Dopo il successo riscontrato la scorsa volta, abbiamo deciso di riproporre questa piccola guida alle migliori mostre di architettura da visitare nei mesi estivi, magari quando inizierete a sentire la mancanza di un po’ di cultura architettonica, oppure per programmare le vacanze con uno spirito diverso.
Le esposizioni selezionate sono il risultato di un’approfondita ricerca redazionale: ne abbiamo esaminate oltre cinquanta, scegliendo quelle che, per diversi motivi, ci sono sembrate le più rilevanti. L’elenco comprende dieci mostre attualmente visitabili in Europa, ad eccezione di alcune, altrettanto interessanti – già recensite su weArch – i cui link troverete in fondo all’articolo.
Non si tratta di una classifica, e per questo motivo abbiamo deciso di presentare le rassegne in corso seguendo un criterio geografico, da nord verso sud.
Con l’augurio che possiate visitarne qualcuna (anche nei mesi successivi), o, perché no, magari tutte, vi auguriamo buona lettura e un’ottima estate!
Léonie Geisendorf, School for Domestic Education and Sewing, facade sketch. Stockholm. 1960. Léonie Geisendorf, Charles-Edouard Geisendorf. ©ArkDes collection.
STOCCOLMA
Léonie Geisendorf, opere e vita privata
Figura centrale dell’architettura svedese del Novecento, Léonie Geisendorf ha lasciato un’eredità complessa e personale, segnata da determinazione, rigore progettuale e impegno civile. Nata in Polonia nel 1914, formata a Zurigo e trasferitasi a Stoccolma nel 1938, ha lavorato per decenni nel suo studio-appartamento nel quartiere di Östermalm. La mostra allestita presso ArkDes presenta una selezione del vasto archivio da lei donato al museo, che comprende oltre 300 cartelle di disegni, 260 scatole di documenti, centinaia di fotografie e quasi 50 modelli. Attraverso progetti realizzati e non – tra cui un’agenzia di viaggi degli anni Cinquanta, celle carcerarie progettate con attenzione alla dimensione umana, una monumentale scuola modernista e una chiesa cattolica non realizzata – l’esposizione restituisce il ritratto di un’architetta con un’enorme passione per il proprio mestiere. Una sezione è inoltre dedicata alla sua vita privata e culturale, con viaggi, passioni artistiche, amicizie, lettere e ritagli di stampa che delineano una personalità forte, attiva in un contesto professionale ancora dominato dagli uomini.
Léonie Geisendorf
fino al 5 ottobre 2025
ArkDes – Swedish Centre for Architecture and Design
Exercisplan 4, Skeppsholmen, Stoccolma, Svezia
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Dansk Arkitektur Center, So Danish! Foto: Rasmus Hjortshoej.
COPENAGHEN
Storia e futuro dell’architettura danese
La mostra permanente del DAC – Dansk Arkitektur Center offre un ampio sguardo sulla storia dell’architettura danese, dalle fortificazioni vichinghe all’attuale impegno per una società sostenibile. Articolata in tredici sezioni, ripercorre i passaggi chiave dello sviluppo architettonico nazionale, mettendo in evidenza le trasformazioni dello spazio urbano, l’evoluzione delle infrastrutture e la cultura del progetto come strumento di coesione sociale. Accanto alle opere dei grandi maestri – da Arne Jacobsen a Jørn Utzon – la rassegna presenta progetti contemporanei di studi emergenti, che interpretano i temi della sostenibilità e del benessere con nuove soluzioni materiali e ambientali. Installazioni immersive permettono di esplorare alcuni edifici emblematici attraverso esperienze visive e sonore che coinvolgono corpo e percezione. Lungo il percorso, approfondimenti tematici raccontano come l’architettura abbia modellato, e continui a modellare, l’identità culturale e democratica della Danimarca.
So Danish!
mostra permanente
DAC – Dansk Arkitektur Center
Bryghuspladsen 10, Copenaghen, Danimarca
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Hugo Häring, Bebauung der Prinz-Albrecht-Gärten, Berlin-Mitte, Wettbewerbsentwurf, 1924. Bl. 24/1 Isometrie, Akademie der Künste, Berlin, Hugo-Häring-Archiv, Nr. 1209.
BERLINO
L’architettura organica di Hugo Häring
A quasi venticinque anni dall’ultima mostra a lui dedicata, l’opera di Hugo Häring (1882-1958) torna al centro di una rassegna che ne indaga l’attualità nel dibattito architettonico contemporaneo. Figura chiave del movimento moderno e membro dell’associazione “Der Ring”, Häring sviluppò negli anni Venti il concetto di “costruzione organica”, fondando le forme architettoniche sui bisogni d’uso, il contesto e le risorse. L’esposizione presenta una selezione di disegni digitalizzati dall’archivio della Akademie der Künste di Berlino e una serie di modelli realizzati da studenti, fra cui ricostruzioni di case nelle celebri Onkel‑Tom‑Siedlung e Siemensstadt, l’insediamento agricolo di Garkau e riflessioni sul Neues Bauen. Le domande che animavano la sua pratica progettuale – quale funzione, quali materiali, quale luogo, quali tecniche, a quali committenze rispondere – restano oggi stimoli rilevanti per una progettazione consapevole. Il catalogo edito da Wasmuth Verlag raccoglie testi critici, materiali d’archivio e approfondimenti che contribuiscono al rilancio di un autore spesso marginalizzato dalla storiografia.
Hugo Häring
“Die welt ist noch nicht ganz fertig / The world is not quite finished yet”
fino al 5 settembre 2025
Papierhalle Wasmuth Verlag, Axel-Springer-Straße 43, Berlino, Germania
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Studio Gang, Arkansas Museum of Fine Arts. Photo: ©Iwan Baan.
BERLINO
Studio Gang e il “grafting” architettonico
La mostra dedicata all’opera progettuale dello studio fondato da Jeanne Gang presenta, attraverso sei realizzazioni tra Stati Uniti ed Europa, un approccio ispirato all’innesto botanico, ovvero il “grafting” architettonico. Come nella pratica agricola, si tratta di unire vecchio e nuovo in un sistema vivo, capace di crescere, adattarsi e rigenerarsi. Questa filosofia si traduce in interventi misurati ma incisivi, che valorizzano l’esistente e ne amplificano le potenzialità, riducendo al contempo l’impatto ambientale. Tra i progetti in mostra figurano l’Arkansas Museum of Fine Arts, il Richard Gilder Center al Museum of Natural History di New York, il John W. Boyer Center dell’Università di Chicago a Parigi e altri spazi culturali ed educativi, presentati attraverso modelli, disegni, fotografie e video. L’allestimento stesso si innesta nello spazio di Aedes Architecture Forum con strutture progettate da Studio Gang, accompagnate da elementi vegetali e riferimenti visivi alle origini concettuali del “grafting”. La mostra si affianca alla recente pubblicazione omonima, edita da Park Books.
Studio Gang
The Art of Architectural Grafting
fino al 27 agosto 2025
Aedes, Christinenstraße 18-19, Berlino, Germania
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Courtesy of the Muzeum Architektury we Wrocławiu.
BRESLAVIA
Architetture balneari per una nuova società
Per oltre trent’anni, la costa del Mar Nero in Romania fu teatro di un ambizioso esperimento architettonico e urbanistico, volto a immaginare una nuova società socialista attraverso il linguaggio della modernità. Guidato da Cezar Lăzărescu, il progetto diede forma a una sequenza di località balneari progettate per offrire spazio, luce e armonia con la natura, in contrasto con le città sovraffollate e i paesaggi industriali. Distribuite su oltre 70 chilometri di litorale, queste architetture furono documentate nel tempo dalla rivista “Arhitectura”, che ne seguì l’evoluzione con disegni, fotografie e testimonianze. La mostra al Museo di Architettura di Breslavia ricostruisce questa vicenda attraverso la metafora della rappresentazione teatrale, dagli esordi pionieristici all’entusiasmo degli anni Sessanta e Settanta, fino al progressivo ridimensionamento della visione originaria. Oggi questi edifici appaiono come scenografie concrete di una stagione visionaria, in cui l’architettura cercava di modellare non solo lo spazio ma anche la coscienza collettiva.
Czarnomorska utopia / Black Sea Utopia 1955-1989
Dramat architektoniczny w pięciu aktach / Architectural Drama in Five Acts
fino al 12 ottobre 2025
Muzeum Architektury we Wrocławiu / Wroclaw Museum of Architecture, Bernardyńska 5, Breslavia, Polonia
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Charles Jencks Evolutionary Tree to the Year 2000, detail 1969 with revisions and notes c. 1999. Courtesy of the Jencks Foundation.
BRUXELLES
I “cronogrammi” dell’architettura contemporanea
Partendo dai celebri alberi evolutivi di Charles Jencks, la mostra allestita al CIVA di Bruxelles propone una riflessione critica sulla storia dell’architettura e sulle narrazioni che la attraversano. I diagrammi ideati da Jencks tra il 1920 e il 2000, con le loro forme fluide e sovrapposte, rappresentavano le tensioni tra le varie correnti progettuali e ideologiche del Novecento. A questi si affiancano otto nuovi “cronogrammi” realizzati da studi, ricercatori e grafici contemporanei, chiamati a interpretare il presente con strumenti visivi altrettanto complessi: pratiche femministe dello spazio, razzializzazione del canone architettonico, strategie circolari, implicazioni ecologiche e derive tecno-burocratiche. Il risultato è una mappa a più voci dell’architettura attuale, costruita attraverso sguardi molteplici e spesso divergenti. L’esposizione, prima tappa di un tour mondiale, include due nuovi contributi realizzati per l’edizione belga da Maria Fedorchenko e Lionel Devlieger. Il progetto è completato da un programma di incontri e workshop con autori e studiosi, e da una pubblicazione edita da Spector Books.
Chronograms of Architecture
fino al 28 settembre 2025
CIVA, Rue de l’Ermitage 55
, Bruxelles, Belgio
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©2025 LUCA | Pancake! Photographie.
LUSSEMBURGO
Coabitazione multispecie nello spazio urbano
In che modo l’architettura può contribuire a ripensare la convivenza tra esseri umani, animali e piante in un mondo sempre più urbanizzato? La mostra ospitata dal LUCA – Luxembourg Center for Architecture esplora questa domanda attraverso una selezione di progetti europei che propongono soluzioni per una coabitazione multispecie nello spazio urbano. Suddivisa in tre sezioni tematiche, l’esposizione analizza i “confini vivi” della città — soglie spaziali, superfici porose, suoli continui e pratiche critiche capaci di mediare tra specie diverse. Realizzata in collaborazione con LUGA – Luxembourg Urban Garden, la rassegna si concentra sugli spazi residuali e sugli incontri imprevisti che avvengono nei margini urbani, proponendo nuove prospettive su come il progetto possa includere altre forme di vita come parte attiva del sistema città. Tra gli autori invitati vi sono ChartierDalix, Studio Ossidiana, Superstudio, Gruppo 9999 e Husos Arquitecturas. L’iniziativa è accompagnata da visite guidate, workshop e incontri pubblici che rafforzano il legame tra architettura, ecologia e cittadinanza.
Lisières vivantes. Vers une architecture de la cohabitation / Living Thresholds: Towards Cohabitation in Architectural Design
fino al 31 ottobre 2025
LUCA – Luxembourg Center for Architecture, rue de la Tour Jacob 1, Lussemburgo
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E2A architects. Myšlenka a skutečnost / Idea and Reality.
ČESKÉ BUDĚJOVICE
Vent’anni di attività dello studio E2A
La mostra dedicata allo studio di architettura svizzero E2A, fondato dai fratelli Piet e Wim Eckert, propone un viaggio attraverso oltre vent’anni di attività progettuale, affrontando il rapporto tra aspirazione e realizzazione, concetto e costruzione. Attraverso una selezione di circa 280 disegni in bianco e nero, l’allestimento mette in scena l’architettura nel suo stato “liminale” (dal latino limen, soglia), un momento di transizione tra formulazione teorica e attuazione concreta. I progetti esposti, sviluppati tra il 2001 e il 2025, spaziano da interventi abitativi e scolastici a edifici pubblici, infrastrutture urbane e programmi di densificazione, tra cui la sede della Heinrich Böll Stiftung a Berlino, il taz building e il masterplan WankdorfCity3 a Berna. La rassegna, curata da Michal Škoda, restituisce la ricerca di E2A per un’architettura essenziale e strategica, capace di confrontarsi con la complessità urbana e le sfide ambientali del nostro tempo.
E2A architects – Myšlenka a skutečnost / Idea and Reality
fino al 7 settembre 2025
Galerie současného umění a architektury. Dům umění / House of Art
Náměsti Přemysla Otakara II. 38, České Budějovice, Repubblica Ceca
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Heinrich Kulka, Semler Residence, Plzeň, 1933-35. ©Gallery of West Bohemia in Pilsen.
VIENNA
Heinrich Kulka, l’allievo di Loos, e il Raumplan
Allievo, collaboratore e successore di Adolf Loos, Heinrich Kulka fu una figura centrale nella definizione del cosiddetto Raumplan, il piano spaziale come strumento progettuale. Nato a Litovel, in Moravia, studiò a Vienna e affiancò Loos fin dagli anni Venti, contribuendo in modo decisivo ai suoi progetti. La mostra al Ringturm, basata su ricerche d’archivio e materiali in parte inediti, restituisce il contributo teorico e pratico di Kulka all’evoluzione del linguaggio modernista, mettendo in luce sia la sua vicinanza a Loos sia l’autonomia espressa nei progetti realizzati in Boemia tra il 1930 e il 1938. Tra questi spiccano la Kantor House a Jablonec nad Nisou e la Semler Residence a Plzeň, entrambe caratterizzate da articolazioni spaziali complesse, finiture curate e un raffinato equilibrio tra rigore funzionale ed eleganza borghese. Dopo l’annessione nazista, Kulka lasciò Vienna e si trasferì infine in Nuova Zelanda, dove concluse la propria carriera. La mostra, curata da Adolph Stiller, invita a riscoprire una figura chiave dell’architettura mitteleuropea del XX secolo.
Heinrich Kulka (1900-1971)
Loos-Schüler und Nachfolger / The Spatial Plan as a Design Method
fino al 7 novembre 2025
Ringturm Exhibition Centre, Schottenring 30, Vienna, Austria
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Schutzdamm und Speichersee, Axamer Lizum. Photo: ©Günter Richard Wett.
INNSBRUCK
Per un turismo più sostenibile
Frutto di un ampio lavoro curatoriale dell’Architekturzentrum Wien, l’esposizione affronta il fenomeno del turismo contemporaneo articolandolo in otto sezioni tematiche, con l’obiettivo di comprenderne gli impatti e immaginare nuove forme di ospitalità. Attraverso mappe, grafici, visualizzazioni e oltre 30 casi studio, Über Tourismus esplora temi come l’overtourism urbano, la pressione immobiliare in aree alpine, l’evoluzione delle tipologie ricettive, la privatizzazione del paesaggio e gli effetti del cambiamento climatico sulle destinazioni europee. Le sezioni tematiche, tra cui Kalte Betten, Teile deine Stadt e Der Elefant im Raum, sollevano domande cruciali su come trasformare un turismo che consuma in un turismo che rigenera, e sul ruolo che architettura e pianificazione possono svolgere in questo processo. Completano il percorso una selezione di strategie internazionali da Bhutan, Ecuador, Sudtirolo, Austria e Francia, e progetti che mostrano un approccio diverso al paesaggio, alla mobilità e alla coesistenza con le comunità locali. La mostra è accompagnata da una pubblicazione di 400 pagine.
Über Tourismus / Toourism
analysen, szenarien und alternative strategien
fino al 18 ottobre 2025
aut. architektur und tirol, Lois Welzenbacher Platz 1, Innsbruck, Austria
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La Grande-Motte, Frankreich. ©Office de Tourisme Grande-Motte – CRTL Occitanie, Foto: C. Baudot.
Come promesso, vi segnaliamo anche alcune esposizioni e iniziative già presentate su weArch che, a nostro avviso, meritano comunque una visita.
In Italia, ricordiamo: la 19. Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale di Venezia, aperta fino al 23 novembre 2025; le diverse esposizioni attualmente in corso al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, che animano l’estate romana, tra cui Stadi. Architettura e mito, Stop Drawing. Architettura oltre il disegno e Nacho Carbonell. Memory, in practice; la 24ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano, dal titolo Inequalities; e Vincenzo Latina. Una costellazione in terra. Il memoriale delle vittime del naufragio del 3 ottobre 2013 a Lampedusa, visitabile fino al 21 settembre presso il Museo Nazionale di Ravenna.
All’estero meritano una tappa la rassegna Richard Rogers: Talking Buildings, al Sir John Soane’s Museum di Londra, aperta fino al 21 settembre, e, già che vi trovate in città, A Capsule in Time, il Serpentine Pavilion 2025 progettato dall’architetta bangladese Marina Tabassum, visitabile fino al 26 ottobre. Infine, per uno sguardo sui nuovi orientamenti dell’architettura giapponese, segnaliamo Make Do with Now, al Teatro dell’architettura Mendrisio, aperta fino al 5 ottobre 2025.
Se vi fa piacere, potete segnalarci quali mostre avete visitato o quali vi hanno colpito di più – magari si tratta di una rassegna non inclusa nel nostro elenco. Saremo lieti di leggere le vostre impressioni.








































