“Cul-de-Sac”

È un progetto nato osservando gli spazi generati dalle vie senza uscita, spesso frutto di un cortocircuito progettuale, di un vuoto legislativo, di un’apertura improvvisa nel tessuto urbano per un evento non pianificato (un bombardamento, una concessione edilizia bloccata, un abuso…) o semplicemente di una circolazione non ancora definitiva in quartieri in costruzione.

Filippo Poli, dalla serie “Cul-de-Sac”, Milano.

La storia del cul-de-sac nel disegno delle città è antica, mappe che documentano questo tipo di forma urbana risalgono almeno all’epoca dell’antico Egitto. In epoca medioevale i vicoli ciechi erano spesso utilizzati come strategia di difesa: un intricato sistema di strade e passaggi faceva cadere il nemico in uno spazio in cui non aveva possibilità di fuga e poteva essere facilmente catturato.
In Inghilterra, in epoca più recente, la Public Health Act del 1875, per migliorare le condizioni di vita ed evitare la costruzione di edifici ammassati con rapporti aeroilluminanti insufficienti, ne proibiva l’uso.

Filippo Poli, dalla serie “Cul-de-Sac”, Milano.

Più tardi invece, con l’intensificarsi del traffico, questo sistema di pianificazione tornò in auge per allontanare le auto dalle zone residenziali e creare spazi più tranquilli e vivibili, scelta questa che tuttavia è stata spesso criticata per l’aumento della microcriminalità a causa del minor passaggio di persone.
Sicuramente questi luoghi che sembrano insignificanti raccontano molto della storia di una città e del suo processo di crescita ma giacciono, dimenticati, nelle mappe mentali dei suoi abitanti.

Filippo Poli, dalla serie “Cul-de-Sac”, Milano.

In questi punti poco transitati e conosciuti, non interessanti commercialmente e considerati spazi di risulta, ho ritrovato una scala, delle proporzioni e delle caratteristiche specifiche, di cui ho cercato di dare una rappresentazione visiva e una mappatura, in attesa che qualcuno ne possa dare una lettura storica e urbanistica.

Filippo Poli, dalla serie “Cul-de-Sac”, Milano.

Il progetto, in progress, è cominciato qualche anno fa nella mia città d’origine, Milano, con un lungo lavoro di localizzazione e sopralluogo svolto in collaborazione con Marco Poli. Lo stesso metodo di ricerca è ora applicato anche in altre località.