Radicamenti e ramificazioni

L’11 luglio 2019 il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha restituito alla pubblica fruizione la collezione Magna Grecia chiusa da quasi venti anni.
Si tratta di un insieme di reperti, 400 tra ceramiche, affreschi, ori, oggetti di uso quotidiano, selezionati dalla raccolta ben più ampia conservata nei depositi del Museo, capace di documentare la complessità della coesistenza tra le comunità radicate nel Sud Italia in epoca preromana.

Tomba delle Danzatrici, lastra dipinta. Tufo e intonaco dipinto; alt. cm 56, largh. cm 77. Ruvo, fine del V – inizi del IV sec. a.C., Napoli, Museo Archeologico Nazionale ©Ministero per i Beni e le Attività Culturali, MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Collocata al piano nobile dell’edificio monumentale, la mostra abita i locali attigui al salone della Meridiana, situati nell’ala occidentale del Museo.
Le quattordici sale attraverso cui si snoda il percorso espositivo sono caratterizzate da un articolato complesso di pavimenti in opus tessellatum e opus sectile, datate tra il I secolo a.C. e il I. secolo d.c., provenienti da case e ville di Pompei, Ercolano, Stabiae e Capri e ricomposti da Raffaele Atticciati già nel 1808 nelle sale di quel che diverrà il Real Museo Borbonico. Testimonianza delle prime ricerche archeologiche compiute tra la metà del Settecento e gli inizi dell’Ottocento, oltre che di una importante fase costruttiva del Museo, i pavimenti oggi restaurati s’impongono a chi visita le sale come elemento di prim’ordine.

Prometopidion. Bronzo; alt. cm 43,5, largh. cm 14. Ruvo (acquisto Ficco e Cervone, 1838), fine del VI sec. a.C., Napoli, Museo Archeologico Nazionale ©Ministero per i Beni e le Attività Culturali, MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il progetto di allestimento della collezione Magna Grecia, firmato da Andrea Mandara con Claudia Pescatori sembra muovere proprio dalla geometria sottesa alla sequenza delle pavimentazioni. Con intelligente discrezione, lontani da atteggiamenti inutilmente competitivi o banalmente mimetici si procede attraverso la giustapposizione di una seconda trama capace di innescare un gioioso contrappunto che valorizza i motivi geometrici modernissimi e sempre diversi degli antichi mosaici pavimentali.
Teche ottimamente illuminate – sospese da terra o dotate appoggi puntuali – e oggetti liberamente esposti, sono posizionati secondo direttrici strategiche capaci di configurare insieme ai pavimenti spazialità precise pur se contigue.

Progetto di allestimento: Andrea Mandara con la collaborazione di Claudia Pescatori, Studio di Architettura, Roma.

L’ordinamento della mostra procede per nuclei tematici ben divulgati al pubblico attraverso una grafica elegante e asciutta. Concepito come un viaggio nel tempo, agevolato dal tappeto volante costituito dalla successione delle pavimentazioni, l’itinerario della mostra, muove dalle origini della colonizzazione greca in terra Campana – Pithekoussai e Cuma e mette sin da subito in evidenza le modalità di convivenza tra indigeni colonizzatori (o immigrati).

Coppia di orecchini. Oro; alt. cm 10, largh. cm 5. Taranto, seconda metà del IV sec. a.C., Napoli, Museo Archeologico Nazionale ©Ministero per i Beni e le Attività Culturali, MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

In successione due sezioni tematiche documentano atteggiamenti di vita sacri e profani diffusi nel meridione d’Italia e determinanti nella strutturazione sociale delle poleis. L’universo mitico e religioso delle città nella Magna Grecia è illustrato attraverso forme di architettura sacra; il significato ideologico del banchetto è ricostruito attraverso la messa in scena di un convivio che utilizza vasi attici figurati.

Anfora. Terracotta; alt. cm 60, diam. orlo cm 25. Nola, 550-530 a.C. (Pittore dell’Altalena), Napoli, Museo Archeologico Nazionale ©Ministero per i Beni e le Attività Culturali, MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Proseguendo lungo il percorso museale, materiali provenienti da Ruvo, Canosa, Paestum, riconducibili al rituale funerario testimoniano il progressivo affermarsi delle popolazioni italiche (campani, sanniti, lucani e Apuli), il conseguente tramonto della Magna Grecia e il fiorire delle aree interne della Campania intorno ai centri di Nola e Cales (Calvi Risorta) situati in posizioni strategiche per i collegamenti tra l’Italia Centrale e quella Meridionale.

Elmo di tipo corinzio. Bronzo; alt. cm 23, largh. cm 31. Ruvo (acquisto Ficco e Cervone, 1838), fine del VI sec. a.C., Napoli, Museo Archeologico Nazionale ©Ministero per i Beni e le Attività Culturali, MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Parallelamente all’itinerario principale si svolge un ulteriore filone narrativo volto a omaggiare i protagonisti delle ricerche archeologiche compiute nel Sud Italia: Paolo Orsi (1859-1935), Luigi Viola (1851-1924), Giuseppe Fiorelli (1823-1896), Theodor Panofka (1800-1858), Giovanni Satta (1767-1844), Umberto Zanotti Bianco (1889-1963), Michele Ruggiero (1811-1900), Paola Zancani Montuoro (1901-1987), Francois Lenormant (1837-1883), Giovanni Pugliese Carratelli (1911-2010), Ettore De ruggiero (1839-1926), Alda Levi (1890-1950), fino a Enzo Lippolis (1956-2018) il peraltro ideatore dell’ordinamento della mostra scomparso prematuramente.

Progetto di allestimento: Andrea Mandara con la collaborazione di Claudia Pescatori, Studio di Architettura, Roma.

Pregevole il volume dedicato alla collezione, edito da Electa e ben curato dal direttore del Museo Paolo Giulierini insieme a Maria Lucia Giacco. Attraverso saggi eterogenei e apparati iconografici di alta qualità, l’idea del catalogo inteso come elenco dei reperti in mostra viene superata a favore di un’opera dai diversi registri che si presta ad approfondite letture così come ad agili sguardi.
Significativa l’attenzione riposta alla divulgazione della collezione ai più piccoli attraverso visite dedicate e una guida-fumetto che inaugura la nuova Collana ideata da Electa per il MANN.

Collana. Oro; alt. cm 10, largh. cm 32. Ruvo (acquisto Ficco 1838), VI-V sec. a.C., Napoli, Museo Archeologico Nazionale ©Ministero per i Beni e le Attività Culturali, MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L’apertura al pubblico della collezione Magna Grecia rappresenta un importante tassello del progetto di rinnovamento dell’offerta del Museo Archeologico napoletano ideato dal direttore Paolo Giulierini.
Le caratteristiche insediative, le strutture sociopolitiche, il retroterra religioso e artistico delle città della Magna Grecia costituiscono l’indelebile background di un territorio di sedimentazione, chiave per la affermazione della cultura eclettica mediterranea eppure oggi misconosciuto. Al di là di pleonastiche considerazioni sull’attualità di una mostra che utilizza oggi come filo conduttore la prolificità delle contaminazioni tra culture diverse, è forte l’invito ad un viaggio di conoscenza delle regioni più remote del Meridione così come è chiaro che Giulierini candida Napoli, attraverso la collezione Magna Grecia ad esserne obbligata porta di accesso.