Nel 2026, anno in cui Milano è al centro dell’attenzione internazionale per i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali, Palazzo Reale propone una grande retrospettiva dedicata ai Macchiaioli, tra le più ampie e complete mai realizzate su questo movimento artistico. Inserita nel calendario dell’Olimpiade Culturale, l’esposizione riunisce oltre cento opere provenienti dai principali musei e da importanti collezioni private e documenta un capitolo fondamentale della pittura dell’Ottocento.

Silvestro Lega, Un dopo pranzo (Il pergolato), 1868. Olio su tela, 75 x 93,5 cm. Milano, Pinacoteca di Brera ©Pinacoteca di Brera, Milano – MiC.

Promossa dal Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura e Civita Mostre e Musei, la mostra è curata da Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca, rinomati studiosi dei Macchiaioli. Il progetto nasce dagli esiti recenti della ricerca storica e critica e si propone come un momento di sintesi e di valorizzazione di una vicenda artistica che ha contribuito alla formazione dell’identità culturale dell’Italia unita.

Cristiano Banti, Il ritorno dalla messa, 1865 ca. Olio su tavola, 38 x 45 cm. Collezione privata.

Il percorso ricostruisce l’esperienza del gruppo in un arco cronologico compreso tra il 1848 e il 1872, mettendo in relazione la ricerca pittorica con il contesto politico e sociale del Risorgimento. Al centro si colloca la cosiddetta “macchia”, una tecnica fondata sul contrasto tra luce e ombra e sull’osservazione diretta del vero, che segnò un distacco dai modelli accademici. Attraverso questa scelta formale e tematica, i Macchiaioli definirono un diverso rapporto tra arte e realtà, contribuendo al rinnovamento del linguaggio pittorico dell’Ottocento.

Telemaco Signorini, Pascoli a Castiglioncello, 1861. Olio su tela, 31 x 76 cm. Collezione privata. Courtesy Archivio Dini.

L’articolazione del percorso in nove sezioni accompagna il visitatore lungo una narrazione che intreccia storia, arte e società. Dalle tensioni risorgimentali e dalla difesa di Roma al ruolo di Firenze nella costruzione dell’identità nazionale, dalla rappresentazione dell’Unità d’Italia all’epopea contemporanea, la mostra ripercorre i diversi momenti in cui si è formata la coscienza civile e artistica del movimento. A questi si affiancano i capitoli dedicati alla vita quotidiana, al paesaggio, agli affetti domestici e al lavoro, fino alle riflessioni sul disincanto postunitario e sulla progressiva trasformazione del progetto originario. Ne emerge un racconto che supera una lettura esclusivamente regionale e restituisce la complessità dell’esperienza macchiaiola nel contesto culturale dell’Italia dell’Ottocento.

Giovanni Fattori, In vedetta, 1872. Olio su tela, 34,5 x 54,5 cm. ©Trissino, Fondazione Progetto Marzotto ETS.

Le opere di Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorini, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Giuseppe Abbati e Raffaello Sernesi delineano il profilo di una generazione che seppe coniugare sperimentazione artistica e impegno civile. Pur condividendo ideali e battaglie comuni, ciascun autore mantenne una propria autonomia espressiva, che emerge nel dialogo tra i lavori esposti. Il percorso mette così in luce un’esperienza collettiva fondata su una visione condivisa, articolata in percorsi individuali distinti.

Silvestro Lega, Ritratto di Giuseppe Garibaldi, 1861. Olio su tela, 111 x 78,4 cm. ©Comune di Modigliana, Pinacoteca Comunale Silvestro Lega.

Un ruolo centrale è riservato al contesto fiorentino, in particolare all’ambiente del Caffè Michelangiolo, luogo di incontro e di confronto tra artisti, critici e intellettuali. Firenze, capitale provvisoria del Regno d’Italia tra il 1865 e il 1871, fu negli anni Sessanta dell’Ottocento il principale laboratorio di questa esperienza, che coinvolse anche pittori provenienti da altre aree della Penisola. In questo contesto maturò l’idea di un linguaggio pittorico condiviso, capace di riflettere le aspirazioni di una nazione in formazione.

Giuseppe Abbati, Stradina al sole, 1863 ca. Olio su tavola, 26,2 x 22,4 cm. Collezione privata.

La mostra ricostruisce inoltre il progressivo riconoscimento critico e collezionistico dei Macchiaioli, a partire dalla riscoperta avvenuta tra le due guerre e consolidata nel secondo Novecento. Milano ebbe in questo processo un ruolo determinante, sia sul piano degli studi sia su quello del mercato dell’arte, rendendo evidente, anche alla luce di questa esposizione, il legame storico tra la città e la fortuna del movimento.

Vincenzo Cabianca, Le monachine (Il mattino), 1862. Olio su tela, 36 x 99 cm. Collezione privata.

Accanto al percorso espositivo, il progetto comprende un programma di iniziative culturali e un catalogo edito da 24 ORE Cultura, che raccoglie saggi critici e la riproduzione delle opere in mostra. Un sistema di audio racconti e podcast accompagna inoltre il pubblico lungo la visita, affiancando alle opere un approfondimento narrativo e storico. A questo si aggiungono incontri con i curatori, rassegne cinematografiche e attività realizzate in collaborazione con il Museo del Risorgimento, che ampliano e approfondiscono i temi affrontati dalla mostra.

Giovanni Fattori, La signora Martelli a Castiglioncello, 1875-1880. Olio su tavola, 19,5 x 33,2 cm. Comune di Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori. Foto ©Emiliano Cicero – Coop Agave Livorno.

English Summary 

In 2026, Palazzo Reale in Milan presents a major retrospective dedicated to the Macchiaioli, one of the most comprehensive exhibitions ever devoted to this artistic movement. Part of the Cultural Olympiad programme, the exhibition brings together over one hundred works from leading museums and private collections, offering an in-depth overview of a key chapter in nineteenth-century painting. Curated by Francesca Dini, Elisabetta Matteucci and Fernando Mazzocca, the exhibition retraces the development of the Macchiaioli between 1848 and 1872, highlighting their innovative approach based on the “macchia” technique and their close relationship with the social and political context of the Italian Risorgimento. Structured in nine sections, the exhibition explores the movement’s main themes and protagonists, its Florentine roots and its later critical reception. Alongside the exhibition, a catalogue, audio narratives, talks and related cultural programmes contribute to a broader understanding of this influential artistic experience.

Silvestro Lega, Una veduta in Piagentina (Il villino Batelli a Piagentina), 1863. Olio su tela, 43,4 x 79,5 cm, Collezione privata.