Centro Civico di Maniago, (Pordenone)

L’incarico, ottenuto a seguito di una gara di affidamento pubblica ha previsto la ristrutturazione, attuata attraverso demolizione e ricostruzione, del fabbricato di un ex-Liceo, in seguito usato come archivio, localizzato in una corte retrostante alla centrale Piazza Italia e al palazzo comunale di Maniago, in provincia di Pordenone.
Il fabbricato esistente di tre livelli occupava una superficie stretta tra il municipio con la sua aggiunta recente, l’edificio del Giudice di Pace e le ex-carceri austriache, un pregevole manufatto ottocentesco caratterizzato da finestre con ampie cornici di pietra. La corte ove sono ubicati questi fabbricati è cinta a nord da una cortina di case storiche e a sud da un muro di pietra con un filare d’alberi che separa l’ambito d’intervento dal duomo di San Mauro.

Foto: Niki Fontana.

La ricostruzione di un volume minore rispetto a quello dell’ex-Liceo ha permesso di configurare una sequenza di spazi pubblici con una corte pavimentata pedonale-carrabile che forma un percorso tra piazza Italia e via Regina Elena a est nonché un’area a verde posta tra il nuovo Palazzo Comunale delle Attività a Servizio del Cittadino e delle Imprese, l’edificio del Giudice di Pace, le ex-carceri austriache e il muro del Duomo.

Foto: Niki Fontana.

Il nuovo palazzo ospita una serie di servizi per consulenze ai cittadini, lo sportello delle imprese, aule per corsi di aggiornamento e piccoli uffici. È un parallelepipedo di 26,40 x 10,50 x 9,98 metri con tre livelli interni serviti da una scala posta sul fronte nord e gli ambienti principali affacciantisi a sud. Su questo lato vi è l’ingresso posto sotto a una pensilina che collega il nuovo edificio con quello del Giudice di Pace.
La struttura vede muri in calcestruzzo con cappotto e intonaco esterno, tetto di legno con due falde rivestite da coppi e finestre puntuali che illuminano i diversi ambienti interni. È una semplice “casa” che ricorda quelle storiche circostanti. Il progetto ha, infatti, ricercato un’unificazione dell’involucro architettonico e un riferimento nel contesto circostante da interpretare con forme contemporanee senza assumere un generico linguaggio imitativo “tradizionale”.

Foto: Niki Fontana.

Il riferimento è stato trovato nel vicino edificio delle ex-carceri austriache con le sue finestre caratterizzate da grandi cornici fuori scala in pietra bianca e irregolarmente collocate sulla facciata intonacata color rosa a formare un pattern asimmetrico.
Il nuovo edificio ha voluto assumere questa natura di “muro intonacato con forometrie diverse”, alcune delle quali segnate da grandi cornici bianche come le vicine carceri. Il progetto ha quindi precisato tre principali tipi di finestre: finestre standard da 145 x 145 cm per gli ambienti di lavoro, finestre a tutta altezza con parte fissa, parte apribile e parapetto vetrato da 210 x 210 cm per gli spazi comuni poste spesso a coppie sugli angoli dell’edificio, e finestre da 100 x 100 cm per gli ambienti di servizio. Tali finestre, realizzate in alluminio colore bianco e poste a filo interno, hanno una corrispondenza totale con gli ambienti funzionali interni e sono poste nel punto più idoneo di essi. Con le loro grandi dimensioni, quasi fuori scala rispetto agli interni, ritagliano molteplici scorci del contesto circostante facendo penetrare il paesaggio urbano dentro alle stanze. Allo stesso tempo, fungono da orologi solari con la proiezione di grandi riquadri di luce su pareti e pavimenti. L’allineamento delle finestre sul filo interno dell’involucro fa leggere tutto lo spessore del muro sui fronti e segna le forometrie con una cornice d’ombra.

Foto: Niki Fontana.

Tutte le aperture risultano impaginate in modo parzialmente irregolare in facciata. L’idea di pattern asimmetrico (derivato dalla lettura dei fronti delle ex-carceri) è ottenuto ponendo delle grandi cornici bianche (semplicemente tinteggiate sull’intonaco) su solo alcune di esse quasi a formare un organismo milleocchi in fieri.
Un disegno di fori incorniciati si alterna a semplici buchi nel muro intonacato, che è stato tinteggiato di un giallo zafferano uguale a quello dell’ex-liceo demolito. Anche la cornice di bordo del tetto e la gronda perimetrale sono squadrate e tinteggiate dello stesso colore bianco dei serramenti. Come nelle carceri, la cornice sommitale, definisce il volume parallelepipedo e staccia il tetto a padiglione superiore.

Foto: Niki Fontana.

Con questa scelta architettonica di ordinamento delle forometrie, il nuovo palazzo rimanda al contesto storico circostante in maniera non imitativa e ricorda l’ex-liceo con il volume parallelepipedo tinto di giallo.
Una modesta “casa” riesce a ordinare l’intorno attraverso la proiezione della città su di sé e con il montaggio di diverse sue vedute dall’interno.

Planimetria.