Il 17 ottobre si apre a Udine, presso lo Spazio espositivo MAKE, la seconda edizione della mostra itinerante Autonomia e dialogo. Omaggio a Simon Ungers curata da Antonio Carbone della casa editrice Libria e accompagnata dal catalogo con un’introduzione di Pietro Valle. La mostra include una ventina di disegni di progetti immaginari dell’architetto tedesco Simon Ungers (1957-2006) e l’omaggio di undici architetti contemporanei, ognuno dei quali ha realizzato un elaborato grafico che “dialoga” con la sua opera.

Simon Ungers, Museo dell’arte rivoluzionaria russa.

A vent’anni dalla morte di Ungers, la mostra intende ripercorrere il suo lavoro focalizzato sui progetti visionari pubblicati nel volume Autonomy and Dialogue edito da Libria nel 2005. I progetti sono riferiti a programmi pubblici e abitativi senza committente e senza luogo che impiegano forme geometriche assolute come il cubo e la sfera. Con il loro rigore compositivo, richiamano l’eredità dell’architettura Razionalista novecentesca, le sperimentazioni del Costruttivismo russo e il simbolismo delle figure primarie delle visioni di autori come Étienne-Louis Boullée e Claude-Nicolas Ledoux.

Simon Ungers, Teatro.

Ungers crea un catalogo limitato di tipi d’uso capaci di incorporare le sue variazioni architettoniche e crea rimandi tra le forme loro attribuite e il ricordo di un “carattere” storicamente collegato alle funzioni ospitate. Tra i temi più esplorati vi sono la casa unifamiliare, la sede di culto, l’edificio a funzione collettiva (la biblioteca, il teatro, il museo) e pochi altri. Ungers richiama una corrispondenza tra forma e funzione ma lo fa in modo incompleto senza mai creare una corrispondenza definitiva tra esse, conscio, forse, del divario innescato dall’astrazione modernista e dall’arbitrarietà del simbolismo attribuito alle figure geometriche primarie dall’architettura visionaria illuminista e costruttivista che i suoi volumi implicitamente citano.

Simon Ungers, Museo del cristallo.

Le sue forme ambigue sono contemporaneamente archetipiche, vagamente famigliari ma anche estraniate, poste in una storicità insondabile sospesa tra l’eternità del segno assoluto e la condizione effimera del progetto disegnato. I contributi degli undici architetti internazionali contemporanei che fanno da contrappunto ai disegni di Ungers rendono confrontabili i modi di fare ricerca architettonica del passato recente e della contemporaneità evidenziandone affinità e differenze.

Simon Ungers, Casa su un crinale.

Simon Ungers si rivela, così, un prezioso strumento per calcolare la distanza tra una ricerca capace di riunire teoria e progetto e la generale indifferenza per un rapporto critico tra i due nella pratica contemporanea. L’assenza di conclusioni, il rigore formale delle sue esplorazioni e la disseminazione di spunti diversi da esse sollevati, sono tutti indici di una mente inquieta che si è posta il problema della specificità dell’architettura ma non l’ha risolta in un metodo normativo. Ha, invece, stabilito le basi per un continuo cercare, uno stimolo che oggi, possiamo riconoscere come antidoto alla sottomissione a facili certezze.

Omaggio di Alexander Tochtermann.