Il libro Monumento memoriale. Figurazione e tensione plastica come istanza morale, curato da Gentucca Canella e Paolo Mellano, per la collana Architetti italiani del Novecento dell’editore Franco Angeli, affronta con coraggio un tema che emoziona oggi, in particolare per il contrasto rispetto alla crisi dell’architettura in quanto arte espressiva di valori civili.
Non si può non considerare che, nella complessa relazione tra arte, architettura e memoria collettiva, il monumento rappresenta una figura ambivalente, sospesa tra la celebrazione e l’oblio. Ma, seppure consapevoli delle aporie che si affacciano sulla scena del dramma, che potrebbe intitolarsi Fortuna e crisi del monumento nella contemporaneità, è bene non rinunciare a lasciarsi trasportare dalle evocazioni che il libro suscita.
Giò Pomodoro, Piano d’uso collettivo a Gramsci, Ales, 1977 (da Catalogo della mostra, Marsilio Editori, Venezia 1977 – Foto Giò Pomodoro).
Concorso per il Monumento alla Resistenza a Cuneo, 1962-63. I dieci progetti ammessi al secondo grado. A sinistra, dall’alto: Roberto Gabetti, Aimaro Isola con Franco Garelli; Fulco Pratesi, Giulio Rossi Crespi con Ugo Sartoris; Vittoriano Vigano con Nino Franchina. Al centro, dall’alto: Luciano Rubino con Aldo Caron; Ico Parisi, Enrico Cavadini con Lucio Fontana e Francesco Somaini. A destra, dall’alto: Sergio Musmeci e Zenaide Zanini; Mario Manieri Elia con Aldo Calo; Tommaso Valle con Pericle Fazzini; Luigi Cosenza, Salvatore Bisogni, Gregorio Nunziante con Paolo Ricci, Antonio Tammaro; Errico Ascione, Fabrizio Cocchia con Umberto Mastroianni (da “L’architettura. Cronache e storia”, n. 90, aprile 1963).
Nel II sec. d.C. Pausania il Periegeta descrive le regioni della Grecia antica, nel clima di ellenofilia dell’età degli Antonini. Pausania guarda, ascolta, investiga monumenti, tradizioni, miti e scrive testi straordinari, nei quali, quasi anticipando il concetto di «memoria collettiva», ci svela il senso profondo delle opere che incardinano le città e costellano i paesaggi.
Nello stesso periodo storico viene completata (135 d.C.) la Biblioteca di Celso a Efeso: biblioteca e mausoleo del senatore Tiberio Giulio Celso Polemeano, il cui sarcofago è posto sotto la biblioteca, che accoglie 1200 rotoli, associando la commemorazione della morte alla memoria scritta dei documenti. In sintesi il monumento tramanda la memoria di un uomo ponendosi in rappresentazione nella città; allo stesso tempo accoglie i documenti che si fanno, a loro volta documenti per gli storici, come afferma Jacques Le Goff nel noto lemma Documento / Monumento dell’Enciclopedia Einaudi.
Roberto Gabetti, Aimaro Isola, Monumento alla Resistenza a Prarostino, 1965-67 (Archivio Gabetti e Isola).
Hans Sedlmayr, nel suo “apocalittico” saggio Verlust der Mitte (pubblicato nel 1948, ma tradotto ed edito in italiano solo nel 1967) indica il “monumento architettonico figurativo” come uno tra i nuovi “temi dominanti” che, a partire dal tardo XVIII secolo si susseguono, affermandosi come sintomi e simboli di un’epoca. Ma proprio il senso stesso del monumento, in questa accezione, viene radicalmente messo in discussione dalle avanguardie artistiche del primo Novecento.
Mostra commemorativa in memoria di Persico, Giolli, Pagano e Terragni, IX Triennale, Milano, 1951 (©Triennale Milano).
Del resto la funzione educativa e morale svolta dai monumenti nel contesto delle identità nazionali nascenti, si era progressivamente piegata alle esigenze celebrative dei nazionalismi e, spesso, dei totalitarismi.
Così, parallelamente, i movimenti artistici “dissacrano” il monumento proponendo opere che riflettono sulla memoria in modo critico, effimero e perfino anti- monumentale; d’altro canto il trauma delle due guerre mondiali impone nuove modalità di commemorazione: più intime, astratte, non di rado silenziose.
Gianugo Polesello, Aldo Rossi, Luca Meda, Monumento alla Resistenza a Cuneo (da “Casabella-Continuita”, n. 276, giugno 1963).
Nel 1945 Arturo Martini denuncia la crisi della statuaria con le parole lucide, graffianti, a tratti sarcastiche, sempre disilluse, del testo intitolato La scultura lingua morta, dove, negando possibilità di sopravvivenza alla scultura nel mondo moderno, ammette che si possa farvi ricorso “nelle circostanze solenni e per gli usi commemorativi, come per le epigrafi e per la messa si ricorre al latino”.
Ancora nel 1945 muore Maurice Halbwachs, deportato nel campo di concentramento di Buchenwald. I suoi scritti sulla memoria collettiva e sul suo rapporto con la storia restano fondamentali per dare senso attuale al concetto stesso di monumento; che, in una società democratica e pluralista, rigetta i codici tradizionali della monumentalità, senza dominare lo spazio, ma proponendo esperienze spaziali ove i confini fra architettura e scultura si fanno sempre più porosi.
BBPR, Il Monumento dedicato ai caduti nei campi di sterminio nazisti, Cimitero Monumentale, Milano. Prima versione, progetto e realizzazione del 1946 (Ghetto Fighters House Archive coll. 53680 צ).
Gli autori che hanno contribuito con i saggi e le illustrazioni (raccolti in questo volume arricchito dagli apparati, tra i quali la meritoria Anastatica di Bruno Zevi sul Monumento memoriale) delineano collettivamente una straordinaria topografia di luoghi dell’anima. Lo scrittore inglese Gerald Durrell denominò luoghi sotto spirito quelli di cui conservava con amore e nostalgia il ricordo.
Invece la topografia dei monumenti sotto spirito pone in un insieme di opere (cui anche altre sono aggregabili) in relazione con la nostra sensibilità e le nostre emozioni, che scaturiscono dalle lotte per la libertà, dal dolore e dai traumi per eventi catastrofici, ma anche dalla speranza; vale la pena di dire dalla permanenza e dalla resistenza di quella pietas che, come istanza morale, appunto, non si può ammettere sia del tutto eclissata.
Alberto Burri, Cretto di Gibellina, Gibellina vecchia, 1985 (Foto: Raffaella Neri, 2024).
Ad essa corrisponde una nuova monumentalità, espressa da dispositivi artistici che affidano il compito memoriale alla pura poeticità intrinseca delle opere, senza “verticalità e retorica”, fuori dall’ideologia della perennità di una memoria cristallizzata; per contro alimentando e sospingendo dialoghi inaspettati.






























