Canonica e Campanile a Rione Terra, Pozzuoli, Napoli

All’interno del volume della canonica e del lapidario (rudere conservato a testimonianza del passato) è stata eretta una fabbrica nuova caratterizzata da tecnologie e materiali moderni e lineari, priva di elementi figurativi, nel rispetto della lettura della stratificazione e dell’importanza delle preesistenze. È chiaro l’intento progettuale di voler delimitare il lotto di pertinenza del tempio-duomo e separarlo dagli interventi con diversa destinazione, nell’intento di salvaguardare la parte più delicata, fragile e antica del complesso.

Fotografie: Florian Castiglione.

Quattro sono le funzioni che ospita questo nuovo volume: casa canonica, uffici parrocchiali, lapidario e il nuovo campanile. Le scelte del gruppo sono state determinate da alcune premesse culturali, logistiche, funzionali all’atto della progettazione della canonica-lapidario.

Fronte principale.

La cattedrale barocca di Pozzuoli possedeva un campanile maiolicato, a richiamo simbolico verso la città, con quattro campane di diverse dimensioni. In seguito alle vicissitudini degli ultimi quarant’anni e ai rilevanti ritrovamenti archeologici, non è stato possibile edificare una nuova struttura campanaria nello stesso sito.
Con la convinzione che il campanile, per una città che ormai oggi è molto lontana dalla sua Cattedrale, non poteva che essere alto e ubicato nella posizione più emergente del contesto, è stato collocato sull’estremo angolo nord-est, in un unicum con la Canonica e il Museo lapidario del Vescovado.
Per ottenere il miglior impatto visivo e per entrare nel miglior rapporto dialettico e non conflittuale con il monumento e con la elegante cupola rivestita da policromi elementi di maiolica della Cappella del Santissimo, ci è sembrato opportuno erigere una torre campanaria morfologicamente vicina alla tradizione delle classiche strutture campanarie, tipiche dei centri storici italiani, con materiali caratterizzanti il linguaggio moderno che al tempo stesso si uniformino con la “pelle” della canonica-lapidario e non siano in contrasto con i materiali caratterizzanti storicamente il contesto flegreo.

Fotografie: Florian Castiglione.

È stato scelto un rivestimento parietale costituito da una parete perimetrale con frangisole in terracotta con superfici sabbiate e colori a impasto, tipo cotto napoletano che consente una protezione solare e un buon isolamento termico dell’edificio. In tal modo si tende a ridurre la opaca passività delle pareti, puntando su un impalcato strutturale filiforme, ridotto al minimo e il più possibile smaterializzato per ottenere massima trasparenza e leggerezza della struttura di sostegno delle campane.

Fotografie: Florian Castiglione.

In tal modo la torre campanaria conferisce all’insieme un carattere unitario, dalla parte basamentale fino alla sommità, carattere uniforme anche alla canonica-lapidario. La cella campanaria, elemento peculiare sia dal punto di vista funzionale che linguistico-simbolico, è stata realizzata con materiali metallici.
testo di Gnosis progetti

Fotografie: Florian Castiglione.

Pubblichiamo di seguito un paragrafo riferito alla nuova torre campanaria, estratto dalla relazione che accompagna il progetto Tempio Duomo Rione Terra, presente sulla pagina web di Marco Dezzi Bardeschi.

(…) Particolare impegno progettuale è stato dedicato alla definizione della nuova torre campanaria nella quale saranno ricollocate le tre antiche campane in bronzo superstiti del vecchio campanile del 1633, frettolosamente demolito nel 1968. La nuova collocazione di quest’ultimo nella zona absidale vicino alla Sala Capitolare, conferisce al Campanile la necessaria visibilità ed ascolto da lontano dalla città bassa. Nella prima soluzione – opzionale e provocatoria – presentata al Concorso, il Campanile era solo un agile traliccio aereo, un effimero apparato votivo “barocco”, un festoso e popolare “albero fiorito” che supporta tre antiche campane. Negli studi successivi l’esile e trasparente struttura metallica della Cella campanaria è “coperta” da un trasparente baldacchino a calotta traforata che, in omaggio all’epocale sbarco a Pozzuoli di Paolo di Tarso, a seguito del quale l’apostolo riconsacrò il Tempio pagano, ricorda l’esatta posizione astronomica del cielo stellato in quel fausto giorno. (…)

Fotografie: Florian Castiglione.