Un muro de ’na pièra. Una recensione della rivista “Pièra”

di Diego Candito

2018-03-28T19:26:12+00:00 5 febbraio 2018 |

Nel linguaggio comune del dialetto veneto, il termine pièra significa pietra. Nel linguaggio di cantiere, però, la parola sta a indicare propriamente il mattone, elemento basilare nella tradizione del costruire locale, nazionale e internazionale. Quindi, il titolo “un muro de ’na pièra” si traduce in “un muro ad una testa”, cioè una parete realizzata in mattoni posati in lunghezza, dallo spessore finale di 12 centimetri. In Italia, nei secoli scorsi, si poteva classificare la società dallo spessore dei muri perimetrali degli edifici: pensate alle chiese, alle ville reali, alle residenze aristocratiche fino alle case popolari e contadine. Andando a pescare nel bacino della storia dell’architettura del Novecento, ad esempio, riemerge un progetto al quale il suo stesso autore, Adolf Loos, era molto affezionato: la “casa con un muro solo” del 1921, un sistema costruttivo brevettato per la realizzazione di case popolari in autocostruzione.

Tutte le illustrazioni sono tratte dal n. 6 di “Pièra”.

Perché dunque la scelta di questo titolo, per presentare “Pièra”, la rivista semestrale dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Treviso?
“L’architettura nell’immaginario collettivo è accostata alla casa che, nella nostra tradizione, nella sua considerazione economica e nella sua rappresentazione iconografica è pietra (mattone), che è materiale solido e naturale, derivato dalla terra e dal paesaggio. La lettura del termine in chiave dialettale è il riferimento al territorio che la rivista si pone di considerare e studiare con spirito di miglioramento”, (testo estratto dal primo numero della rivista).
“Pièra”, per quanto concerne i professionisti, è sinonimo di elemento basilare nella costruzione del mestiere: pièra su pièra, mattone su mattone. Una rivista che veicola l’approfondimento della storia, la conoscenza delle realizzazioni e dei fenomeni del presente, l’aggiornamento degli strumenti e delle tecniche che guardano al futuro.
“Un muro de ’na pièra”, metafora di una rivista pratica (stampata nel comune formato A4 e che di norma non supera le duecento pagine), essenziale (pubblicata semestralmente, poco invasiva sia dal punto di vista dell’impegno di tempo e di concentrazione, sia da quello economico) e, soprattutto, bivalente, come il termine dialettale (pietra o mattone) che la identifica: una rivista redatta sul doppio binario degli addetti ai lavori e della popolazione comunque interessata (vedasi il proliferare di programmi televisivi legati al tema della casa).

Un paio le sue peculiarità     La prima, come accennato, è la finalità divulgativa al pubblico non specializzato, la cosiddetta “società civile”, attraverso la distribuzione in allegato ai quotidiani locali, quale opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica al tema dell’architettura locale e non.
La seconda è il tentativo di avvicinare il mondo dell’infanzia, attraverso un fumetto disegnato da Claudio Bandoli con testi di Serena Guadagnini che racconta “Le avventure di Pièra”, architetto di fantasia alle prese con gli aspetti della professione. Il personaggio al femminile e la grafica ispirata all’esito di un concorso pubblicato sul primo numero della rivista, e rivolto ai bambini delle scuole primarie, sono due aspetti che fanno apprezzare ancor di più questa iniziativa.

Le sezioni     “Pièra”, rivista nata in seno all’Ordine degli Architetti PPC di Treviso solo due anni fa, fin dal primo numero è stata impostata con delle sezioni che si sono mantenute pressoché inalterate nel corso delle pubblicazioni degli ormai sei numeri:
− l’Editoriale;
− la sezione “Progetti”, caratterizzata dall’aspetto monografico;
− la rubrica “Opinioni”, che raccoglie le voci di tecnici, esperti o persone di rilievo della società civile;
− “Buone pratiche”, con le esperienze virtuose provenienti da territori diversi dall’architettura, ricercati fuori dai limiti nazionali;
− “Punti di vista”, con il coinvolgimento di professionisti non architetti in grado di allargare il confronto e il dibattito che la rivista si pone di attivare sulle tematiche care all’architettura;
− la rubrica “Abitare oggi”, che si propone di indagare le nuove modalità di insediamento urbano;
− “Concorsi”, concepita come tensione positiva propria di committenze virtuose, racconta di meritevoli esperienze concorsuali;
− la sezione “Innovando”, che presenta materiali o tecniche costruttive innovativi per il mondo delle costruzioni;
− “Prospettiva” apre il progetto di architettura al mondo della produzione artistica;
− “Le avventure di Pièra”, fumetto indirizzato ai bambini.

I temi     Le pubblicazioni sono state caratterizzate da temi portanti, sviluppati a puntate su successivi numeri della rivista: i primi quattro dedicati al tema della riqualificazione e del riuso dell’esistente (così importante in un territorio, quello veneto, nel quale l’urbanizzazione lungo le direttrici di trasporto ha legato città e paesi senza soluzione di continuità, ove il territorio risparmiato dev’essere il più possibile protetto), i secondi quattro dedicati alle più interessanti biografie di architetti di differenti generazioni (gli anni Sessanta, Ottanta, Duemila e il presente).

Intervista
Di seguito, pubblichiamo una breve intervista a Serena Guadagnini, editor della redazione della rivista.

Dopo la serie sulla riqualificazione e il riuso, e dopo quella sulle generazioni, avete già in mente la successiva?
Non ancora. Il tema che fa da filo conduttore di volta in volta ai quattro numeri viene discusso e deciso dalla redazione e condiviso con i nostri corrispondenti esterni dopo l’uscita dell’ultimo numero che sviluppa il tema scelto. Al momento stiamo lavorando sulla serie “Generazioni”, a febbraio uscirà il settimo numero di “Pièra” che tratta gli anni 2000; dunque, in questo periodo ci stiamo concentrando sugli approfondimenti del settimo e ottavo numero.

Dopo una prima fase di sperimentazione (primi quattro numeri) e di consolidamento (altri quattro numeri), ci sono altri “progetti in cantiere”?
“Pièra” non è solo un magazine, è pensata come uno strumento valido per comunicare e aprire un dialogo con la società, le amministrazioni, gli enti, gli artigiani e gli architetti. Il nostro intento è quello di proseguire nella pubblicazione della rivista e di organizzare incontri aperti alla cittadinanza per discutere e approfondire i temi trattati, così come abbiamo già iniziato a fare.

Come mai avete scelto la carta stampata, visto che ormai (quasi) tutto va sul digitale?
“Pièra” nasce con l’obiettivo di promuovere la qualità dell’architettura alla società civile attraverso l’illustrazione di buone pratiche a livello locale, nazionale e internazionale. Lo spirito che caratterizza la nascita di “Pièra” è quello di allontanarsi da logiche autoreferenziali, considerando il mestiere dell’architetto nella sua valenza di utilità collettiva. Il target di riferimento sono dunque i “non addetti ai lavori” al fine di coinvolgerli alle tematiche legate all’ambiente e all’architettura cercando di aprire un confronto e dialogo sulle trasformazioni dei luoghi che abitiamo. A fronte di tali princìpi il progetto editoriale cerca di riconferire un ruolo alla figura dell’architetto e di avvicinarsi alla società. La scelta di essere presenti in formato cartaceo come inserto di accompagnamento a quotidiani locali nel giorno di uscita della rivista, e successivamente all’interno di esercizi pubblici, culturali e commerciali selezionati della provincia di Treviso, o in abbonamento, è fondata su tali presupposti. Ripartire dalla materialità della carta per riappropriarsi di un ruolo nella società.

La rivista è già scaricabile online dagli iscritti all’Ordine: state valutando il passaggio solo e/o anche al digitale in internet?
Come dicevamo sopra, al momento la carta ci permette di essere presenti materialmente e quotidianamente nel territorio; ciò non toglie che siamo aperti anche al digitale: “Pièra” ha già una sua pagina social. Pensiamo che questi due aspetti, in queste forme, possano convivere.

Quali sono i rapporti tra la Redazione e l’Ordine degli Architetti PPC di Treviso? Ricevete un minimo di “direttive” da parte dell’Ordine o siete completamente liberi? Siete stipendiati e/o siete Consiglieri dell’Ordine, ecc.?
“Pièra” è edita dall’Ordine degli Archietti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Treviso. La sua attività si inserisce all’interno del programma di “azioni a favore della professione” e azioni culturali sostenuto dall’Ordine. La redazione è attualmente composta da tre consiglieri e un membro esterno, oltre che dal coordinatore editoriale, rappresentato da una figura professionale legata al mondo dell’editoria. Il Presidente dell’Ordine è il direttore responsabile del magazine. La scelta dei contenuti e dei temi per la pubblicazione viene decisa dalla redazione della rivista e condivisa con i consiglieri dell’Ordine prima dell’uscita del numero in edicola. Ci piace ricordare che oltre alla redazione, il team di “Pièra” è composto da una rete di collaboratori esterni, architetti e altre figure professionali, che nel tempo stanno implementando la squadra permettendo la buona riuscita del progetto.

La rivista è interamente autofinanziata tramite vendita della stessa e pubblicità, o si sostiene mediante altri contributi (Ordine, Fondazione, ecc.)?
Attualmente la rivista è finanziata in parte dai proventi derivanti dalla vendita degli spazi pubblicitari del magazine, da quelli derivati dalle vendite dello stesso e in parte da una somma stanziata dall’Ordine riservata alle “azioni a favore della professione”.