Balkrishna Doshi, un umanista indiano

Una grande mostra antologica, dedicata all’opera progettuale del premio Pritzker 2018, l’architetto indiano Balkrishna Doshi, sta per essere inaugurata verso la fine del mese di marzo presso la sede del Vitra Design Museum a Weil am Rhein.
Doshi, nato nel 1927, a Pune, in India, ha, nel corso dei quasi settant’anni di carriera professionale, realizzato una vasta gamma di opere di architettura e di urbanistica secondo i princìpi “internazionali” di architettura moderna, adattandoli, però, alla cultura, alle tradizioni e alle risorse locali.

Balkrishna Doshi, Indian Institute of Management (IIM), Bangalore, 1977-92. One of the spacious, light-flooded corridors at IMM. © Courtesy of Vastushilpa Foundation, Ahmedabad, photo: Vinay Panjwani.

L’esposizione – la prima retrospettiva di questo genere fuori dall’Asia – presenterà al pubblico i suoi numerosi lavori progettati tra il 1958 e il 2014, che spaziano dai grandi progetti urbanistici e insediamenti residenziali ai campus accademici, sedi di istituzioni culturali e uffici pubblici, fino alle piccole residenze private e i loro interni.

Balkrishna Doshi, School of Architecture, CEPT University, Ahmedabad, 1966-68. Open entrance hall on different levels. © Courtesy of Vastushilpa Foundation, Ahmedabad, photo: Vinay Panjwani.

Il ricco apparato iconografico della mostra include un grande numero di articoli originali, quali disegni, modelli e opere d’arte provenienti dall’archivio dello studio di Doshi, insieme a fotografie, filmati e alcune installazioni. Inoltre, una lunga cronologia illustrata fornirà la dettagliata panoramica della carriera professionale di Doshi dal 1947 fino ad oggi, la quale include, tra gli altri, edifici pionieristici come l’Indian Institute of Management (1977-92), lo studio di architettura di Sanghi Sangath (1980) e il famoso progetto di alloggi a basso costo Aranya (1989).

Balkrishna Doshi, Amdavad Ni Gufa, Ahmedabad, 1994. Exterior view of the underground art space that Doshi created with M.F. Husain. © Iwan Baan, 2018.

Comunque, la retrospettiva Balkrishna Doshi: Architecture for the People, come preannuncia il titolo, non vuole rappresentare soltanto una rassegna, seppur molto documentata, della produzione dell’architetto indiano, ma anche l’occasione per far conoscere al vasto pubblico l’approccio progettuale di Doshi, che inevitabilmente riflette le sue radici (indiane), l’educazione (occidentale), alcune importanti esperienze architettoniche (Le Corbusier, Louis Kahn) e il contesto generale in cui ha operato e vi lavora tutt’ora (India).

Balkrishna Doshi, Tagore Memorial Hall, Ahmedabad, 1967. Interior view of the foyer at the Tagore Memorial Hall. © Vastushilpa Foundation, Ahmedabad.

Il suo vocabolario architettonico, sia poetico sia funzionale, è stato influenzato dagli esempi propagati dal movimento moderno, che, tuttavia, Doshi ha saputo arricchire attraverso una personale filosofia umanista di radici indiane, adattandolo a un ambito culturale, sociale e ambientale molto più ampio e variegato.

Balkrishna Doshi, Sangath Architect’s Studio, Ahmedabad, 1980. Exterior view of Doshi’s architectural studio. © Iwan Baan, 2018.

La mostra è un progetto del Vitra Design Museum e della Fondazione Wüstenrot in collaborazione con la Fondazione Vastushilpa; la accompagna un volume che comprende i contributi di: Kazi Ashraf, Simone Bader, Kenneth Frampton, Khushnu Hoof, Rajeev Kathpalia, Jolanthe Kugler, Hans-Ulrich Obrist, Juhanni Pallasmaa, Samanth Subramanian, Martha Thorne, Nicholas Fox Weber.
Infine, la manifestazione sarà accompagnata da un ricco programma di conferenze, dibattiti, workshop e altri eventi.

Balkrishna Doshi, Premabhai Hall, Ahmedabad, 1976. Interior view of the staircase and entrance hall. © Iwan Baan, 2018.