Parlare di Álvaro Matías e del Madrid Design Festival va di pari passo, visto che ne è il direttore fin dalla prima edizione nel 2018. Manager culturale, consulente specializzato nell’uso delle discipline umanistiche come strumento di cambiamento e, soprattutto, mente curiosa e insaziabile, Álvaro Matías quest’anno oltre al palinsesto consolidato ha introdotto un nuovo format fieristico, dedicato al design da collezione: FORMA.
Lo abbiamo intervistato, adesso che la nona edizione è da poco terminata, per comprendere l’evoluzione, l’impatto e le prospettive del MDF e del design spagnolo in vista del primo anniversario tondo l’anno prossimo.

Ritratto di Álvaro Matías.

GM:   Il Madrid Design Festival, che dirigi sin dal suo lancio nel 2018, è giunto alla nona edizione. Quali sono, a tuo avviso, i suoi principali punti di forza? Quali obiettivi sono stati raggiunti finora?

ÁM:   Il festival ha avuto principalmente l’obiettivo di dare visibilità a un ecosistema locale già esistente in città: una comunità di designer che si è notevolmente rafforzata negli ultimi anni grazie alle diverse iniziative che abbiamo sviluppato. Oggi, il festival riunisce quasi 300 proposte sparse per la città, dimostrando chiaramente il peso reale che il design gioca a Madrid, anche nel contesto più ampio di trasformazione urbana. I designer contribuiscono attivamente a plasmare la città contemporanea e il festival a proiettare questa trasformazione, offrendo una visione aggiornata del design nel nostro Paese, attraverso progetti che mettono in contatto aziende, creativi e marchi, stimolando un ecosistema creativo e industriale che prima non esisteva in modo strutturato.

FORMA, Matadero Madrid, Madrid Design Festival 2026.

Che impatto ha il festival sulla città? In che modo ha contribuito a rafforzare la posizione di Madrid nel panorama internazionale del design?

Per un mese, il festival concentra una parte significativa dell’attività di design che si svolge nel nostro Paese. Non solo quella di Madrid, ma anche quella di tutta la Spagna, poiché molte delle aziende leader e dei principali attori del settore del design attivano e sviluppano le proprie iniziative nell’ambito del festival.
Questo crea un forte punto di riferimento: mostre, attività e presentazioni che posizionano Madrid come luogo d’incontro, rendendo visibile ciò che sta accadendo nel settore. In quanto evento internazionale, il festival attrae una crescente attenzione da parte di marchi, designer e organizzazioni provenienti dall’estero, nonché da media e professionisti. In questo senso, il festival non solo mette in mostra ciò che sta accadendo, ma contribuisce attivamente ad articolare un linguaggio del design madrileno – qualcosa che prima non esisteva e che ora è chiaramente una realtà consolidata.

André Ricard. Diseño en uso, Fernán Gómez Centro Cultural de la Villa, Madrid Design Festival 2026.

L’edizione 2026 è finita da poco. Quali sono i temi chiave che hanno caratterizzato il programma di quest’anno?

L’edizione 2026 è stata strutturata attorno a una serie di idee fondamentali che hanno guidato il festival nel corso degli anni: responsabilità, impatto a lungo termine, trasformazione e la capacità del design di generare trasmissione e conoscenza.
In termini di contenuti, il festival ha proposto un programma molto ampio. Al Teatro Fernán Gómez Centro Cultural de la Villa abbiamo presentato una delle principali mostre di questa edizione, dedicata ad Andrés Ricard, insieme al progetto invitato dal Guatemala.
Fiesta Design, in dieci giorni, ha portato oltre 20.000 persone ad interagire con installazioni e proposte aperte a tutti, creando un rapporto più diretto e partecipativo con il design, mentre il programma professionale ha creato uno spazio di scambio con voci nazionali e internazionali. Attraverso Madrid Diseña, abbiamo esteso la portata del festival a nuovi quartieri e anche alle aree industriali della regione, portando il design come strumento di trasformazione in contesti in cui tradizionalmente non era presente. Infine, il lancio di FORMA rappresenta un significativo passo avanti, creando uno spazio dedicato al design da collezione e contribuendo allo sviluppo di un mercato in Spagna che fino ad ora non disponeva di una piattaforma di questo tipo.

Arte textil en Guatemala: diseño e identidad, Fernán Gómez Centro Cultural de la Villa, Madrid Design Festival 2026.

Ecco, parlaci del debutto di FORMA, al Matadero (si veda il recente articolo dedicato). Come è nato questo progetto e quale ruolo si propone di svolgere all’interno del festival?
 
FORMA nasce da un’esigenza ben precisa: creare in Spagna uno spazio dedicato al design da collezione, cosa che prima non esisteva. Nel corso degli anni, il festival ha lavorato a lungo sulla divulgazione, le mostre, la formazione e lo scambio professionale, ma mancava un tassello fondamentale: l’attivazione del mercato, essenziale per lo sviluppo del settore. In questo senso, FORMA ha rappresentato un passo naturale nell’evoluzione del progetto. Ha cioè completato quanto già avviene a Madrid per il mercato dell’arte, collocando il design all’interno di questa stessa sfera, come qualcosa che può essere collezionato, valorizzato e acquisito.
E la prima edizione è stata un grande successo! Abbiamo accolto oltre 8.000 visitatori e registrato vendite concrete durante la fiera, oltre a molte altre attualmente in corso. I quasi 50 espositori, sia nazionali che internazionali, hanno ottenuto risultati molto positivi, a conferma del reale interesse e delle solide basi su cui costruire. Il nostro obiettivo è che FORMA si consolidi nei prossimi anni come punto d’incontro chiave per collezionisti, acquirenti e professionisti del design, sia a livello nazionale che internazionale, contribuendo a rafforzare un ecosistema che ha bisogno di spazi come questo per continuare a crescere.

FORMA, Matadero Madrid, Madrid Design Festival 2026.

Processi, responsabilità, connettività, innovazione e sostenibilità – sia economica che ambientale – sono al centro del discorso sul design contemporaneo. Quali le risposte urgenti che il design è chiamato a fornire oggi?

I designer sono probabilmente i migliori interpreti della realtà. Hanno la capacità di osservare ciò che accade intorno e di tradurlo in risposte concrete. E la verità è che la complessità del mondo odierno è persino maggiore rispetto a quando abbiamo lanciato il festival. All’epoca, lo facemmo con un’idea che rimane pienamente attuale: ridisegnare il mondo, un concetto che oggi appare ancora più necessario.
Il design sta fornendo risposte che vanno ben oltre l’efficienza nell’uso dei materiali o l’innovazione tecnologica. Sta affrontando istanze che emergono direttamente dalla società – come muoversi verso modelli più giusti, più equi e più sostenibili – aiutandoci a trovare nuove strade da percorrere. Oggi più che mai, il design ci permette di comprendere, orientarci e rispondere a queste complessità, offrendo soluzioni profondamente connesse alle reali esigenze del nostro tempo.

Carabanchel Diseña, Madrid Design Festival 2026.

Il festival è promosso da La Fábrica, un’organizzazione culturale attiva nell’editoria e nella produzione creativa. Che ruolo gioca questa struttura nel plasmare il festival e nel costruire reti culturali internazionali?

Il Madrid Design Festival porta il DNA di La Fábrica. Così come abbiamo precedentemente attivato progetti legati alla fotografia, al cinema, alla letteratura e all’arte contemporanea, abbiamo ritenuto che fosse giusto creare uno spazio dedicato al design. È un progetto costruito sull’impegno di sviluppare iniziative di valore per la società, aperte a tutti e basate su un modello ibrido di collaborazione pubblico-privato che favorisce lo scambio di conoscenze e la partecipazione.
Il modo in cui il festival è stato sviluppato riflette un modo di lavorare che coltiviamo da quasi 30 anni: progetti rigorosi, di alta qualità, incentrati sui contenuti e concepiti con un’ottica di continuità e con un forte impegno per lo sviluppo collettivo, dato che il festival si costruisce riunendo molteplici attori, generando alleanze e sviluppando progetti collaborativi, con l’intento che questo sforzo condiviso crei un impatto positivo sulla società.

Mónica Sánchez-Robles, Materia en tránsito: la lana como territorio postnatural, Fiesta Design. Institución Libre de Enseñanza, Madrid Design Festival 2026.

Infatti oggi, dai festival di design ci si aspetta sempre più che affrontino temi come l’accessibilità, l’inclusione sociale e le reali sfide urbane, anziché rivolgersi solo ad un pubblico di professionisti. In che modo il MDF si confronta con queste più ampie dimensioni sociali?

Il festival affronta queste dimensioni attraverso il dialogo come strumento di attivazione. Ci interessa creare contesti in cui il design non sia solo esposto, ma utilizzato per connettere, trasformare e generare un cambiamento reale.
Siamo infatti particolarmente orgogliosi delle iniziative che vanno oltre il formato espositivo. Ad esempio, il lavoro svolto con l’Asociación Norte Joven e il collettivo Tetuán Crea, con i quali abbiamo realizzato un progetto incentrato sull’inclusione sociale attraverso il design. Non si trattava di mostre tradizionali, ma di spazi di scambio, dove si sono instaurati veri e propri rapporti di lavoro nell’ambito del festival. Inoltre, abbiamo sviluppato azioni come la riqualificazione di un’area industriale in collaborazione con la Comunità di Madrid, o progetti volti a introdurre il design come strumento di miglioramento e trasformazione nel commercio locale.
Uno degli aspetti di cui andiamo più fieri è il ruolo attivo del festival come agente di trasformazione, che porta il design a persone, organizzazioni e contesti che prima non vi si avvicinavano, dimostrando in ogni edizione la sua reale capacità di generare cambiamento. Tutto ciò contribuisce a quella che definiamo una vera e propria “diseñoesfera”: un ecosistema in espansione in cui il design agisce da motore di connessione e trasformazione.

André Ricard. Diseño en uso, Fernán Gómez Centro Cultural de la Villa, Madrid Design Festival 2026.

Il prossimo anno sarà il primo anniversario “tondo” per il MDF. Quali le vostre ambizioni e le prospettive future? Avete già un progetto in mente?

Il prossimo anno festeggeremo dieci anni: un intero decennio che sarà importante rivedere e valorizzare, non solo in termini di ciò che abbiamo costruito come festival, ma anche di tutte le persone, i team e le istituzioni che hanno fatto parte di questo percorso.
Il nostro obiettivo sarà quello di consolidare molte delle linee di lavoro sviluppate negli ultimi anni, rafforzando quei progetti che hanno dimostrato la loro capacità di impatto e continuità. Allo stesso tempo, ci sarà spazio per nuove idee e sorprese che permetteranno al festival di continuare a evolversi.

Ma prima, un po’ di meritato riposo!

Nike. Diseño en movimiento, TeamLab, Madrid Design Festival 2026.

English Summary

In this interview, Álvaro Matías, director of Madrid Design Festival since its launch in 2018, reflects on the evolution and impact of the event, which now brings together nearly 300 initiatives across the city. The festival has played a key role in strengthening Madrid’s design ecosystem and positioning the city as an international hub, fostering connections between designers, companies and institutions.
The 2026 edition focused on themes such as responsibility, long-term impact and the role of design as a tool for transformation and knowledge transfer. Among the main highlights, the launch of FORMA introduced a new platform dedicated to collectible design, addressing the need to activate the market alongside cultural and educational initiatives.
Matías also highlights the festival’s growing social dimension, with projects aimed at inclusion, urban regeneration and community engagement. Looking ahead to its tenth anniversary, the festival aims to consolidate its initiatives while continuing to expand its role as a driver of cultural and social transformation.