In occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, Milano affida a uno dei progetti espositivi più articolati del suo calendario culturale il compito di raccontare un’eredità artistica che continua a interrogare il presente. Metafisica/Metafisiche, a cura di Vincenzo Trione, prende la forma di una mostra diffusa che si articola in quattro sedi e altrettanti capitoli espositivi, configurandosi non come una semplice rassegna storica, ma come un percorso unitario capace di attraversare linguaggi, epoche e discipline.
Uno scorcio dell’allestimento della mostra a Palazzo Reale. Foto: ©weArch.
Il cuore del progetto è a Palazzo Reale, dove fino al 21 giugno è allestita la grande esposizione Modernità e malinconia, che presenta oltre quattrocento opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design, modelli architettonici, fumetti, riviste, video e materiali sonori, provenienti da più di centocinquanta istituzioni e collezioni pubbliche e private. È qui che il progetto assume la sua dimensione più ampia e sistematica, proponendo una ricostruzione insieme storica e critica della Metafisica come fenomeno artistico e culturale.
Il percorso prende avvio dai protagonisti del gruppo storico formatosi a Ferrara nel 1917 – Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi – per poi allargarsi agli artisti che, in Europa e in America, ne hanno assorbito atmosfere e soluzioni, fino a giungere agli echi contemporanei che ne testimoniano la vitalità nel tempo. Accanto alla pittura, trovano spazio altri linguaggi e ambiti espressivi, secondo una lettura che restituisce alla Metafisica il carattere di matrice generativa e non di semplice corrente storica.
Giorgio de Chirico, Enigma della partenza, anni trenta. Olio su tela, 38,5 x 41 cm, Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (Parma) ©Giorgio de Chirico, by SIAE 2026.
Il progetto, promosso dal Ministero della Cultura e dal Comune di Milano e prodotto congiuntamente da Palazzo Reale, Museo del Novecento, Grande Brera – Palazzo Citterio e Gallerie d’Italia, con Electa come editore del catalogo unico, si fonda fin dall’impostazione curatoriale sull’idea di una pluralità di “metafisiche”, intese come declinazioni di una stessa postura poetica attraverso linguaggi e contesti diversi. In questa prospettiva, Metafisica/Metafisiche si propone di raccontare non solo una stagione artistica, ma anche una modalità di guardare il reale, capace di attraversare il Novecento e di arrivare fino al presente. Come osserva lo stesso Trione, si tratta di “episodi lontani e diversi” che tuttavia condividono una comune maniera di vedere, una postura ispirata a un’esperienza maturata più di un secolo fa, ma capace di irradiarsi ben oltre i confini storici e geografici della sua origine. La Metafisica viene così riletta non come stile circoscritto, bensì come una vera e propria categoria dello spirito, un modo di pensare e di percepire il mondo.
Carlo Carrà, Madre e flglio (Natura morta con manichini), 1917. Olio su tela 90 x 59,5 cm, Grande Brera – Palazzo Citterio, Milano ©Pinacoteca di Brera, Milano – MiC ©Carlo Carrà, by SIAE 2026.
Il percorso espositivo di Palazzo Reale si articola in quattordici sezioni che restituiscono la complessità e la durata del fenomeno metafisico ben oltre la sua stagione storica. Si apre con Il grande metafisico e Il gruppo della Metafisica, dedicate rispettivamente alla figura di Giorgio de Chirico e alla breve ma decisiva esperienza condivisa con Carrà, Savinio e de Pisis, per poi allargarsi verso ambiti meno consueti con Oltre la pittura e Altri metafisici, che documentano la diffusione e la trasformazione del linguaggio metafisico in Italia tra gli anni Dieci e Venti. Con Arcipelago Metafisica il discorso si sposta nel secondo Novecento e nel nuovo millennio, mostrando come quella tradizione si sia riattivata per citazioni, riscritture e omaggi, attraversando Pop Art, Postmoderno, Surrealismo e Arte Concettuale. In questo quadro si collocano anche le sezioni che indagano le intersezioni tra la Metafisica e altri linguaggi, dall’architettura alla fotografia, dal teatro al cinema, fino al design e alla moda, rendendo evidente come essa abbia funzionato non solo come poetica pittorica, ma come vero e proprio dispositivo visivo e concettuale trasversale. Il percorso si completa con Remix, dedicata al graphic novel, e con Neometafisica, che guarda alle rielaborazioni più recenti, fino all’intervento di Francesco Vezzoli concepito appositamente per questa occasione, a suggellare l’idea di una Metafisica come forma aperta, continuamente riscrivibile.
Alberto Savinio, Nascita di Venere, 1950. Tempera su masonite 70 x 58 cm, Collezione privata, Courtesy Tornabuoni Arte.
Il legame tra la Metafisica e Milano è al centro del capitolo ospitato al Museo del Novecento, negli Archivi Ettore e Claudia Gian Ferrari. Qui viene indagato il rapporto tra alcuni protagonisti del movimento e la città, intesa non solo come crocevia artistico e intellettuale, ma anche come laboratorio di sperimentazione e dialogo tra le arti. Disegni, maquette, materiali d’archivio e fotografie documentano in particolare la collaborazione di de Chirico, Savinio e Carrà con il Teatro alla Scala negli anni Quaranta e Cinquanta, così come il progetto dei Bagni Misteriosi per la Triennale. Un focus specifico è dedicato al romanzo Ascolto il tuo cuore, città di Savinio, riletto attraverso una serie di tavole di Mimmo Paladino che ne traducono in immagini atmosfere e frammenti narrativi.
Giorgio de Chirico, Apollo Musagete (Apollo), 1955-56. Matita e tempera acquerellata, 34,8 x 24,8 cm, Courtesy Fondazione Teatro alla Scala – Archivio Storico Artistico – Archivio Bozzetti e Figurini, Archivio Fotografico, Milano.
Alle Gallerie d’Italia Milano, museo di Intesa Sanpaolo in piazza della Scala, il progetto assume invece la forma di un omaggio fotografico a Giorgio Morandi attraverso una serie di ventisei scatti realizzati da Gianni Berengo Gardin nel suo atelier bolognese, poco prima che venisse smantellato. La mostra, visitabile fino al 6 aprile, documenta uno spazio raccolto e quasi monastico, nel quale si compie quella “metafisica degli oggetti più comuni” che ha reso celebre il pittore bolognese, fatta di bottiglie, piatti e vasi fermati in pose essenziali e sospese.
Gianni Berengo Gardin, Lo studio di Giorgio Morandi, Bologna 1993, stampe ai sali d’argento, Eredi Gianni Berengo Gardin.
Il percorso si completa a Palazzo Citterio, dove dal 6 febbraio al 5 aprile 2026 è presentato un progetto inedito di William Kentridge, More Sweetly Play the Dance and Remembering Morandi, articolato in una videoinstallazione sonora e in una sequenza di sculture in cartone che reinterpretano poeticamente gli oggetti quotidiani delle nature morte morandiane. Anche in questo caso il dialogo con la Metafisica non è meramente citazionistico, ma si sviluppa sul piano formale e concettuale, facendo del tempo, della memoria e del ritmo una vera materia visiva.
William Kentridge, Remembering Morandi, Courtesy Galleria Lia Rumma Milano Napoli.
A tenere insieme questi quattro capitoli non è soltanto un tema comune, ma un preciso disegno curatoriale che concepisce la mostra come un unico dispositivo narrativo, distribuito nello spazio urbano e affidato alla responsabilità condivisa di alcune delle principali istituzioni culturali milanesi. L’itinerario che si snoda tra Palazzo Reale, Museo del Novecento, Gallerie d’Italia e Grande Brera restituisce l’immagine di una città intesa come museo diffuso, capace di mettere in relazione passato e presente, grandi maestri e sguardi contemporanei.
In questo senso Metafisica/Metafisiche si presenta non soltanto come una delle iniziative di punta del programma culturale legato alle Olimpiadi invernali, ma anche come un’occasione per riflettere sulla capacità delle arti di dialogare tra loro e di rigenerarsi nel tempo. A oltre un secolo dalla sua nascita, la Metafisica continua così a interrogare il nostro sguardo, suggerendo che dietro l’apparenza delle cose si cela sempre un’altra dimensione, più silenziosa e più intensa, che chiede ancora di essere esplorata.
Aldo Rossi, Un’altra estate, 1979. Progetto: Cabina dell’Elba, Molteni & C., 1980. Acquerello, inchiostro e pennarello su carta 31 x 21,2 cm, Collezione privata ©Estate of Aldo Rossi. All rights reserved 2026 / Bridgeman Images, courtesy of Fondazione Aldo Rossi.
English Summary
Metafisica/Metafisiche, curated by Vincenzo Trione, is a major exhibition project presented in Milan in connection with the Milano Cortina 2026 Winter Olympic and Paralympic Games. Conceived as a single narrative articulated across four venues, the project explores the legacy of Metaphysical art not only as a historical movement, but as a lasting way of seeing that crosses periods, disciplines and artistic languages.
The core of the project is hosted at Palazzo Reale, where the exhibition Modernità e malinconia brings together more than 400 works by the protagonists of Metaphysical art and by artists who, throughout the twentieth and twenty-first centuries, have absorbed and reinterpreted its visual and conceptual vocabulary. Structured into fourteen thematic sections, the exhibition traces the origins of the movement with Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Alberto Savinio, Filippo de Pisis and Giorgio Morandi, and follows its transformations and revivals over time, highlighting its intersections with architecture, photography, theatre, cinema, design and fashion.
Arduino Cantàfora, Domenica, 2016. Vinilico e olio su tavola 80 x 120 cm, Collezione Antonio Colombo, Milano.
The project extends across the city through three additional exhibitions. At the Museo del Novecento, a section focuses on the relationship between Metaphysical artists and Milan. At Gallerie d’Italia – Milan, photographs by Gianni Berengo Gardin offer an intimate view of Giorgio Morandi’s studio. The itinerary concludes at Palazzo Citterio, where William Kentridge presents a new project dedicated to Morandi. Together, these exhibitions present Milan as a walkable, open museum and reaffirm the enduring relevance of Metaphysical art in contemporary visual culture.
Etro, Ritratti, collezione primavera/estate, 1997-98. Fotografia di Christopher GriAth.








































