Giunto alla sua sedicesima edizione, l’Aga Khan Award for Architecture ha annunciato le sette opere vincitrici del ciclo 2023-2025. Istituito nel 1977 dall’Aga Khan IV, il premio è tra i più prestigiosi al mondo e intende promuovere realizzazioni che coniughino qualità architettonica e valore sociale, affrontando i bisogni delle comunità in cui i musulmani hanno una significativa presenza. Con una dotazione complessiva di un milione di dollari, il riconoscimento valorizza non solo architetti, ma anche committenti, amministrazioni, artigiani ed enti che hanno contribuito alla realizzazione delle opere.
La giuria internazionale di questa edizione – Azra Akšamija, Noura Al-Sayeh Holtrop, Lucia Allais, David Basulto, Kabage Karanja, Yacouba Konaté, Hassan Radoine, Wong Mun Summ, presieduta da Yvonne Farrell – ha sottolineato come i progetti selezionati rispondano a sfide globali attraverso approcci innovativi capaci di generare resilienza, pluralismo e progresso, individuando sette opere tra le numerose candidature pervenute. In un momento segnato da crisi climatiche e sociali, l’Aga Khan Award ribadisce il ruolo dell’architettura come strumento di speranza e trasformazione.
Progetti eterogenei per scala, programma e geografia, ma accomunati dall’idea che l’architettura possa essere strumento di dignità, connessione e resilienza. L’edizione 2025 dell’Aga Khan Award conferma così la capacità del premio di individuare pratiche innovative, capaci di unire tradizione e contemporaneità, risorse locali e prospettive globali.
Marina Tabassum Architects (MTA), Khudi Bari, varie località, Bangladesh, 2018-25. ©Aga Khan Trust for Culture / City Syntax (F. M. Faruque Abdullah Shawon, H. M. Fozla Rabby Apurbo).
Tra i progetti premiati figura Khudi Bari, sviluppato da Marina Tabassum Architects in diverse località del Bangladesh. Si tratta di un modello abitativo semplice e replicabile per comunità vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico, basato su strutture in bambù e acciaio facilmente montabili e smontabili, che hanno già dimostrato efficacia anche nei campi profughi rohingya.
Inner Mongolian Grand Architecture Design Co., Ltd. (Zhang Pengju, Wenjun Zhang, Lili Huang, Zhonglong Ren), West Wusutu Village Community Centre, Hohhot, Mongolia Interna, Cina, 2023. ©Aga Khan Trust for Culture / Dou Yujun (photographer).
In Cina, il West Wusutu Village Community Centre a Hohhot, realizzato dallo studio Inner Mongolian Grand Architecture Design, offre spazi culturali e sociali a una comunità multietnica. Costruito con mattoni di recupero, si articola attorno a una corte circolare che favorisce la condivisione e le attività collettive, divenendo un nuovo punto di riferimento per il villaggio.
Takween Integrated Community Development (Kareem Ibrahim, Nevine Akl, Sherine Zaghow, Ahmed al-Biblawi), Revitalisation of Historic Esna, Esna, Egitto, 2016-23. ©2024 Takween ICD / Ahmed Mostafa.
Ad Esna, in Egitto, il progetto guidato da Takween Integrated Community Development ha trasformato il centro storico attraverso un approccio di rigenerazione urbana partecipata. Piccoli interventi mirati, dal recupero del mercato ottocentesco alla valorizzazione di attività artigianali e femminili, hanno restituito vitalità a una città segnata dal declino turistico e dall’abbandono.
ZAV Architects (Mohamadreza Ghodousi, Fatemeh Rezaei, Golnaz Bahrami, Soroush Majidi), Majara Residence and Community Redevelopment, Isola di Hormuz, Iran, 2017-20. ©Aga Khan Trust for Culture / Deed Studio (photographer).
Sull’isola iraniana di Hormuz, ZAV Architects ha realizzato il complesso Majara, parte di un più ampio processo di riqualificazione comunitaria. Le sue cupole colorate, costruite con la tecnica del superadobe, ospitano funzioni turistiche e culturali, configurandosi come un’alternativa sostenibile al turismo di massa e rafforzando l’economia locale.
KA Architecture Studio (Mohammad Khavarian, Mehrasa Nikokar, Mohammad Ali Panahi, Meghdad Amiri), Jahad Metro Plaza, Teheran, Iran, 2023. ©Aga Khan Trust for Culture / Deed Studio (photographer).
Sempre in Iran, a Teheran, lo studio KA Architecture ha ripensato l’accesso della stazione Jahad della metropolitana trasformandolo in una piazza urbana. La struttura in mattoni e volte richiama la tradizione costruttiva persiana, offrendo uno spazio aperto alla socialità e al commercio informale, connettendo il trasporto pubblico alla vita quotidiana della città.
DB Studios (Mohammad Saifullah Siddiqui) con Rushda Tariq Qureshi, Vision Pakistan, Islamabad, Pakistan, 2023. ©Aga Khan Trust for Culture / Usman Saqib Zuberi (photographer).
In Pakistan, il centro Vision Pakistan a Islamabad, progettato da DB Studios, unisce funzioni educative e sociali per giovani svantaggiati. L’edificio a più piani si distingue per le facciate filtranti ispirate ai motivi tradizionali, che garantiscono luce e ventilazione naturale, creando al contempo un’immagine riconoscibile e accogliente.
AAU Anastas (Elias e Yousef Anastas), Wonder Cabinet, Betlemme, Palestina, 2023. ©Aga Khan Trust for Culture / Mikaela Burstow (photographer).
Infine, a Betlemme, il Wonder Cabinet dello studio AAU Anastas propone un’infrastruttura culturale polivalente, costruita con il coinvolgimento di artigiani locali. Con spazi per mostre, laboratori, una radio e un ristorante, diventa un centro di produzione e resistenza culturale, radicato nell’identità palestinese ma aperto al dialogo internazionale.
English Summary
The 2025 Aga Khan Award for Architecture has recognised seven projects that demonstrate how architecture can foster resilience, inclusiveness and cultural continuity. Among them are Khudi Bari in Bangladesh, offering a flexible housing model for climate-displaced communities, and the West Wusutu Village Community Centre in China, designed as a shared cultural hub. In Egypt, the revitalisation of Historic Esna has revived the city’s heritage and economy, while in Iran the Majara Residence on Hormuz Island and the redevelopment of Jahad Metro Plaza in Tehran highlight new approaches to tourism and public space. Vision Pakistan in Islamabad provides an innovative educational facility for disadvantaged youth, and the Wonder Cabinet in Bethlehem affirms the role of cultural production as a form of connection and resistance.










































