A sud dello scalo di Porta Romana

Sono molti gli scenari di rigenerazione urbana che attualmente si aprono a Milano e che assumono grande risalto. Vari enti e agenzie stanno lavorando da tempo sulle ipotesi di riqualificazione degli scali ferroviari dismessi, con previsione di destinazioni e funzioni pubbliche e private, da progettare all’interno delle zone in questione (si veda anche M. Oglialoro, Il futuro degli scali milanesi). Fra queste, molta attenzione viene rivolta all’area dello scalo dismesso di Porta Romana.
La pubblicazione, a cura di Stefania Aleni, A sud dello Scalo Romana. Vocazioni e suggestioni di un’area in trasformazione, edita da Quattro, vuole colmare un vuoto di ricerca che talvolta si genera intorno a questi episodi urbani di grande interesse, vuole cioè verificare lo stato del contesto urbano limitrofo, nella fattispecie, allo scalo ferroviario di Porta Romana, il secondo per estensione (slp 164.00 m), dopo lo scalo Farini.
Nasce così il lavoro di ricerca approfondita che ha preceduto la pubblicazione di questo volume. L’indagine è stata condotta sul quadrilatero, a sud dello scalo, che insiste tra via Lorenzini, a nord, via Quaranta e Marco d’Agrate a sud, a ovest via Ripamonti e a est corso Lodi, per conoscerne le vocazioni territoriali, i mutamenti urbani, la tipologia degli insediamenti, la qualità delle presenze produttive, artigianali, terziarie, e ripercorrere la storia, a volte curiosa, spesso affascinante, dei vari protagonisti e degli oggetti del loro lavoro.

Mappa dei luoghi: 1. Smart City Lab, via Ripamonti 88; 2. McGraw-Hill Education, via Ripamonti 89; 3. Boehringer Ingelheim, via Lorenzini 8; 4. Banco Farmaceutico, via Lorenzini 10; 5. Fondazione Prada, Largo Isarco 2; 6. Vado e Torno, via Brembo 27; 7. Taxi Blues, via Brembo 23; 8. Talent Garden, via Calabiana 6; 9. Madama Hostel, via Benaco 1; 10. Fratelli Bonvini Milano, via Tagliamento 1; 11. Altreconomia, via Vallarsa 2; 12. Luca Pignatelli, / Get me out / Fram, via Balduccio da Pisa 7; 13. De Vecchi Milano 1935, via Balduccio da Pisa 14; 14. Unareti, via Balduccio da Pisa 15; 15. ISAD, via Balduccio da Pisa 16; 16. Fabbrica Orobia 15, via Orobia 15; 17. Vargros e Maxima, via Orobia 11; 18. Allestimenti Portanuova, via Adamello 9; 19. IFOM, via Adamello 16; 20. Tian Qi, via Bastia 5; 21. Fosca Milano, Carola Guaineri, via Bastia 7; 22. Mari&cò, via Ampola 18; 23. 7 Luppoli Milano, viale Ortles 31; 24. Ferrarelle / Plus Production, via Ripamonti 101; 25. Mokito, viale Ortles 17; 26. Indena, viale Ortles 12; 27. Zacchetti Moto, via Bastia 15; 28. OLG, via Orobia 34; 29. GUT Edizioni, viale Ortles 52/54; 30. Zeta Service, viale Ortles 54/a; 31. Casa dell’Accoglienza, viale Ortles 69; 32. Fondazione Filarete, viale Ortles 22/4; 33. Teatro del Vigentino, via Matera 7; 34. Makers, Moonhouse, Inside Out, Cambio, via Pizzi 29; 35. Mollificio Milanese, via Pizzi 12; 36. Mipharm, via Quaranta 12; 37. Ex Panificio Automatico Continuo, via Quaranta 41; 38. Zero edizioni, via Quaranta 40; 39. Plastic, via Gargano 15; 40. Il Battito, via Scalarini 8; 41. Fabio Quaranta, via Passo Pordoi 6; 42. Interface FM, via Passo Pordoi 7.

La prima parte della pubblicazione fornisce i caratteri identitari della zona. Viene fatta un’accurata analisi storica delle trasformazioni generatesi nella morfologia urbana a partire da fine secolo XIX, basata sulla lettura e confronto di cartografia storica (Piano Regolatore 1885, mappe 1910, 1930, 1956 e 1972, topografia attuale). Lo spazio, situato a sud dello scalo ferroviario di Porta Romana, è stato per molti anni caratterizzato da un certo isolamento rispetto ai quartieri circostanti, con scarsa presenza residenziale, poco traffico di persone e automezzi, situazione che comunicava generalmente una sensazione di insicurezza, soprattutto serale, fino al 2015, anno in cui venne aperta la Fondazione Prada, con il suo insediamento museale, nelle strade adiacenti fra via Brembo, via Lorenzini e via Orobia.
Da questo momento inizia a mutare il paesaggio urbano. Più recentemente, la zona ha visto un altro grande esempio di rigenerazione urbana dovuto all’intervento progettuale di Symbiosis – Covivio, con il disegno di un insieme integrato di edifici e spazio pubblico, sulle superfici adiacenti alla sede della Fondazione Prada.

Panoramica dalla Haunted House. Foto: ©Rita Cigolini.

Negli ultimi anni dell’800, in questa parte di città, erano iniziati gli interventi di infrastrutturazione ferroviaria. Furono costruiti, infatti, la cintura ferroviaria sud e lo scalo merci di Porta Romana (prima apertura luglio 1896), a cui si raccordavano le industrie che progressivamente si insediavano nell’area. Questi elementi ebbero un forte ruolo nel condizionare per lungo tempo tutta la funzionalità dell’area, separando le due parti della città, a nord, i quartieri nati dalle trasformazioni indotte dal Piano Regolatore Beruto (1885) a sud, la periferia ancora a carattere rurale.
Fino ai primi del ’900, infatti, in questa parte di città, a sud dello Scalo, il territorio si mantenne prevalentemente agricolo con cascine e borghi rurali. Nella cartografia del 1910 sono indicati il Molino Vettabbia di sopra e Vettabbia di sotto e numerose cascine: Colombirolo, Viola, Bianca, Limonta, Chioso s. Pietro, Pismonte e Valle.
Nella topografia del 1930 sono disegnati i numerosi corsi d’acqua che innervavano il suolo agrario, di questi l’unico corso d’acqua che oggi in parte sopravvive ancora è la Vettabbia, gli altri sono stati interrati all’inizio degli anni ’60.
Già dai primi decenni del ’900, cascine, mulini e campi agrari vennero gradualmente sostituiti da costruzioni con funzione produttiva e industriale, scarsa la residenza. Nel periodo del Secondo dopoguerra, si evidenzia la progressiva densificazione degli insediamenti produttivi che saturano le restanti superfici libere. La roggia Vettabbia rimase a lungo uno dei pochi elementi naturalistici di notevole interesse a connotare la zona in senso paesaggistico. Poi fu quasi cancellata dalla urbanizzazione tranne in alcuni punti di via Ripamonti.
Oggi potrebbe essere un elemento di qualità urbana da potenziare nelle visioni di rivalutazione del quartiere insieme ad alcuni progetti già in corso. La stessa roggia Vettabbia è stata fondamentale nella zona perché ha permesso lo sviluppo di attività industriali lungo il suo percorso, lungo via Ripamonti e vie adiacenti, nei vari settori industriali: chimico farmaceutico, metallurgico, dell’industria conciaria e del legname.

Cartografia storica del 1930 con i corsi d’acqua.

Nella seconda parte del volume, la ricerca svolta dagli autori si concentra sulle presenze produttive ancora esistenti e su quelle che storicamente si erano insediate qui. Ne deriva la narrazione di una parte di città produttiva che conserva un paesaggio fatto da piccole e grandi realtà, anche artigianali, operanti in fabbricati distribuiti fra i cortili e gli isolati.
La mappatura molto precisa delle imprese mette in luce, inoltre, fra le presenze maggiori, quelle del settore industriale chimico farmaceutico (interessante il racconto del passaggio dall’Istituto De Angeli alla Boehringer Ingelheim), del settore editoriale e del settore terziario dei servizi, oltre a una serie variegata di attività presenti e vive sul territorio che possono portare nuove funzioni e suggerire vie per la riqualificazione dell’area, come la Comunità di via Pizzi, il Teatro del Vigentino e molte altre.
Fra le officine ormai sparite si distinguono alcuni nomi molto noti come Bic, Velox, Pastiglie Valda, Cantieri Milanesi e Fratelli Feltrinelli, Arti Grafiche Ricordi, Distillerie italiane e Società italiana Spiriti, i cui edifici sono stati ristrutturati e oggi fanno parte del Complesso della sede della Fondazione Prada.

Sede Boehringer Ingelheim e villetta ex Solvay, via Lorenzini 8 e 10. Foto: ©Gianluigi Serravalli.

Si susseguono così pagine avvincenti, in cui sono narrati i racconti di imprenditori, artisti, designer, stilisti, fumettisti, tra tutti gli episodi, forse il più sorprendente è quello de “Il profumiere Migone e i gusti intimi del generale Bonaparte”, in cui si racconta che il profumiere Migone, fondatore nel 1778 dell’omonima “Casa di Profumo” in via Torino 12, a Milano, vendette a Marie-Josepha-Rose de Tascher de la Pagerie, seconda moglie di Napoleone Bonaparte, da lui chiamata Josephine, un filtro di giovinezza, durante la Campagna d’Italia del 1796!
Non bisogna dimenticare le numerose attività di servizio pubbliche e private dedicate alla ristorazione e all’ospitalità, fra cui si segnala il ruolo storicamente ricoperto dal Dormitorio per senza tetto di viale Ortles (Ricovero Notturno che nel 2012 è diventato Casa dell’Accoglienza Enzo Jannacci) e dall’ex Panificio Automatico Continuo (oggi della Società Milano Ristorazione).

Casa dell’Accoglienza Enzo Jannacci, viale Ortles 69. Foto: ©Quattro.

Il quartiere a sud dello Scalo romana, a lungo indeciso tra il diventare urbano o restare città industriale, attende oggi una definizione che sappia coglierne e valorizzarne le vocazioni, in diretto coordinamento con le prospettive di riqualificazione dello scalo di Porta Romana.

Render del masterplan del progetto Symbiosis.