L’architettura dell’edificio, intitolato a Piero Angela, restituisce univocità al duplice significato della parola “skholé”, insieme ozio come tempo dedicato al piacere intellettuale e luogo per l’insegnamento. Le scelte progettuali indicate da Atelier(s) Alfonso Femia – geometria, materiali e distribuzione degli spazi – sintetizzano la skholé-otium non come vuoto, ma come tempo per la conoscenza, per l’apprendimento e per la maturazione delle coscienze. La scuola ospita, per attitudine intrinseca, l’evoluzione sociale e, proprio per rispondere a questa vocazione, l’architettura deve progettare luoghi da abitare più che perimetri spaziali per l’apprendimento.

Foto: ©Stefano Anzini.

Semplice e razionale l’impostazione: un ingresso che affaccia su un atrio distributivo aggregante. Sullo stesso piano, un’agorà, aula destinata propria all’incontro, al confronto e alla discussione, potenzialmente aperta e condivisibile con la città; una grande palestra e la mensa. La corte a cielo aperto, delimitata dai perimetrali interni delle strutture, accoglie un imponente sistema di collegamento verticale che porta alla copertura abitabile, spazio ideale per attività e laboratori. È una sorta di patio che sfuma – sia fisicamente, sia in termini percettivi – il confine tra dentro e fuori, idealmente la riproposizione della skholé, nata intorno a corti o giardini, per le comunità degli studenti e degli insegnanti.

Foto: ©Stefano Anzini.

“Sei anni sono passati dalla diffusione della Covid. A quel tempo, che oggi pare lontanissimo, alle bambine e ai bambini, ai ragazzi e alle ragazze, la scuola venne negata per un anno, sostituita da una comoda quanto de-responsabilizzante didattica a distanza”, ha detto Alfonso Femia. “Quell’oscuro periodo, al quale ne seguì un altro ancora più lungo fatto di banchi a rotelle e distanze di sicurezza, ha avuto il merito di ridare vigore e importanza al valore dello spazio come forma di educazione in grado di formare cittadini con capacità critica. In termini generali, l’architetto ha il dovere di realizzare progetti che soddisfino le esigenze, ma anche i desideri delle comunità, interpretandoli attraverso una visione responsabile e generosa”.

Foto: ©Stefano Anzini.

La nuova scuola primaria, insediata nel quartiere di Borgochiesanuova a Mantova, rientra proprio nei processi attivati nel quadro PinQuA, Programma Innovativo della qualità dell’abitare, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), a seguito della diffusione pandemica del coronavirus, nell’ambito della Missione 5 “Coesione e inclusione”, componente 2, investimento 2.3. Come previsto dal PNRR, collaudo e rendicontazione delle opere sono stati completati entro la fine di marzo 2026.

Foto: ©Stefano Anzini.

Gli spazi e il layout
A partire dall’anno scolastico 2026-27, le bambine e i bambini di Mantova avranno la loro nuova scuola: 15 aule grandi e riconfigurabili, un sistema di “attraversamento e di collegamento” ampio e vivibile; una sorta di piazza / teatro – l’agorà – per la condivisione e l’aggregazione; una palestra aperta anche a eventi sportivi esterni e un grande giardino, non certo elemento addizionale, ma porzione significativa dell’edificio.
Secondo Franco Lorenzoni, insegnante e fondatore di un centro di sperimentazione, autorevole figura di riferimento sui temi scuola ed educazione, la città dovrebbe essere capace di “tornare a scuola” e la scuola di “aprirsi alla città”.

Foto: ©Stefano Anzini.

In linea con questa riflessione, raccordare e arricchire di servizi le aree periferiche è stato proprio l’obiettivo generale che si è posto il Comune e la realizzazione della nuova scuola rappresenta una tappa importante: tre istituti vengono unificati in un unico plesso dell’area sud-occidentale di Mantova, accogliendo una comunità allargata di utenti e diventando sia centro civico, sia landmark architettonico e urbano.

Foto: ©Stefano Anzini.

La scuola è un edificio a corte con due piani fuori terra e, a confermare l’intenzione progettuale, molti spazi ibridi concretizzano la multifunzionalità al piano terra, che è vero e proprio basamento attivo, predisposto per la condivisione tra gli abitanti della scuola e del quartiere. A testimoniare l’innovazione concettuale del modello “scuola”, il progetto sviluppa ambienti ampi che superano l’approccio dello standard normativo per le aule e gli spazi di raccordo, con l’obiettivo di creare situazioni di comfort finalizzate a sostenere l’apprendimento. La palestra si eleva su un unico doppio volume, poco più alto della scuola. La corte interna e la rampa che vi si snoda fanno da perno tra i due sistemi. Gli spazi interni di distribuzione trovano corrispondenza e incontro con quelli esterni, agevolando sia le funzioni didattiche, sia quelle di relazione. La copertura dell’edificio è un “tetto abitato”, utilizzato per l’insegnamento all’aperto e per il gioco, insieme al parco con terrazze verdi e alla palestra.

Foto: ©Stefano Anzini.

L’architettura come materia narrante
L’architettura dell’edificio definisce ambienti intimi e collettivi al piano terra, costruendo le relazioni tra gli spazi sportivi e didattici, quelli aperti alla comunità e quelli protetti per la formazione. La grande superficie del parco che prospetta il fronte d’ingresso, perpendicolare alla strada, è una piazza verde collettiva che penetra e permea l’interno della scuola attraverso le corti, le terrazze e la copertura attiva. Dall’alto, si legge una geometria a “L” con l’angolo esterno di connessione tra asta e braccio che si svuota, scavato in forma di triangolo.

Foto: ©Stefano Anzini.

Contrappunto geometrico, il prisma a base triangolare (l’agorà) che si protende dal punto opposto di innesto interno tra corpo lungo e corpo breve. I due volumi triangolari, l’uno vuoto, nella parte retrostante, l’altro pieno, sul fronte parco, assumono competenza narrativa attraverso l’uso dei materiali: la ceramica diamantata che riveste l’Agorà, densa di riverberi e vibrazioni luminose, accostata al vetro nell’angolo interno e l’intonaco a segnare la separazione dal trasparente, in corrispondenza delle aule.

Foto: ©Stefano Anzini.

Sotto il profilo tecnico, l’involucro è stato pensato, nel suo insieme, come attore intelligente per contenere i consumi energetici: trasparente e opaco lavorano insieme attraverso materiali ad alta prestazione, eco-coerenti e facilmente manutenibili. Sotto il profilo compositivo, leggerezza e massività convivono, scansiti dai mutevoli intervalli materici della ceramica, del policarbonato, dei pannelli prefabbricati e delle tessiture metalliche, quest’ultime funzionali a soddisfare le esigenze di oscuramento e mitigazione climatica sul versante sud-ovest. In copertura, in corrispondenza della palestra, sono installati l’impianto di climatizzazione e il sistema fotovoltaico.

Foto: ©Stefano Anzini.