“Home Stories” al Vitra Design Museum

di Redazione

2020-02-16T00:35:29+02:003 Febbraio 2020 |

L’8 febbraio apre al pubblico, presso il Vitra Design Museum a Weil am Rhein, in Germania, una grande esposizione dedicata all’evoluzione degli spazi interni domestici, alla loro storia e prospettive future, nel corso degli ultimi cent’anni.
Intitolata Home Stories: 100 Years, 20 Visionay Interiors, la rassegna, curata da Jochen Eisenbrand con l’aiuto di Anna-Mea Hoffmann, presenta venti “interni visionari” giudicati particolarmente significativi e ricostruiti grazie all’ampia scelta di oggetti esposti.

Lina Bo Bardi, Casa de Vidro, São Paulo, Brazil, 1952. Photo: ©Nelson Kon, 2002.
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Tra i venti “casi-studio” vi figurano alcuni celebri arredi riferiti a opere architettoniche iconiche, progettate da Adolf Loos, Mies van der Rohe, Josef Frank, Lina Bo Bardi, Ernst May, Margarete Schütte-Lihotzky, Peter e Alison Smithson, ma anche la “casa-macchina” fatta realizzare da Jacques Tati per il suo film Mon Oncle, la “Factory” di Andy Warhol, gli arredi “classici” di Ashcombe House di Cecil Beaton e della famosa arredatrice d’interni americana Elsie de Wolfe, l’appartamento di Monte Carlo dello stilista Karl Lagerfeld (un appassionato collezionista di oggetti prodotti dal Gruppo Memphis) e altri ancora.

Verner Panton, Phantasy Landscape at the exhhibition Visiona 2, Cologne, Germany, 1970. Photo: ©Panton Design, Basel.
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I venti interni sono stati suddivisi in sezioni “temporali” caratterizzate, ognuna di loro, da importanti cambiamenti sociali, politici e tecnologici, che hanno determinato nuovi stili di vita, più consoni all’epoca, all’interno di ambienti abitativi. Così, agli anni Sessanta corrisponde il passaggio sociale a una forma di convivenza più informale, gli anni Venti segnalano i primissimi esempi di progetti di appartamenti “a pianta aperta”, negli anni Settanta nasce l’attrazione per abitare gli spazi di loft opportunamente adattati, fino ad arrivare al periodo presente contraddistinto, essenzialmente, da una sempre più marcata scomparsa dei confini “spaziali” fra lavoro e vita privata e da una crescente mancanza di spazi abitativi.

elii [oficina de arquitectura], Yojigen Poketto Apartment (kitchenette and sleeping area) Madrid, Spain, 2017. ©elii [oficina de arquitectura], photo: Imagen Subliminal – Miguel de Guzmán + Rocío Romero.
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Fanno parte dell’ultimo periodo, dal 2000 a oggi: il micro appartamento Yojigen Poketto (2017) progettato dallo studio spagnolo Elii; Antivilla (2014), la riqualificazione di un’ex fabbrica vicino a Potsdam ad ambiente domestico, opera di Arno Brandlhuber; il progetto del collettivo Assemble, il Granby Four Streets Community Housing di Liverpool (2013-17), realizzato in strettissima collaborazione con gli abitanti, che riconverte gli ambienti interni di un gruppo di case a schiera vittoriane.

Alison and Peter Smithson, House of the Future, 1956 ©Daily Mail.
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La mostra al Vitra Design Museum viene accompagnata da un catalogo – con contributi di Joseph Grima, Alice Rawsthorne e Penny Sparke, le interviste a Nacho Alegre, Adam Charlap Hyman, Ilse Crawford, Sevil Peach e altri – e da un nutrito programma formato da conferenze, dibattiti pubblici, workshop e altri eventi collaterali.

Karl Lagerfeld’s Monte Carlo Apartment (with designs by Memphis), Monaco, 1982. Photo: ©Jacques Schumacher.
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