Le città tra gli alberi: siamo pronti?

di Giacomo Castana

2018-03-29T00:19:59+00:00 13 febbraio 2018 |

Sabato 3 febbraio, al Palazzo dei Congressi di Lugano si è svolta la giornata di studio “Gli alberi e la città” (fortemente voluta da Cristian Bettosini, responsabile del Verde Pubblico della città ticinese), con lo scopo di indagare sulle criticità e le funzioni degli alberi in contesto urbano.
Lugano e la sua amministrazione, come molte altre città europee, hanno avuto a che fare con grosse polemiche legate alla rimozione di alberature stradali o altri interventi di difficile comprensione per un cittadino che non ha avuto una formazione tecnica sul verde. Al centro dell’attenzione infatti, non c’è stato solo il patrimonio arboreo urbano. I relatori hanno avuto un occhio di riguardo per l’importanza della comunicazione tra amministrazioni e cittadini, che troppo spesso è materia di speculazioni ed equivoci.

Governors Island – The Hills. Progetto di West8, 2007-16, New York, USA. ©Photo: Timothy Schenck.

L’architetto ed agronomo Laura Gatti, ha il ruolo di affiancare i progettisti e rendere realizzabili le loro visioni. Si è occupata della scelta arborea del “bosco verticale” di Stefano Boeri, un progetto italiano che vedrà sorgere l’ennesima imitazione a Utrecht, ma di cui si fatica a seguire l’esempio sul nostro territorio. Il concetto di paesaggio sta cambiando anche nelle città: lo spazio verde non è più solo un luogo di contemplazione, deve avere un ruolo centrale per garantire momenti di benessere. Purtroppo negli ultimi anni i progetti e gli investimenti sono stati figli di una ricerca estetica, di natura antropocentrica, ma la vera abilità sta nel progettare con una qualità intrinseca, multidisciplinare. Aiutando la natura a ricolonizzare le città, senza che si commetta l’errore di creare una giungla senza controllo.
“Nei prossimi anni le scelte progettuali dovranno essere affidate a degli specialisti, che potranno applicare strategie ecofisiologiche compatibili all’area d’interesse, non senza passare per analisi e studi approfonditi. Per questa ragione a chi vuole lavorare in questo settore, nei prossimi anni saranno richieste grandi conoscenze delle essenze. I risultati visivi non saranno convenzionali. Siamo pronti?”.

Alessio Fini, professore di Arboricoltura all’Università Statale di Milano, ha creato per il sito dei Vivaisti Italiani un portale (ancora da ampliare) di schede tecniche per la scelta delle alberature, indirizzato ai professionisti e non. Perché un albero piantato sapientemente nei paraggi della vostra abitazione potrà garantirvi un risparmio annuo delll’8% sulle spese per il riscaldamento invernale e fino a un 15% sull’aria condizionata in estate. Ed è ora di cominciare ad aprire gli occhi anche sul benessere psicofisico che le piante garantiscono: in passato, l’estinzione per via di un attacco patogeno di una specie di Fraxinus negli USA, ha alzato la probabilità di riscontrare problemi cardio-circolatori in quell’area fino a una percentuale che oscilla tra il 25 e il 40% nelle donne adulte.
“Piantare un albero all’inizio è un costo: guai a credere che basti metterlo in terra. Ma due-tre anni di attenzioni che vuoi che siano per la longevità arborea?”.

Place de la Nation, Parigi. Progetto di Coloco, 2017. © Photo: Giulia Piccione.

Francesco Ferrini, anch’egli professore di Arboricoltura all’Università degli Studi di Firenze, ci tiene a sottolineare che “le sfide future per l’Italia passeranno dalla gestione di un patrimonio arboreo vetusto e in conflitto con gli edifici, maltrattato da anni e spesso a rischio patologie. Come? Formulando preventivamente diverse ipotesi di rinnovo e reimpianto, utilizzando materiale di qualità perché non diventi un costo e ponendo particolare attenzione alla gestione dell’impatto emozionale che un eventuale abbattimento porta in dote, spiegando con pazienza alla cittadinanza le ragioni di esso”.

Gianmichele Cirulli, Agronomo responsabile del Verde Pubblico per il Comune di Torino, è stato promotore del censimento arboreo che ha portato alla gestione informatizzata di esso, unico esempio in Italia. Egli è fiducioso: “L’era delle riserve indiane per i professionisti del verde sembra finire: dopo essere rimasti inascoltati per 20 anni, ora sta tornando ad essere importante valorizzare gli spazi verdi per garantire la qualità della vita del cittadino: si è cominciato a lavorare unendo professionalità diverse, come la definizione stessa di paesaggio pretende. Parlando un lessico comune che prevede censimenti, regolamenti e strategie del verde pubblico”.

Chiude la giornata di studio Marco Giorgetti, agronomo e titolare dello Studio Landscape Sagl: “È essenziale applicare politiche rispettose dell’ambiente e collaborare con esperti di patologie vegetali, stabilità degli alberi, giardinieri e progettisti perché si lavori come ci si propone di fare a livello dirigenziale”.

È certo, a giudicare dagli applausi riservati ai relatori, che qualche scettico abbia cominciato a comprendere il valore della presenza vegetale nelle nostre città e non solo. Ma se davvero vogliamo consegnare ai nostri figli un mondo vivibile, bisogna darsi da fare perché non c’è più tempo da perdere.