono a configurare la mostra.

Francisco Javier Sáenz de Oíza, Casa Durana, 1959-60. Vista interior. Foto: ©Fundación Alberto Schommer, VEGAP, Madrid, 2020.
(cliccare sull’immagine per consultare la galleria fotografica)

Tutto ciò, che potremmo dire abbia costituito il “mondo” artistico di Sáenz de Oíza e, poi, si sia manifestato anche nelle sue architetture, realizzate e no, è qui illustrato attraverso ca. 400 oggetti – in maggior parte inediti (circa 70%, ci informano) –, tra cui disegni, schizzi e modelli originali, ma anche altri manufatti facenti parte attiva dello studio madrileno situato in via General Arrando.

Estudio en la calle General Arrando (Madrid), vista interior. Foto: ©Luis Marino Cigüenza.
(cliccare sull’immagine per consultare la galleria fotografica)

Il percorso espositivo dell’esposizione non è cronologico, ma, volutamente, tematico, suddiviso in cinque sezioni riferite ad “arti e mestieri” di Sáenz de Oíza: El oficio de aprender / El arte de enseñar (Il mestiere dell’apprendimento / L’arte dell’insegnamento); El oficio de habitar / El arte de construir (Il mestiere dell’abitare / L’arte del costruire); El oficio del alma / El arte de evocar (Il mestiere dell’anima / L’arte dell’evocazione); El oficio de creer / El arte del mecenazgo (Il mestiere del credere / L’arte del patrocinio); El oficio de competir / El arte de representar (Il mestiere del competere / L’arte del rappresentare).

Francisco Javier Sáenz de Oíza, Palacio de festivales de Santander. Sección longitudinal por el eje, croquis de entrada. Tinta y color sobre papel vegetal.
(cliccare sull’immagine per consultare la galleria fotografica)

Le sezioni proposte rappresentano cinque diverse sfumature dell’operato di Sáenz de Oíza, temi dominanti attorno ai quali raggruppare i suoi lavori, in una, in ogni caso, difficilissima classificazione, in quanto, tutte insieme, compongono il grande e affascinante “mondo” creativo del progettista spagnolo, ricco di progetti che potremmo cercare di definire organici, brutalisti, moderni e, persino, postmoderni…

Carlos Pascual de Lara, Boceto general para el ábside de la Basílica de Aránzazu, h. 1954. Gouache y lápiz sobre cartón. IVAM. Institut Valencià d’Art Modern, Generalitat. Donación D. Carlos Pascual Pérez y Dª. Margarita Pérez.
(cliccare sull’immagine per consultare la galleria fotografica)