All’ADI Design Museum di Milano è aperta la prima retrospettiva completa dedicata al gruppo Alchimia, attivo tra il 1976 e il 1992. Dopo la presentazione al Bröhan-Museum di Berlino, l’esposizione, curata da François Burkhardt, Tobias Hoffmann e Alessandro Guerriero, approda nel contesto in cui il collettivo è nato, assumendo una forma rinnovata con un allestimento ideato da Guerriero: un grande tappeto-podio che sospende la quotidianità e introduce il visitatore nello spirito visionario che ha caratterizzato l’esperienza alchimica, concepita come un’avventura culturale capace di trasformare l’ambiente in un luogo ricettivo a desideri ed emozioni.
Manifesto Collezione Bauhaus, disegno di Michele De Lucchi, 1979.
Il progetto riunisce oltre centocinquanta opere tra arredi, oggetti, disegni, fotografie e materiali audiovisivi, restituendo un quadro ampio della produzione del collettivo. Il percorso milanese, sviluppato in un unico spazio longitudinale, presenta le opere come presenze tridimensionali affiancate da una selezione di materiali non esposti nella tappa berlinese, integrate da proiezioni che documentano performance e interventi realizzati negli anni Ottanta.
Alessandro Mendini, Divano Kandissi, 1978. Foto Carlo Lavatori / Archivio Alessandro Mendini.
Alchimia nacque in un periodo di profonde trasformazioni culturali, sviluppandosi come laboratorio in cui design, architettura, arti visive, moda, artigianato, musica e video dialogavano senza gerarchie. La prospettiva del gruppo si poneva in netto contrasto con il funzionalismo dominante, proponendo il progetto come pratica simbolica e comunicativa. La riflessione sul cosiddetto design banale, elaborata da Alessandro Mendini, divenne uno dei cardini teorici: una rivalutazione dell’ordinario in opposizione all’omologazione estetica e al rigore industriale. Come ricorda François Burkhardt, Alchimia fu un contro-design che restituiva all’oggetto la capacità di essere linguaggio e racconto.
Ettore Sottsass, Libreria Factotum, 1980 ©VG Bild-Kunst.
Lo spirito del gruppo era orientato alla sperimentazione continua, capace di combinare materiali tradizionali e tecniche inusuali, artigianato e tecnologie emergenti, pratiche artistiche e riflessioni teoriche. L’ornamento, la decorazione e la contaminazione diventavano strumenti per mettere in discussione il rapporto convenzionale tra forma e funzione. L’atelier operava come un organismo plurale, aperto alla partecipazione di figure interne ed esterne, animate dall’idea che il progetto potesse incidere sulla vita quotidiana attraverso oggetti evocativi e non destinati alla produzione seriale.
Alessandro Mendini, Poltrona Proust, Collezione Bauhaus, 1978. Foto Carlo Lavatori / Archivio Alessandro Mendini.
L’attività del collettivo abbracciò ambiti differenti, dai mobili decorati alle sperimentazioni teatrali, dalla moda ai video, consolidando il ruolo di Alchimia nel dibattito postmoderno. Pur lavorando accanto a figure come Ettore Sottsass, Andrea Branzi e Michele De Lucchi, il gruppo mantenne una posizione autonoma rispetto al mercato, concentrandosi su realizzazioni uniche. Questa impostazione segnò una distanza netta da Memphis e contribuì a definire il carattere sperimentale dell’esperienza, conclusa nel 1992 con lo scioglimento del gruppo.
Giancarlo Maiocchi, Studio Occhiomagico, Mussolini’s Bathroom, 1982. Foto: Colya Zucker / ©VG Bild-Kunst.
La retrospettiva milanese, realizzata con il patrocinio del Presidente della Repubblica Italiana e del Presidente Federale Tedesco, restituisce oggi il valore di una ricerca che ha ridefinito il modo di concepire gli oggetti nel panorama italiano, invitando a riflettere sull’attualità di uno sguardo che ha posto al centro immaginazione, libertà creativa e attraversamento dei confini disciplinari.
Collezione Modulando, 1980. Foto: Occhiomagico.
English Summary
The ADI Design Museum in Milan presents the first full retrospective dedicated to Alchimia, the experimental collective active from 1976 to 1992. Curated by François Burkhardt, Tobias Hoffmann and Alessandro Guerriero, the exhibition expands on its initial debut at the Bröhan-Museum in Berlin, bringing together over 150 works and a new installation by Guerriero that offers an extensive overview of the group’s multidisciplinary research.
Founded during a period of cultural transition, Alchimia challenged functionalist design by embracing symbolism, decoration and hybrid creative approaches. The Milan exhibition revisits the relevance of this imaginative and cross-disciplinary vision, which reshaped the role of objects within contemporary design culture.
Vista della mostra. Foto: Denise Manzi / Courtesy of ADI Design Museum.
































