Fino al 26 ottobre è possibile visitare il Festival della Fotografia Etica a Lodi. L’evento, come ogni anno, accoglie migliaia di visitatori, provenienti da tutta Italia, che saranno guidati tra le mostre allestite all’interno del centro urbano. Un’immersione in storie pensate per riflettere, emozionarsi e sorprendersi: con oltre 20 mostre, quasi 150 fotografi da 40 Paesi e 5 continenti e circa un migliaio di immagini esposte, la sedicesima edizione del festival dimostra che non si tratta solo di una celebrazione della fotografia, ma di un evento capace di divenire un’occasione collettiva di confronto.

©Loay Ayyoub, The Tragedy of Gaza (1).

Il reportage Paths of Desperate Hope di Federico Ríos, vincitore nella categoria MASTER del World Report Award – Documenting Humanity in esposizione a Palazzo Barni, racconta il drammatico esodo di oltre un milione di migranti che ogni giorno attraversano la giungla del Darién, tra Panama e Colombia, nel tentativo di raggiungere gli Stati Uniti; il percorso è estremamente pericoloso: molti lo affrontano con mezzi di fortuna, portando i propri averi in sacchetti di plastica e i figli in braccio, tuttavia, il numero di coloro che riescono a completare il viaggio resta incerto.
Tra i lavori selezionati vi sono opere di forte impatto visivo e narrativo. Una menzione speciale è stata attribuita a Women’s Bodies as Battlefields di Cinzia Canneri, che esplora l’esperienza di esodo e le violenze subite dalle donne eritree e tigrine: inizialmente in fuga dalla dittatura, queste donne si sono ritrovate coinvolte nel conflitto del Tigray, vittime di una doppia oppressione, dove i loro corpi sono diventati campi di battaglia.

©Federico Ríos, Paths of Desperate Hope (1).

Nella categoria SPOTLIGHT, In The Shadow of a Deadly Sky di Diego Fedele offre una cronaca intensa e senza filtri di tre anni di guerra in Ucraina, evidenziando la distruzione sistemica e la paralisi sociale che ne derivano, mentre per la categoria SHORT STORY, The Tragedy of Gaza di Loay Ayyoub documenta uno dei conflitti più drammatici dell’epoca contemporanea, con decine di migliaia di vittime e un esodo che non ha precedenti.
La categoria STUDENT premia We Live to Fight di Md Zobayer Hossain Joati, un’indagine visiva sulle comunità di arti marziali in Bangladesh, seguita dalla sezione SINGLE SHOT, The Price of War di Afshin Ismaeli, che cattura in un’unica immagine la connessione silenziosa tra un padre mutilato e il figlio: due generazioni segnate da una sofferenza condivisa.
Menzione speciale a Whispers Say: “War is Coming” di Julius Nieweler, che offre uno sguardo sulla Moldavia alla vigilia delle elezioni del 2024, tra incertezze e presagi di instabilità.

©Afshin Ismaeli, The Price of War.

Anche nel 2025, Lodi ospita – in collaborazione con Spazio Bipielle Arte della Fondazione Banca Popolare di Lodi – l’unica tappa lombarda del prestigioso World Press Photo, la mostra internazionale che da quasi 70 anni racconta il mondo attraverso la fotografia documentaria. L’edizione 2025 presenta oltre 150 immagini provenienti dai cinque continenti, firmate da fotoreporter che collaborano con testate e agenzie di stampa come “The New York Times”, “TIME”, Associated Press, Agence France Presse e NPR. Lodi sarà l’unica città lombarda inclusa nel tour globale, che toccherà più di 60 sedi in tutto il mondo; un’occasione unica per i visitatori per esplorare storie visive di grande impatto, che attraversano confini, culture e crisi contemporanee.
Tra le proposte più significative dell’edizione 2025, la sezione Uno Sguardo sul Mondo si distingue per la forza narrativa e l’impegno civile dei reportage presentati. Magnus Wennmann, con The Dark Side of Fast Fashion, denuncia le contraddizioni del sistema moda: per anni i grandi marchi hanno promosso il riciclo dei capi usati, tuttavia, la maggior parte di questi indumenti non viene realmente riciclata, ma esportata in paesi come il Ghana, dove invade i mercati locali dell’usato, le discariche, le strade e ogni spazio all’aperto, generando gravi impatti ambientali e sociali.
Accanto a questo, Sudan Under Siege di Giles Clarke documenta le conseguenze della guerra in Sudan, raccontando la progressiva distruzione del tessuto sociale e culturale del Paese, tra perdita di identità, memoria e giustizia.

©Giles Clarke, Sudan Under Siege.

La sezione Spazio Storia ospita la mostra Srebrenica. A trent’anni dal genocidio, realizzata in collaborazione con la Fondazione VII, che ripercorre il piano di sterminio contro il popolo bosniaco, evidenziando il fallimento della comunità internazionale e il ruolo cruciale dei media nel preservare la memoria storica.
Lo Spazio Outdoor, allestito nei giardini pubblici, accoglie invece il lavoro di Ronan Donovan, fotografo del “National Geographic”, che dal 2014 indaga la relazione tra i lupi selvatici e l’uomo, esplorando le dinamiche di convivenza e conflitto, offrendo così uno sguardo profondo su un equilibrio ancora fragile tra natura e società.
Nella sezione tematica Le vite degli altri, allestita a Palazzo Modignani, quattro reportage fotografici raccontano il rapporto profondo tra individui, territori e culture. David J Show, con Caeadda, documenta la quotidianità degli allevatori nella valle gallese di Dyfi, tra paesaggi rurali e tradizioni millenarie. Khlif Skander, in Where Dust and Water Dream Together, esplora la resistenza dell’uomo alla desertificazione in Tunisia, dove la scarsità d’acqua ridefinisce il rapporto con l’ambiente.
Di particolare intensità è il lavoro di Jana Margarete Schuler, Between Blood and Glitter, che ritrae le “Luchadoras” di Ciudad Juarez, città al confine tra Messico e Stati Uniti, tra le più pericolose al mondo per le donne; in un contesto segnato da femminicidi e sparizioni, queste wrestler combattono dentro e fuori dal ring per affermare diritti, sicurezza e dignità, diventando simbolo di resistenza e cambiamento sociale.

©Jana Margarete Schuler, Between Blood and Glitter (2).

Chiude la sezione Becoming a Father di Adriana Zehbrauskas, che porta il visitatore in un viaggio intimo attraverso cinque paesi – Guinea-Bissau, Messico, Thailandia, Turkmenistan e Regno Unito – per raccontare la paternità come esperienza universale.

©Adriana Zehbrauskas, Becoming a Father (1).

All’interno del chiostro dell’Ospedale Vecchio, lo Spazio No Profit accoglie quattro progetti fotografici che raccontano esperienze di resistenza, inclusione e giustizia sociale, promossi da organizzazioni attive in contesti fragili e marginalizzati. Lorenzo Foddai, con Le emozioni che ci regala il calcio, celebra la forza dello sport come strumento di emancipazione, grazie al reportage realizzato per ASD Roma Blind Football, che documenta il calcio praticato da persone non vedenti, trasformando il campo in uno spazio di libertà, relazione e superamento dei limiti fisici.
Bente Stachowske, in Le apicoltrici di Mosolula Gardino, segue il percorso di 30 giovani donne del Gambia impegnate nell’apicoltura grazie al supporto della Nyodeema Foundation, un progetto che garantisce loro un reddito sostenibile e contribuisce contemporaneamente alla tutela della foresta, minacciata dalla deforestazione e dal cambiamento climatico.
Con Gli artigiani delle protesi, Giammarco Sicuro firma un reportage per EMERGENCY dall’Iraq, una delle aree più contaminate da mine al mondo; qui, un centro gratuito e specializzato nella produzione di protesi consente a persone amputate – iracheni, iraniani e rifugiati siriani – di riappropriarsi della propria autonomia, tornare al lavoro e sostenere le proprie famiglie.
Chiude la sezione Karol Grygoruk per Minority Rights Group International, con un’indagine visiva sullo sradicamento dei migranti e sulle vulnerabilità dell’Europa di fronte alla crisi umanitaria, mettendo in luce le contraddizioni delle politiche migratorie e le condizioni di chi vive ai margini, tra confini fisici e invisibili.

©Bente Stachowske per Nyodeema Foundation (2).

Per festeggiare il quindicesimo anniversario del World Report Award Documenting Humanity, il Festival della Fotografia Etica presenta una mostra tributo allestita nell’ex-chiesa dell’Angelo. L’esposizione raccoglie una selezione di immagini firmate da oltre 70 fotografi premiati e sostenuti economicamente nel corso degli anni, offrendo uno sguardo potente sulla fotografia come strumento di consapevolezza, memoria e cambiamento sociale.
Accanto al programma ufficiale, prende vita FFE – OFF, il circuito diffuso che coinvolge negozi, bar, gallerie e spazi pubblici della città: aperto a tutti, senza vincoli tematici o stilistici, questo percorso parallelo valorizza la partecipazione libera e la creatività individuale, trasformando Lodi in una vera e propria galleria urbana.
Tutte le mostre, incluso il World Press Photo, saranno accessibili con biglietto giornaliero o abbonamento, acquistabili online e in loco. Restano a ingresso libero le esposizioni nei giardini pubblici e nel Comune di Montanaso Lombardo.
Info e maggiori dettagli sul sito ufficiale del Festival.

©Skander Khlif, Where Dust and Water Dream Together (1).