Abbiamo tra le mani un bel volume, di ampio formato e magnificamente stampato, che è anche il catalogo della mostra voluta e realizzata dal Museo MAN di Nuoro diretto da Chiara Gatti. Documenta efficacemente la storia e il mito della famosa scalinata di Odessa, divenuta nella cultura popolare quella della Potëmkin, grazie al celebre film del 1925, realizzato dal felice ingegno di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, ispirato ai tragici fatti messi in atto dai marinai della corazzata Potëmkin.
Scalinata Potëmkin, cartolina d’epoca.
Solo coloro che hanno studiato il lavoro dei progettisti italiani alla corte degli Zar sono a conoscenza di chi sia l’autore di quella meraviglia che, con un passaggio lento, mette in comunicazione il mare su cui si specchia la città di Odessa con la parte alta del tessuto urbano. Su questa area, nella prima metà dell’Ottocento, si è progressivamente venuto a formare il nuovo cuore urbano. La scala rappresenta una vera e propria cerniera, un faticoso rito di passaggio per chi scende e chi sale. Interpreta e risolve con chiarezza l’interrogativo di come tenere insieme i due episodi. L’impianto urbano lo si deve a Francesco Carlo Basso, un personaggio di sicuro interesse, ampiamente illustrato nel denso saggio di Federico Crimi, perché ha risolto egregiamente in questo modo un quesito che esemplifica la cultura architettonica italiana in quel lido.
Scalinata Potëmkin, modello in legno (Università degli Studi di Palermo, Antonio La Colla).
Un affascinante precedente può essere colto, oltre con la scala regia in Vaticano di Gian Lorenzo Bernini, nell’impianto urbano tardo barocco realizzato da Francesco De Santis per piazza di Spagna. Una planimetria a forma di farfalla e la realizzazione di 136 gradini sono alla base del suggestivo effetto scenografico che identifica la scalinata di Piazza di Spagna, per alcuni storici anche grazie la consulenza del Raguzzini. Probabilmente chi ha ideato un impianto simile per raggiungere la vetta di Montmartre e accedere alla chiesa del Sacro Cuore, si è ispirato a quella di Odessa. Oggi si può usare la funicolare che ti porta in cima in poco più di un minuto. Sicuramente è molto più affasciante giungere all’ingresso della basilica salendo i 300 gradini di Rue Foyatier. Da qui la vista di Parigi dalla cima del colle è davvero mozzafiato. Purtroppo, è ignoto il nome del progettista.
Francesco Carlo Boffo (1796-1867) ha avuto maggior fortuna e grazie ai saggi presenti nel volume si può ricostruire ampiamente la sua storia dedicata, per circa quarant’anni, proprio alla città di Odessa dove ha sia progettato che realizzato cinquanta interventi con edifici di pregio, come il complesso del Boulevard Primorskyi, la Borsa Merci e il Palazzo Potocki. La scalinata venne pensata nel 1825 oltre che da Boffo da Melnikov e Potier e costruita dal 1837 al 1841 dagli ingegneri John Upton e Yu Morozov. Costata 800.000 rubli del tempo fu un regalo del principe Vorontsov alla consorte ed è tra le più belle tra quelle realizzate in Europa grazie anche all’effetto scenografico che rinvia al colonnato di Borromini nel cortile di Palazzo Spada qui ottenuto con dieci rampe che propongono la successione dei gradini dove il primo a salire è ampio 21 metri e l’ultimo all’arrivo circa di dodici, proprio per accentuare l’effetto scenografico, ben descritto nel testo di Tuzzolino.
Fotogramma dal film.
Non si può parlare di ciò della scalinata senza fare accenno all’intenso film che ha permesso di farla conoscere al grande pubblico, non solo del secolo breve. Questo capolavoro dell’architettura è stato trasformato in una vera icona del grande schermo ed è divenuto un episodio chiave dello sviluppo stesso della storia del cinema grazie al modo singolare con cui il regista Ėjzenštejn ha realizzato il montaggio di una serie di drammatiche sequenze ambientate proprio su di essa divenuta il campo della strage. Quei momenti così tragici esaltati nel film La Corazzata Potëmkin, che celebrava l’ammutinamento dei marinai russi contro il dispotismo dell’Impero russo, avvenuto nel 1905, sono divenuti patrimonio nell’immaginario comune e hanno costituito il primo segnale di quella che sarebbe divenuta la rivoluzione. La stessa che avrebbe portato qualche anno più tardi alla realizzazione dell’Unione Sovietica.
Fotogramma dal film.
Il libro documenta assai bene il tutto. Grazie all’analisi costruttiva dettagliata della scalinata alla serie di fotogrammi dall’intensa potenza espressiva del film.
Il Museo MAN con questa mostra e il pregevole catalogo ha squarciato il velo del silenzio su questo episodio storico che viene riportato alla tragica realtà del sanguinoso conflitto che coinvolge l’Ucraina e che ha superato l’anno dal suo inizio, incrementando ogni giorno il numero dei morti.














