Oggetti del Desiderio al Vitra Design Museum

di Manuela Oglialoro

2019-10-22T13:30:28+01:007 Ottobre 2019 |

Il Vitra Design Museum, di Weil am Rhein, in Germania, al confine con la città svizzera di Basilea, ospita la mostra Objects of Desire. Surrealism and Design 1924 – Today, fino al 19 gennaio 2020.
L’evento, a cura di Mateo Kries, propone una ricerca inedita sui rapporti tra la concezione artistica surrealista e la progettazione di architettura di interni e dell’oggetto industriale. L’intento è quello di dimostrare che il Design degli ultimi cent’anni non si sia basato solo sui criteri rigorosi del pensiero funzionalista e tecnologico ma abbia anche accolto spunti onirici, legati ad un mondo fantastico e immaginario.
Il movimento surrealista appartiene alle avanguardie storiche dell’Arte, nate nei primi decenni del ’900. Fu ufficializzato nel 1924 dal poeta e scrittore André Breton, con la pubblicazione del Manifesto del Surrealismo. Gli interpreti dell’Arte surrealista, scrittori, artisti, cineasti, alcuni dei quali avevano già aderito all’avanguardia dadaista, erano stati suggestionati dalla nascente disciplina psicoanalitica, fondata da Sigmund Freud nel 1899 con la pubblicazione dell’Interpretazione dei sogni. Essi si proponevano di indagare la sfera dell’attività psichica sconosciuta dell’uomo, cioè quella che non raggiunge il livello della coscienza ma che si manifesta attraverso il sogno. “Bello come l’incontro casuale di una macchina per cucire e di un ombrello su di un tavolo operatorio”, da questa frase dei Canti di Malodoror del poeta Isidore Lucien Ducasse, 1846/1870, noto come Comte de Lautréaumont (ripresa anche in un disegno di Man Ray, Beau comme la rencontre fortuite sur une table de dissection d’une machine à coudre et d’un parapluie, 1939) nasceva il concetto di “bello” nel Surrealismo, come spiegava Max Ernst. La bellezza surrealista consiste nello straniamento, prodotto nell’osservatore, dalla visione di opere in cui vengono inseriti oggetti provenienti da realtà formalmente lontane e incompatibili, all’interno di un contesto totalmente estraneo a loro. L’assurdità dell’insieme provoca sconcerto e sorpresa. Da questa ossessione per l’irrazionale, il fantastico e per la scoperta della parte nascosta della realtà traggono origine le opere iconiche di tanti protagonisti di quella stagione artistica, la celebre Roue de bicyclette di Marcel Duchamp,1913, il famoso ferro da stiro con chiodi, Cadeau/Audace di Man Ray, 1921, e la nota pipa di Renè Magritte, La Trahison des images, 1929.

Studio65, Bocca, 1970. ©Vitra Design Museum, photo: Jürgen HANS.

Dagli anni Trenta del Novecento alcuni artisti del movimento surrealista trasposero le loro sognanti suggestioni visive nell’ideazione di oggetti di uso comune, si veda il tavolino con testa e coda di lupo di Victor Brauner, Loup—table del 1947 (che promana direttamente dalla sua tela Espace psychologique del 1939), o il tavolo con gambe di trampoliere di Meret Oppenheim, Traccia, 1939, e ancora il telefono con la cornetta/aragosta di Salvador Dalì, Téléphone afrodisiaque, 1936.
Su questo tracciato, negli anni Quaranta del Novecento, le opere del movimento surrealista cominciarono a suggestionare anche il mondo del Design fino a produrre, nel campo dell’arredo, della fotografia, del cinema e anche nella moda, opere innovative, antitetiche ai codici del Funzionalismo, come il mitico divano rosso a forma di labbra, Mae West Lips Sofa di Salvador Dalì, 1938, che sarà riecheggiato nel lavoro di Carlo Mollino a proposito della progettazione della Camera da letto di casa Devalle II, 1940.
Lo stesso Le Corbusier progetterà, in modo inatteso, ironico e sorprendente, la terrazza per l’appartamento di Carlos de Beistegui, 1929–31, collezionista d’arte, inserendo oggetti decontestualizzati negli spazi della casa razionalista.
Tali modelli giunsero perfino sulle copertine di riviste come “Vogue” e “Harper’s Bazaar”, spesso disegnate e firmate da artisti celebri, come la Copertina di “Vogue” n. II, 1° giugno 1939, realizzata da Salvador Dalì,
L’esposizione non segue un ordine cronologico ma è suddivisa per sezioni tematiche. La prima parte della mostra offre una rassegna sul Surrealismo dagli anni ’20 agli anni ’50, in cui trovano posto i Ready made di Marcel Duchamp, le suggestive Piazze d’Italia eseguite da Giorgio de Chirico nel periodo dell’Arte Metafisica, le affascinanti riprese di René Clair in Entr’acte, 1924 e di Luis Bunuel ne L’Age d’or, 1930. Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, molti artisti emigrarono negli Stati Uniti e cominciarono a ispirare gli ambienti artistici statunitensi, come Friedririch Kiesler che allestì gli ambienti della galleria di Peggy Guggenheim Art of this Century in Manhattan, 1942, ispirati a un certo biomorfismo.

Peggy Guggenheim in her Art of This Century gallery seated on the Correalistic Rocker by Frederick Kiesler, October 1942. ©picture alliance/ASSOCIATED PRESS, photo: Tom Fitzsimmons.

La seconda parte dell’esposizione racconta le modalità con cui i protagonisti del Surrealismo ispezionarono gli archetipi del nostro vivere quotidiano, sgretolandone le certezze e l’ovvietà dei significati, preparando nuove idealità per designer e architetti, come dimostrano i progetti ispirati ai Ready made di Duchamp, famoso è lo sgabello instabile di Achille Castiglioni, Sella, 1957, o anche il più recente tavolo con ruote di Gae Aulenti, Tour, 1993.
La terza sezione della mostra è dedicata alle tematiche al centro dell’estetica surrealista, l’amore, l’erotismo, la sessualità e la figura della donna, che hanno esercitato un forte ascendente anche sul mondo della moda, fino ai giorni nostri, come indica il favoloso abito di Iris van Herpen, Syntopia look 9, 2018.

Gae Aulenti, Tour, 1993. ©Vitra Design Museum, photo: Jürgen HANS.

Iris van Herpen, Syntopia look 9, F/W 2018, Courtesy of Iris van Herpen, Netherlands, photo: Yannis Vlamos.

La mostra si conclude con una sezione che affronta la passione per l’arcaico, per l’arte primitiva, per il casuale e l’irrazionale, alla cui base si trova la ricerca avviata dall’antropologo francese Claude Lévi-Strauss che parlava di “Pensiero selvaggio” e che accomunava tanti artisti dell’area surrealista.

BLESS, Hairbrush, 2019. ©Vitra Design Museum, photo: Andreas Sütterlin.

Viene descritta la sperimentazione delle varie tecniche e dei materiali utilizzati da surrealisti, come strumenti di lavoro, la “pittura automatica” e il “frottage”. In questa sezione si inseriscono anche gli oggetti e le forme riferibili alle tendenze decostruttive appartenenti al Design dagli anni ’80 in poi, come dimostra l’oggetto da salotto di Robert Stadler, Pools & Pouf (2004), in cui un classico divano Chesterfield sembra sciogliersi ricordando gli orologi molli dipinti da Salvador Dalí, o il lampadario di Ingo Maurer, Porca Miseria! (1994), che pare stia per scoppiare.

Ingo Maurer, Porca Miseria!, 1994. ©Ingo Maurer GmbH, München.