La Collina di Ermes e il muro longobardo

A conclusione dei lavori di recupero e restauro di Palazzo Citterio in via Brera di proprietà statale, destinato a diventare l’appendice della Pinacoteca di Brera1, si è realizzato un nuovo giardino che fa da fondale verdeggiante alla sequenza di spazi posti sull’asse del portone in via Brera 12. Entrando da qui, si attraversa il vestibolo, il cortile a colonne che sfocia nella corte aperta sul retro del Palazzo (qui una scala in c.a. intercetta in modo brutale l’asse centrale e scende agli ipogei e alla straordinaria Sala Stirling). Proseguendo si arriva in fondo al giardino alberato sopraelevato su una montagnola con grotta artificiale, divenuta la Collina di Ermes su progetto di Attilio Stocchi, disegnata da sentieri che si intersecano a formare una testuggine (tartaruga sacra a Ermes-Mercurio), con aiuole di piante amanti dell’ombra distese sul pianoro più alto e sulla scarpata2.

Foto di Federica Caldi.

Al giardino non volevo rinunciare. Il progetto vincitore prevedeva la ricostruzione della serra del Pogliaghi che i Citterio avevano portato da Villa Gallia sul lago di Como e depositata ai bordi del parco, mai rimontata. Su richiesta della nuova direzione della Pinacoteca di Brera non è stata ricostruita. È stata invece restaurata la limonaia in stile neo-gotico, scampata alle demolizioni degli anni Settanta.
Dirimpetto a quello che era l’orto dei gesuiti, già degli umiliati e attuale orto botanico, dalla geometria disegnata e regolare, la montagnola alberata con, nelle sue ventre, la grotta artificiale a roccaille dei Citterio era rimasta poco toccata, ma irriconoscibile e inaccessibile perché invasa dalla vegetazione spontanea e dalle macerie. Questa porzione costituiva il giardino alberato di gusto romantico, che chiudeva sul fondo lo spazio aperto a corte con la limonaia neogotica e la fontana ai lati.

Planimetria.

Si sono lasciati gli alberi preesistenti, un faggio, alcuni bagolari, aceri e tassi, un sambuco e perfino l’edera rampicante che avvolge i tronchi. Uno dei temi progettuali era di valorizzare i punti di vista sfruttando la morfologia della montagnola e la contiguità con l’orto botanico. Si è trattato di fare un giardino che fosse un luogo di relax, di sosta e per passeggiare negli straordinari spazi aperti che si svelano inaspettati dietro le cortine continue dei palazzi su via Brera. La dimensione tra naturale e artificiale preziosa per un museo, in questo caso era irrinunciabile nell’assetto prefigurato quando nel lontano 1972 il palazzetto, residenza dei Citterio fu acquistato dallo Stato, su proposta dell’allora Soprintendente ai monumenti Gisberto Martelli per farne la sede dell’ampliamento della Pinacoteca di Brera (o in alternativa gli Uffici della Soprintendenza). La scelta cadeva sul palazzetto dei Citterio in ragione proprio del collegamento en plein air che poteva crearsi tra i due nuclei museali, quello ben consolidato, voluto da Napoleone, poi sempre di più arricchito di opere, e il nuovo che si voleva realizzare.

La Collina di Ermes e il muro longobardo. Foto di Maurizio Montanga.

Da una parte c’è il più aulico palazzo dei Gesuiti divenuto la Pinacoteca di Brera con la statua di Marte pacificatore, nudo, con il volto di Napoleone, nel cortile; dall’altra, unito dall’orto botanico, Citterio con il suo giardino tergale che ha il vantaggio di alzarsi, sopraelevato su una scarpata artificiale, la cui morfologia e l’alchimia dei luoghi ha suggerito ad Attilio Stocchi la forma di un’ala di Mercurio. La montagnola dei Citterio è divenuta la Collina di Ermes/Mercurio, la divinità volatile, dello scambio e del transito, un Mercurio/Ermes, che come le erme antiche indicasse la strada da prendersi, preludio-antitesi-congiunzione al Marte dominante di Brera.
Sul pianoro alto della collina si sono creati inediti punti di vista che guardano da una posizione privilegiata, perché più alta, da una parte verso Palazzo Citterio, di cui la collina costituisce il fondale verde, dall’altra verso l’Orto botanico, la Pinacoteca e l’Osservatorio astronomico. Il giardino è attraversato da percorsi generati dalle due uscite dalla grotta e la stessa trama delle aiuole e dei sentieri continua sulle scarpate. Il giardino a forma di ala riprende anche il motivo delle protomi alate sui portoni in ferro di via Brera. Nella trama dei sentieri non si incontrano mai bivi ma sempre trivi di destini incrociati − triplici come la natura di Diana − che si intersecano a formare ragnatele, fitte e meno fitte, delle aiuole impiantate con essenze amanti dell’ombra, come felci, iris, bergenie, allori, pachisandre, pervinche, edere e tanti acanti. In questo percorso iniziatico, usciti dalla grotta, l’ala di Ermes modella la natura.

Foto: ©Saas.

L’altro tema progettuale era di concepire il giardino in modo piranesiano, recuperando pietre ed elementi della vecchia serra baroccheggiante del Pogliaghi. La serra era già lì ma smontata in tanti pezzi. Era stata portata dai Citterio dalla Villa Gallia sul lago di Como e mai rimontata. Le pietre in ghiandone della Val Masino e in granito di Montorfano e di Baveno sono state riassemblate quindi a formare le nuove scale che salgono sulla collinetta fiancheggiate da volute. Altri pezzi sono stati selezionati e posti come erme di pietra e pezzi erratici ad ornamento del giardino. Le pietre rimaste di scarto della vecchia serra sono stati poi riutilizzate su disegno del maestro Mimmo Paladino a formare un muro lungo 24 metri, chiamato il “muro longobardo”, assemblando le vecchie pietre accatastate, grazie anche all’attenta manualità dei mastri pugliesi che lo hanno messo in opera.

Foto: ©Saas.

La sistemazione del giardino si arricchisce di contemporaneità nel felice connubio tra ARTE E ARCHITETTURA in un’opera di recupero di un giardino abbandonato e dimenticato, che prima dei lavori era un ammasso di macerie, trasformato nella Collina verdeggiante di Ermes Mercurio, preludio e invito al ricongiungimento con l’orto botanico e con Brera. Tra mito, fiaba e storia, affiora la natura artificiale e sul fondale grandeggia il “muro longobardo” di Paladino.
È stata una gioia al momento della sua pre-apertura al pubblico, nella settimana dall’11 al 20 aprile, vedere il giardino animarsi e gremirsi di visitatori.

Note
1. Per i lavori di recupero e rifunzionalizzazione compiuti nel cantiere del 2015-17, cfr. A. Ranaldi, P. Savio, A. Terafina (a cura di), Palazzo Citterio verso la Grande Brera, Skira, Milano, 2018.
Per le vicende, a partire dall’acquisto del Palazzetto da parte dello Stato nel 1972, le realizzazioni degli anni Ottanta dirette da Franco Russoli, il dibattito intorno alla Grande Brera, C. Bon Valsassina, Il caso palazzo Citterio, Skira, Milano, 2014; per i progetti del concorso del 2013, C. Bon Valsassina, E. Daffra, M. Guccione (a cura di), Palazzo Citterio: progetti in mostra (catalogo della mostra: Milano, Palazzo della Triennale, 16 gennaio – 21 febbraio 2014; Roma, Maxxi, 6 – 30 marzo 2014), Skira, Milano, 2014.
2. A. Ranaldi, Sotto il segno di Ermes. Il buon fine di un travaglio, in A. Ranaldi, P. Savio, A. Terafina, cit., pp. 33-39, 98-113; A. Stocchi, Alberi e numeri. I giardini della Soprintendenza, in “L’Architetto” (Speciale VIII Congresso nazionale CNAPPC 2018), n. 1, luglio-agosto 2018, pp. 58-63; A. Stocchi, Frammenti di serra, A. Ranaldi, Tra mito, fiaba e storia, in “Domus”, 1017, settembre 2018, pp. 95-99.